Pier Paolo Pasolini, Teorema

Testo di: Daniele Cardinali

Facciamo conto di essere in un eterno e informale Hic et Nunc (per la gioia dei grandi ammiratori de Il gabbiano Jonathan Livingston), di abbandonare ogni limite temporale ed ogni pregiudizio. Queste sono le prerogative per addentrarsi e trovare la propria sfumatura in una narrazione “fotonica”, come quella pasoliniana di “Teorema”.

Teorema_-_Pasolini

La storia verte sull’impietosa descrizione dei comportamenti e dei conflitti in una sontuosa dimora borghese, situata nella periferia e lontana dai frenetici quartieri residenziali milanesi. Un disagio collettivo dovuto all’inadeguatezza, che sfocia tra i componenti di una famiglia altolocata, è alla base di tutto. Da quanto si può apprendere dai “dati” la nostra storia si incentra su una famiglia piccolo borghese in senso ideologico, non in senso economico. Il racconto consiste in un esercizio descrittivo quasi post-verista, dove –con l’abilità d’un Verga- Pasolini seziona e analizza (mettendo in mostra l’estremismo dell’ipocrisia della morale piccolo borghese) ogni carattere genealogico ed ogni componente passionale dei singoli attori.

Certezze, pudori e valori consolidati, simboli della nobiltà e della purezza della classe sociale vengono demoliti con abilità da un infinito nascosto di perversioni. La sicurezza di una famiglia borghese apparentemente serena –ma in realtà in piena crisi-, è smontata dalla presenza di un giovane ospite, frutto di perverse tentazioni.

Nell’assenza di un tempo e di un ordine preciso delle relazioni, tutti gli attori nella dimora cedono alla corte invisibile del ragazzo, che assume il volto di un inconsapevole adescatore dai caratteri paterni e affettuosi. Come in un teorema che si costruisce col lento aggiungersi di personaggi e il divenire delle vicende, nel racconto, il sacro, l’irruzione di un senso religioso morale è alternato dal profano alimentato dalla presenza del giovane ospite sensuale.

Senza alcuna ombra di dubbio, il libro si allontana dalla classica e popolare narrativa dell’autore, nota a tutti con “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”, avvicinandosi sempre di più ad una ricerca della completezza dell’arte nell’anomalo e nel perverso. Con dettagli talvolta osceni e macabri, la descrizione assume un carattere grottesco e un esibizionismo (simbolo di un anticonformismo spontaneo, sincero e libero) necessario a troncare qualsiasi relazione con un mondo convenzionale e pericoloso. Per la crudeltà e il surrealismo aspro (ma pur sempre utile a una critica più che mirata) “Teorema” è il preambolo di un concetto di arte estrema e violenta –dall’ impeto osceno- che verrà terminato con “Salò o le 120 giornate di Sodoma”.

Rielaborazione letteraria della versione cinematografica uscita nel fatidico 1968, “Teorema” è uno scritto provocatorio e profetico –inframmezzato da interventi poetici- atto a rappresentare una visione sacrale e simbolica della realtà moderna, ennesima testimonianza dell’attualissimo Pasolini.

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