Quello che penso su ciò che è stato detto e scritto su ‘La grande bellezza’ di Paolo Sorrentino

Testo di: Lucia Senesi

Mancano poche ore all’assegnazione della Palma d’oro e tutti si sono espressi sull’unico film italiano presente in concorso a Cannes. Dai giornalisti agli opinionisti, dagli addetti ai lavori ai cinefili, dai produttori ai distributori passando per gli attori che c’erano a quelli che non c’erano e volevano esserci. E così in Italia tutti si trasformano in registi per un giorno: ‘Quella scena poteva girarla in modo diverso’, ‘Il problema non è tanto che manchi la trama, quanto l’assenza di linguaggio’, ‘Nel film c’era un attore di troppo ed era la telecamera’, ‘Sorrentino scrive le epigrafe ai film come al liceo scrivevamo le frasette nel diario’ (Quest’ultima mi rifiuto persino di commentarla)… Parliamo un po’, e cerchiamo di farlo concretamente, di questi ‘errori’ del film:

. LA TRAMA: Un film, fino a prova contraria e prima di tutto, dovrebbe essere un’opera d’arte. Ora ‘chi’ può dirsi in grado di tracciare e ‘come’ i confini entro i quali un artista è libero di muoversi? E soprattutto un artista è tenuto a prendere in considerazione le ragioni e le volontà dello spettatore? Esiste una legge (intendo una legge non legata all’aspetto commerciale) che leghi indissolubilmente un lavoro artistico al pubblico che ‘dovrebbe’ (forse sarebbe più adeguato dire ‘vorrebbe’) fruirne? Il problema della trama i giornalisti italiani lo avevano già affrontato con ‘The tree of life’ di Terrence Malick. Se adesso ci guardiamo tutti in faccia senza prenderci in giro, sappiamo bene che se quel film fosse stato girato da un regista italiano sarebbe stato messo alla gogna e pubblicamente giudicato (come e peggio di Sorrentino). I produttori sarebbero stati prontissimi ad interdirlo per sempre dall’ingresso nelle sale cinematografiche, e poi senza batter ciglio avrebbero cambiato idea al primo sentore di consenso da parte delle giurie internazionali. Ma va bene così. Quando uno spettatore va a vedere un lavoro autoriale deve prima di tutto rispettare il punto di vista dell’autore stesso, salvo poi, per carità, il diritto di non condividerlo e prenderne le distanze. Ma mai e in nessun caso lo spettatore, il critico, il giornalista, l’opinionista si trova nelle condizioni di poter condannare o assolvere. Tanto più che nel caso specifico non lo fa l’autore. Lo hanno definito ‘pretenzioso e ambizioso’, alcuni con valenza negativa, altri più visionari di questi, addirittura hanno fatto passare le due terminologie come complimenti. Che dire. Ambiziose e pretenziose a me sono parse più le critiche rispetto al film. Io l’ho trovato onesto, sincero, diretto. E’ un film che non vuole arruffianarsi nessuno, l’autore non si auto compiace, non cerca comprensione, al limite spera in un perdono a cui non crede neanche fin troppo. E ancora: non si guarda un film d’autore per la trama così come non si legge Proust per sapere come va a finire il libro. Chi ha questa esigenza, infatti, guarda o legge thriller, e con ragione.

. IL LINGUAGGIO: Dovrei copiare parola per parola ciò che ho già detto circa la trama. Richiedere ad un autore di scegliere un linguaggio dichiaratamente preesistente è come chiedere a un cuoco che si è inventato un nuovo dolce (sembra che anch’io sia stata travolta da questa mania di parlare sempre di cibo, aiuto.) come mai non abbia servito del tiramisù, che è evidente, è un ottimo dessert! L’autore sceglie e inventa il suo linguaggio, da che mondo è mondo. Nessuno si è sognato di dire a Picasso: ‘Ehi, che stai facendo? Guarda che la pittura è quello che hanno fatto Michelangelo e Raffaello… quello che fai tu, al limite, sono disegni per ragazzi!’

. L’UTILIZZO DELLA TELECAMERA: Domanda: cosa fa un regista? Risposta: sceglie la messa in scena e i movimenti di camera. Non credo che ci sia troppo altro da dire. Forse una cosa sì. E la dico per chi vuole fare questo mestiere, quindi a me stessa per prima. Paolo Sorrentino fa il regista ed è un regista, lo è sul serio. Festival internazionali lo invitano e conferiscono ampi riconoscimenti ai suoi lavori. Noi, appunto, andiamo a vederlo al cinema. Questo rapporto cerchiamo di non dimenticarlo mai, non è una differenza da poco. Lo accusiamo di presunzione? Noi non siamo certo esempi di umiltà, a quanto pare. Possiamo cercare tutte le scusanti del caso: il nostro Paese è in crisi, i soldi non ci sono, i raccomandati vanno avanti. Ora invece ecco l’unica verità: NON SIAMO ABBASTANZA BRAVI. Non siamo abbastanza bravi e invece lui lo è. Proviamo a dirlo ad alta voce, non c’è nulla di male. L’ammirazione è un sentimento stupendo ed è l’opposto dell’invidia. Invece di sparlare dei film altrui proviamo a fare dei buoni film noi. Svegliamoci al mattino e diciamo: ‘Voglio fare un bel film anch’io!’ Proviamo a dirlo ad alta voce, ci farà sentire meglio.

Questa tendenza allo snobismo, in Italia, sembra ormai un male insuperabile da cui nessuno si salva. Ho letto critiche straniere, non tutte hanno gridato al capolavoro, è vero. Ma quanto rispetto, quali toni proporzionati alla critica che stavano muovendo. Come mai in Italia ci ritroviamo irrimediabilmente di fronte a questa totale assenza di misura? Come mai dietro a ogni parola si sente quel tono di arroganza, di frustrazione, di malevolenza? Come mai questo voler a tutti i costi affossare o esaltare? Questo per dire che se non mi sono piaciute le critiche negative, ho trovato addirittura allarmanti quelle che sono state scritte a favore. Non si capisce perché non siamo in grado di parlare con gioia di qualcosa senza denigrarne un’altra, non si riesce a fare i complimenti ad un bravo attore senza accusarne un altro di incapacità. Non si può apprezzare un regista senza distruggerne artisticamente un altro. Proust (anche io, come Sorrentino, mi sento di scomodarlo) per descrivere il periodo adolescenziale utilizza la formula ‘Circondati sempre da mostri e da dei non si conosce mai la calma’. E’ questo che siamo diventati? Una generazione di eterni adolescenti che trova idoli da glorificare o mostri cattivi da cacciare via? Se così sembra, allora, ha vinto Sorrentino, in ogni caso.

Fra poche ore verrà assegnata la palma d’oro. Io tifo per Paolo Sorrentino e per ‘La grande bellezza’. Perché è un film che ci rappresenta tutti. Perché credo nell’evoluzione che questo Paese può ottenere, a patto che voglia e la smetta di piangersi addosso. Perché ho pianto e ho riso per ragioni, è vero, del tutto personali, ma che valgono il sospetto che possano essere condivise anche da altri.

Sorrentino-Bigazzi
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...