#05 – L’espressione “pulizia etnica” della Palestina è stata coniata da alcuni storici filopalestinesi – FALSO!

 

gazapulizia

 

Il 2 novembre, cioè quasi un mese prima che venisse adottata la Risoluzione dell’ONU, in un ambito diverso, l’Esecutivo dell’Agenzia ebraica, Ben Gurion per la prima volta spiegò nei dettagli e nei termini più chiari possibili che la pulizia etnica costituiva il mezzo alternativo o complementare per assicurarsi che il nuovo Stato fosse esclusivamente ebraico. I palestinesi all’interno dello Stato ebraico, disse ai presenti, potevano diventare una quinta colonna, e in questo caso potevano “essere arrestati in massa o espulsi; è preferibile espellerli”. 1

 

“Non basta”, esclamò Yossef Weitz quando la Consulta si riunì mercoledì 31 dicembre 1947, poche ore prima del massacro di Balad al-Shaykh. E propose ora apertamente ciò che aveva scritto in privato, nel suo diario, già agli inizi degli anni Quaranta: ”Non è giunta l’ora di liberarcene (dei Palestinesi, N.d.R.)? Perché continuare a tenere tra di noi quelle spine nel fianco se costituiscono una minaccia?” 2

 

Si presentò subito a Weitz l’opportunità di esporre le proprie idee non appena quel primo mercoledì di gennaio diventò un lungo seminario e i partecipanti si trasferirono nella vicina residenza di Ben Gurion, il quale propose di prolungare l’incontro perché aveva intuito che si stava presentando l’occasione per avverare il suo sogno di una Grande Israele. Questo è l’unico incontro della Consulta per il quale abbiamo un protocollo, che fu ritrovato negli archivi dell’Haganà. Weitz aveva preparato un promemoria per questo Lungo Seminario, indirizzato personalmente a Ben Gurion, nel quale sollecitava il leader ad appoggiare i suoi piani per il trasferimento della popolazione palestinese fuori dalle aree che volevano occupare gli ebrei, e a fare queste azioni il “pilastro della politica sionista”.

I funzionari ONU avevano cominciato a capire che la risoluzione di pace adottata dall’ONU non lo era affatto, al contrario favoriva la guerra – e lo avevano capito anche i funzionari britannici e i diplomatici americani. E’ vero che la presenza dell’ALA (l’esercito di liberazione arabo) serviva a scoraggiare azioni da parte dei palestinesi e posticipava un’invasione generale araba di qualche importanza, tuttavia restava il pericolo di un cambiamento nelle politiche delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti, e Ben Gurion era convinto che metterli di fronte ai fatti compiuti era il modo migliore per impedire un cambiamento di politica.

Dopo il Lungo Seminario le operazioni militari ebraiche cominciarono sistematicamente ad andare oltre le rappresaglie e le azioni punitive, arrivando a essere iniziative di pulizia all’interno dell’area designata dall’ONU per lo Stato ebraico. La parola tihur, ‘pulizia’, venne usata con parsimonia nelle riunioni della Consulta, ma appare in ogni ordine dato dall’Alto Comando alle unità sul terreno. In ebraico ha lo stesso significato che in ogni altra lingua: l’espulsione di intere popolazioni dai loro villaggi e dalle loro città.

Dopo la dichiarazione dello Stato ebraico la sera del 14 maggio, le unità sul campo ricevettero ordini dall’alto che facevano uso esplicito e frequente di questo termine. Era proprio questa l’espressione usata dall’Alto Comando per galvanizzare i soldati israeliani prima di mandarli a distruggere la campagna palestinese e le zone urbane.

Quando l’11 maggio Ben Gurion convocò la Consulta, chiese ai colleghi di valutare le possibili implicazioni di una futura campagna più aggressiva in Giordania. Lo scopo di quell’incontro venne da lui riportato in una lettera ai comandanti dell’Haganà, in cui diceva che le intenzioni belliche della Legione non dovevano distrarre le truppe dai compiti principali: “la pulizia della Palestina rimane l’obiettivo principale del Piano Dalet”, (utilizzò il sostantivo bi’ur, che può significare ‘pulire il lievito’ nella Pasqua ebraica, oppure ‘sradicare’, ‘eliminare’ 3).

Ora le brigate ricevevano ordini più espliciti delle vaghe istruzioni orali che circolavano in precedenza. Il destino di un villaggio veniva deciso quando l’ordine indicava le-taher, cioè ‘pulire’, lasciando le case intatte ma espellendo le persone, oppure le-hashmid, ‘distruggere’, cioè far saltare in aria le case dopo aver cacciato fuori gli abitanti e mettere mine tra le macerie in modo da impedire il ritorno.

Alla fine di maggio del 1948, la pulizia etnica della Palestina, stava procedendo secondo i piani. Il 24 maggio, dopo un incontro con i suoi consiglieri, Ben Gurion annota nel suo diario con toni trionfalistici e più che mai assetato di potere:

 

“Noi fonderemo uno Stato cristiano in Libano, il cui confine meridionale sarà il fiume Litani. Piegheremo la Transgiordania, bombarderemo Amman e distruggeremo il suo esercito, e allora la Siria cadrà, e se, ciononostante, l’Egitto continuerà a combattere, bombarderemo Porto Said, Alessandra e il Cairo. Questa sarà la nostra vendetta per quello che loro (gli Egiziani, gli Aramei e gli Assiri) fecero ai nostri antenati ai tempi della Bibbia. 4”

 

Quello stesso giorno, l’esercito israeliano aveva ricevuto dal blocco comunista orientale un grosso carico di cannoni nuovi e moderni, calibro 0,45. Ora Israele possedeva un’artiglieria senza pari non solo rispetto alle truppe arabe che si trovavano in Palestina, ma anche in confronto a tutti gli eserciti arabi messi insieme.

Con evidente soddisfazione Ben Gurion il 5 giugno 1948 annotò sul suo diario: “Oggi abbiamo occupato Yibneh (non vi è stata nessuna vera resistenza) e Qaqun. Qui l’operazione di pulizia (tihur) continua; non ho notizie degli altri fronti”. In effetti, alla fine di maggio il suo diario rivelava un rinnovato interesse per la pulizia etnica. Con l’aiuto di Yossef Weitz, compilò una lista di nomi dei villaggi conquistati, l’estensione del loro territorio e il numero di persone espulse, che annotava minuziosamente sul suo diario. Il suo linguaggio ha ora abbandonato la prudenza: ”Questa è la lista dei villaggi occupati ed evacuati (mefunim)”.

Abbiamo già trovato tihur e biur, e ora per il plotone D della brigata Alexandroni l’ordine era di ‘fare piazza pulita’ (nikkuy 5), tutti termini che coincidono con le definizioni internazionalmente accettate di pulizia etnica.

 

1 Archivi sionisti centrali, protocollo 45/1, 2 novembre 1947

2 Diario di Ben Gurion, 31 dicembre 1947

3 Diario di Ben Gurion, 11 maggio 1947

4 Diario di Ben Guriom, 24 maggio 1948

5 Archivi dell’IDF, 49/6127, doc. 117, 3 giugno 1948

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...