Cercavo uomini grandi e trovai soltanto le scimmie del loro ideale

Testo di: Lucia Senesi

E’ ufficiale: sto invecchiando. Quando inizi a scrivere nella prima e nell’ultima pagina dei libri, date e luoghi perché temi di non ricordarli, significa che stai invecchiando; quando pensi in senso proustiano: chissà se fra vent’anni mi ricorderò che mentre leggevo questa pagina stavo mangiando un passato di verdure, rigorosamente verde, e per questo la mia sottolineatura sembra una riga tracciata da un bambino di tre anni, significa che stai invecchiando; quando ti terrorizza anche solo una bozza d’idea che un giorno, quando non ci sarai più, i tuoi figli prenderanno tutti i tuoi bei libri e li sistemeranno sistematicamente di fronte al primo cassonetto dell’immondizia per far spazio alle loro nuove valige di Prada, rassegnati: stai invecchiando.

Detto ciò, posto che non ve ne possa fregare di meno delle mie crisi da quasi trentenne, veniamo all’argomento di oggi. Anche se questa storia dell’associazione di una pagina al passato di verdure proprio non mi va giù, tutta colpa di Proust!

In ogni caso oggi parliamo di Nietzsche e sarà bene dire perché. Quando ho consigliato i libri da regalare a Natale, mi sono automaticamente preclusa la possibilità di regalarli io, mi sembra ovvio, mica potevo essere tanto banale. Dunque il problema che si è spalancato al mio orizzonte era il seguente: cosa regalare alla mia coinquilina? Lei, sia detto per inciso, ha risolto con un libro di Civati; e le vale un plauso, perché si sa, vivere con me nelle settimane precedenti alle primarie del PD non è impresa facile, e lei è sopravvissuta, spero con non troppi traumi.

Ma io dovevo farmi perdonare… ecco allora che ho avuto l’idea: Nietzsche! C’è questo libro: Crepuscolo degli idoli / ovvero / Come si filosofa con il martello. L’ho letto al liceo. E qui ci starebbe la battuta di Mia Farrow in Manhattan Oh, really? Somewhere Nabokov is smiling, if you know what I mean. Che poi gli italiani hanno impropriamente tradotto con Sembra talmente lontano il liceo! Ma lasciamo perdere, che di questi tempi citare la Farrow e Allen potrebbe essere indelicato…

Il liceo, dicevamo. Io ero così. Mentre tutti i miei amici andavano matti per il celebre postulato kantiano La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me, io la trovavo di una noia mortale; io ero interessata agli spiriti avvincenti: impazzivo per Nietzsche, facevo colazione con Hegel; e non lo dico in senso figurato: a sedici anni mi sono letta tutta la Fenomenologia dello Spirito. Per dire… Che poi, visto in modo retrospettivo, se tutti davvero si ispirassero alla frase di Kant, siamo veramente certi che il mondo sarebbe quello che è? Lascio a voi la risposta.

Neanche a dirlo, regalando a lei il libro, mi è venuta voglia di riaprire il mio. Primo di tutto l’imbarazzo dei miei appunti, che figurano più o meno così: Amore: Spiritualizzazione della sensualità. v/s Morale indiana. v/s Moralisti. v/s Scienza. Cultura v/s Politica (“Caro Nietzsche!” aggiunta oggi). v/s Reich. v/s Scuola superiore tedesca. v/s Kant eccetera eccetera… E ho anche pensato che nella mia ingenuità, una cosa del libro l’avevo certamente recepita: v/s! Eh sì, perché Nietzsche è così: un v/s contro tutti. Come puoi non amarlo a sedici anni?

“Parla il deluso. Cercavo uomini grandi e trovai soltanto le scimmie del loro ideale.”

 nietzsche

Come detto, Nietzsche prende tutti gli idoli e li distrugge senza pietà alcuna. “Che i Tedeschi abbiano anche solo sopportato i loro filosofi, soprattutto il più deforme tra gli zoppi del concetto che sia mai esistito, il grande Kant (o il cant come carattere intelligibile), dà della grazia tedesca una non piccola idea.”

E poi passa al mio caro Hegel, che secondo lui va a braccetto con Schopenhauer, smentito, sempre a detta sua, dal ‘divino Platone’. C’è un altro libro che mi ricorda tanto questo ed è Pantomima per un’altra volta di Céline, che come Nietzsche, se la prende con tutti, persino con Dostoevskij che ringrazia lo zar e la madre Russia per averlo spedito in Siberia! No, il libro non è qui con me, è in Toscana. Il passo ve lo posto un’altra volta, giuro; e comunque di Céline parliamo meglio la prossima settimana, aspettate e vedrete.

Io una volta andavo matta per queste sentenze tagliate con l’accetta, in questo devo dire che la mia natura si è completamente capovolta. Però una cosa la so. Prossimi due libri in lettura: la Fenomenologia (rileggo) e Il mondo come volontà e rappresentazione. Nei prossimi mesi armatevi di pazienza! Vi lascio al buon vecchio Nietzsche, ma non abusate.

“Sulla coscienza intellettuale. – Nulla mi sembra oggi più raro della genuina ipocrisia. Grande è il mio sospetto che a questa pianta non sia confacente l’aria mite della nostra cultura. L’ipocrisia appartiene all’età della fede robusta: quando nemmeno se costretti a mostrare un’altra fede si abbandonava la fede che si aveva. Oggi la si abbandona; o, cosa ancor più consueta, ci si procura anche una seconda fede – in ogni caso si continua a essere rispettabili. Indubbiamente oggidì è possibile una quantità di convinzioni molto più grande di una volta: è possibile, vale a dire è permesso, vale a dire non dannoso. Nasce da ciò la tolleranza verso se stessi. – La tolleranza verso se stessi autorizza molteplici convinzioni: queste giungono persino a convivere pacificamente insieme – si guardano, come tutti oggigiorno, dal compromettersi. Come ci si compromette oggi? Con la coerenza. Con l’andare in linea retta. Con l’essere meno che quintuplici. Con l’essere autentici. . .Grande è il mio timore che l’uomo moderno sia per alcuni vizi semplicemente troppo pigro: sicchè questi addirittura muoiono. Ogni malvagità che è condizionata dal forte volere – e forse non esiste malvagità senza forza volitiva – degenera, nella nostra tiepida atmosfera, in virtù. . . I pochi ipocriti che ho conosciuto imitavano l’ipocrisia: erano, come lo è oggigiorno un uomo su dieci, dei commedianti. –“

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