L’Amore è il problema – Tender is the Night

Testo di: Lucia Senesi

“Sometimes it is harder to deprive oneself of a pain than of a pleasure.”

“A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere.” Tender is the Night (Tenera è la notte) ovvero come innamorarsi in sole quindici pagine di Francis Scott Fitzgerald; o, ancora, come direbbe Nabokov come provare amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista. Insomma fra me e Scott è andata così; anche se per essere più precisi, sarà meglio dire che è andata così da parte mia.

Il reso conto della mia settimana con Fitzgerald (mi spiace a Zelda, l’ho già detto!). Innanzi tutto sarà bene dire che questo libro l’ho letto in lingua originale, perciò per una traduzione certamente più competente della mia vi rimando all’edizione Einaudi; ma vorrei anche invitare i più timidi di voi a tentare lo stesso, non importa se capirete o meno ogni parola, leggere uno scritto nella lingua in cui è stato scritto appunto, è un’esperienza senza eguali; insisto, come insisto quando dico che siamo fortunati ad essere italiani e dunque a leggere Calvino, Pavese, Pasolini e Fenoglio senza passare per quel filtro, seppur studiato e sottile, che è la traduzione. Anche con la migliore traduzione è inevitabile che si perda qualcosa della costruzione del periodo per cui lo scrittore non si è dato pace per mesi, dell’accostamento delle parole che ha scelto con cura e il suono che da esse deriva, della cadenza di un fraseggio che riesce a dar movimento al racconto, in quel modo e solo in quello. Perché checché se ne dica in giro, non è che la sintassi di uno scrittore sia importante, semplicemente: la sintassi di uno scrittore è quello scrittore.

Ma parliamo subito di questi tre personaggi: Rosemary, Dick e Nicole; solo a me la situazione ricorda tanto quella fra Ottilia, Edoardo e Carlotta? Parlo, chiaramente, de Le Affinità elettive (Goethe). Piccola digressione veloce e non noiosa ( soprattutto la seconda, giuro! ): Edoardo e Carlotta sono sposati e l’equilibrio di questa coppia si rompe quando la nipote di Carlotta, Ottilia, si trasferisce nella loro casa e lei ed Edoardo iniziano a provare interesse l’una verso l’altro. Tutto in una frase, ora provate a dire che non sono stata brava! Certo, Goethe si starà rivoltando nella tomba, ma insomma…

Ora prendiamo questi tre personaggi, anzi prendiamoli subito tutti e sei, e vediamo perché ho scritto che l’Amore è il problema. Rosemary (Ottilia) si innamora di Dick (Edoardo) e lui contraccambia questo amore pur essendo sposato con Nicole (Carlotta) e purché ne sia innamorato, intendiamoci. Un minuto prima è tutto chiaro, netto, perfetto, e un minuto dopo ecco sopraggiungere la tragedia che, è inevitabile, si abbatterà su tutti e tre. Perché è questo il problema, che qualunque cosa questi tre personaggi decidano di fare (o di non fare), che qualunque comportamento scelgano di mantenere, questo li porterà inevitabilmente alla sofferenza, e a quella di tutti e tre. Che Rosemary (Ottilia) scelga di seguire ciecamente Amore, o piuttosto di rinunciare per una questione etica, prescindiamo un attimo dall’aspetto religioso, che Dick (Edoardo) faccia altrettanto, che Nicole (Carlotta) voglia o non voglia conoscere la situazione (in fondo non la si conosce sempre?), non è abbastanza; qualunque cosa da questo momento è rottura di un equilibrio, qualunque cosa da questo momento è tragedia. E nessuno di loro tre può farci nulla. Bene, no?

 tenderisthenight

“Mi sono innamorata sulla spiaggia” disse Rosemary

“Di chi?”

“All’inizio di un gruppo di persone che sembravano simpatiche. Poi di un uomo.”

“Gli hai parlato?”

“Giusto un po’. Molto affascinante. Con i capelli rossicci.” Stava mangiando voracemente. “E’ sposato penso, è sempre così.”

Avete letto bene cosa dice? “It’s usually the way” “è sempre così”. Ora salvate in memoria quello che sto per dirvi: quando un personaggio, o un individuo, si carica di un destino che vede solo lui, ecco, quello è l’inizio della fine.

E infatti. Vediamo qualche pagina dopo che succede.

In her mother’s lap Rosemary cried and cried.

“I love him, Mother. I’m desperately in love with him-I never knew I could feel that way about anybody. And he’s married and I like her too-it’s just hopeless. Oh, I love him so!”

“Nel grembo di sua madre Rosemary piangeva e piangeva. “Lo amo, mamma. Sono disperatamente innamorata di lui, non ho mai creduto di potermi sentire così per qualcuno. E lui è sposato e mi piace anche lei, è solo speranza. Oh, io lo amo tanto! ”

Vedete che siamo di fronte a un enorme problema. Infatti il mio titolo è sbagliato. Avrei dovuto scrivere l’Amore è il grosso problema. Dunque lei lo ama, ma lui è sposato e a lei piace anche la moglie di lui. Eccoci qui.

E se è vero come è vero che Rosemary non è Ottilia, chiusa nella gelida solitudine del Sé, come direbbe Rosenzweig, è pur vero che le analogie fra le due non sono poche e non riguardano soltanto la questione anagrafica (cioè il fatto di essere più giovani rispetto alla coppia a cui si relazionano). Ottilia sola e in silenzio ha un unico sfogo: il proprio diario. Rosemary vive in simbiosi con una madre che piuttosto che metterla in guardia, la sprona a portare avanti quel suo interesse (gli anni venti, del resto, sono stati un’epoca d’avanguardia anche per quanto riguarda i sentimenti). Rosemary sceglie, sceglie di seguire Amore; Ottilia invece non sceglie mai. Ma sentiamo che ne pensa Julian Schmidt: “Non ci sarebbe nulla da dire se la passione fosse più forte della coscienza, ma come si spiega questo silenzio della coscienza?… Ottilia commette una colpa, e la sentirà più tardi profondamente, più profondamente del necessario; ma come mai non la sente prima? Come è possibile che un’anima così bennata e ben educata come quella di Ottilia, non senta che col suo modo di comportarsi con Edoardo commette un torto verso la sua benefattrice Carlotta?” E si potrebbe andare anche oltre e, per esempio, chiedersi: come è possibile che un’anima così bennata e ben educata come quella di Ottilia, non senta che il suo modo di comportarsi verso un altro essere umano, a prescindere da chi sia quest’altro essere umano, è sbagliato? Ma non guardate me in cerca di risposta, che ve lo dico subito, io non ce l’ho.

E vi dico subito anche un’altra cosa: secondo me, Fitzgerald Le Affinità Elettive l’aveva letto. Magari mi sbaglio, ma a un certo punto del romanzo un personaggio cita Goethe. E voi mi direte, ma nel libro di Goethe si parlava di un quartetto in realtà, c’era anche il Capitano… e qui il quarto elemento arriva, state tranquilli, anche se farà sentire il suo peso soprattutto nella parte finale. Com’era quella storia degli ultimi che saranno i primi? Ma io non sono una grande fan delle trame, lo sapete. E di certo non sono una fan del rovinare al lettore il piacere di scoprirla da sé, la trama.

Ma torniamo alla nostra Rosemary, che certamente è più sveglia e più moderna della povera Ottilia; senza neanche pensarci troppo (siamo ancora a pagina 43!) coglie la prima occasione per dire a Dick: “I fell in love with you the first time I saw you.’ cioè “Mi sono innamorata di te la prima volta che ti ho visto.” Ecco direi decisamente, molto decisamente più sveglia della povera Ottilia. Ma, e qui arriva il punto interessante, leggete bene voi amiche, che tanto gli uomini il proprio modus agendi lo conoscono già, secondo voi lui cosa risponde? Guarda, non so se ti sei accorta ma sono sposato? O piuttosto l’opposto: Sì, anch’io mi sono innamorato di te, e ora che facciamo? Ma neanche per niente, care mie! Neanche per niente! Lui le risponde, e debbo dire che qui Fitzgerald mostra proprio la nuda e cruda natura maschile (è inutile che voi maschietti che state leggendo vi vogliate tirare fuori perché, state tranquilli, siete dentro), insomma lui le risponde: “New friends can often have a better time together than old friends.” “Spesso con i nuovi amici ci si diverte di più che con quelli vecchi.” Avete capito? Praticamente non le ha detto niente! E certamente con questa frasetta ad effetto non si è tirato indietro. Poi ditemi se Fitzgerald non è considerabile un genio.

Dunque qualche capitolo dopo ci ritroviamo nuovamente nella medesima situazione, e stavolta Dick, miracolo!, si espone e le dice “So many people are going to love you and it might be nice too meet your first love all intact, emotionally too. That’s an old-fashioned idea, isn’t it?” Come avrete già capito, amiche, questo Dick è un uomo dalle frasi fatali; vi do un unico consiglio: quando incontrate uomini dalle frasi fatali, scappate a gambe levate! Comunque le dice “Tanta gente si innamorerà di te e sarà bello incontrare il tuo primo amore tutta intatta, anche emotivamente. E’ un’idea antiquata, non è vero?” Molto antiquata e molto di riguardo, devo dire. Magari, se si fosse anche ricordato di non baciarla, prima, sarebbe stato meglio!

Ma ora amiche e amici, torno a rivolgermi anche ai maschietti altrimenti si sentono esclusi, basta scherzare, adesso mi faccio seria che il momento di ridere è finito. Infatti ci ritroviamo subito dal Dick che ricordava a Rosemary di essere innamorato della moglie Nicole, al Dick che dice (sempre a Rosemary): “I’m afraid I’m in love with you, and that’s not the best thing that could happen.” “Temo di essere innamorato di te, e non è la miglior cosa che potesse succedere.” Ah, questo di sicuro, caro Dick! Ma avevo detto che la facevo finita di commentare. E infatti la smetto subito.

E per una relazione che nasce, neanche a dirlo, un’altra muore, anche se apparentemente resta in vita. Nicole, che non si capisce bene se sa, se non sa, se finge di non sapere, frequenta serenamente Rosemary e le due vanno addirittura a fare shopping insieme (cioè, praticamente, il sogno di Federico Fellini! Avete visto Otto e Mezzo, vero?); salvo, più avanti, che Nicole, con lo stesso spirito del novello segretario del PD chieda “Rosemary who?” “Rosemary chi?” E’ proprio vero che a volte non si vede più la linea di confine tra il tragico e l’umoristico.

Anche se qui, ho paura, che da ridere ci sia rimasto ben poco, perché le relazioni morte si può provare a rianimarle, ma già si sa come andrà a finire; è che siamo così vigliacchi che ogni volta che una cosa non fila liscia come vorremmo noi, ogni volta che ci manca il coraggio di un’azione, ecco allora che corriamo a rintanarci nel caldo nido dell’abitudine. A un certo punto, infatti, succede qualcosa, e non vi dirò cosa, per cui Rosemary parte e Dick sa che l’unico modo per cercare di trovare nuovamente un equilibrio con Nicole è quello di scacciare al più presto il “fantasma di Rosmary”, anche se per il momento si dichiara incapace di farlo: “Dick would try to banish the ghost of Rosemary before it became walled up with them, but for the moment he had no force to do it. Sometimes it is harder to deprime oneself of a pain than of a pleasure and the memory so possessed him that for the moment there was nothing to do but to pretend. Al momento non c’era niente da fare, c’era rimasto da fingere.

E ora? Direte, dov’è andata Rosemary? Perché? Che farà? Si rincontreranno? Nella vita non lo potremo mai dire, ma trattandosi di un romanzo lo sappiamo con certezza perché come ha scritto Anton Cechov: “Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.”

Ma quello che avviene quando Dick e Rosemary si incontrano di nuovo non sarebbe giusto che ve lo raccontassi, non sarebbe rispettoso verso questa storia. Dirò però che il romanzo inizia in una spiaggia della costa francese e invece loro si rincontrano a Roma. Cinque anni dopo. Come sedimentano i sentimenti, eh!

E vi dirò invece che potrete leggere di un Dick che alloggia all’Hotel Quirinale, che passeggia in Via Nazionale e che legge il Corriere della Sera, e anche che sarà impossibile per voi sentire un’altra volta Fitzgerald tanto vicino come la prima volta che vi imbatterete in quella pagina. E se ora non vi state alzando da quella sedia per precipitarvi in libreria, non fosse altro che per questo, secondo me qualche problema ce l’avete. O forse ce l’ho io, più probabile.

“Things were never the same after Rosemary.” “Le cose non sono state mai più le stesse dopo Rosemary.” Ecco la spaventosa verità che alla fine esce dalla bocca di Nicole, non appena trova il coraggio di ripristinare un vero dialogo con il marito. Ed è proprio ciò che cercavo di dire all’inizio: a un certo punto, per volere di nessuno ma soltanto della vita, un equilibrio si rompe. E contro questa cosa non c’è più niente da fare.

Allora non era vero amore con la moglie Nicole? Oppure è quella per Ottilia ad essere una semplice infatuazione? Ma ne l’uno, ne l’altro. Sarebbe completamente ingiusto dire che Dick non amava Nicole. Dick amava profondamente Nicole, così come Edoardo amava Carlotta e, diciamolo finalmente, Scott amava Zelda e questo libro parla di loro.

Scott-Zelda

E Fitzgerald le regala il momento poetico più alto. (Stavolta scrivo solo la traduzione, perché è lungo).

“Ricordò una volta, che l’erba era umida e Nicole venne da lui di corsa, con le pantofole leggere intrise di rugiada. Gli era salita sulle scarpe stringendosi forte a lui e sollevò il viso, mostrandolo come un libro aperto a una pagina.

-Pensa in questo momento quanto mi ami; – mormorò – Non ti chiedo di amarmi sempre così, ma ti chiedo di ricordare. Nascosta dentro di me ci sarà sempre la persona che sono stasera.”

Una volta, anni e anni fa, prima che avessi letto Goethe, mia zia mi fece vedere un film che mi scioccò. Il film è Falling in Love (Innamorarsi) con Maryl Streep e Robert De Niro, lo avete visto? La Streep e De Niro sono rispettivamente e felicemente sposati (con altri due). Poi, un giorno, per caso, è Natale e sono nella famosa libreria Rizzoli a New York a comprare i regali per i rispettivi compagni. E succede che si scambiano per sbaglio i regali. Poi si incontrano di nuovo in metro e si parlano. E ogni giorno si incontrano in metro e poi si innamorano. E il tradimento non c’entra niente, non è il discorso fisico, non riescono neanche ad andare a letto insieme! Sono innamorati punto e basta. C’è una scena che io non sono mai riuscita a togliermi dalla testa, vado a memoria per raccontarla quindi siate clementi. La Streep è in camera sua, sul letto, sta sfogliando una rivista; e con lei c’è un’amica in piedi che la guarda. E la Streep senza guardare l’amica e continuando a sfogliare la rivista le dice: “No guarda, lo so che mi disapprovi. Mi disapprovo anch’io, che credi? E’ solo che lo amo. E non posso proprio farci niente, è così.”

Dopo il film ero in cucina con mia zia che mi preparava il caffè e io ero profondamente turbata e continuavo a farle delle domande. E mia zia mi disse, non lo scorderò mai – Io sono sposata con tuo zio da trent’anni, abbiamo due figli. Ci amiamo. Ma so perfettamente che domani, magari lui esce per andare al lavoro ed è possibile che incontri un’altra e che se ne innamori. E lo stesso potrebbe succedere a me mentre sto facendo la spesa. Perché la vita è così. –

E io ascoltandola parlare, mi dicevo che mia zia è una delle persone più coraggiose che io conosca, perché vivere con questa consapevolezza mica è come fare una passeggiata.

Quanti poeti, quanti scrittori, quanti filosofi e quanti intellettuali si sono espressi sull’amore! E quante volte ogni volta che li ho letti mi sono detta – sì dev’essere questo. – oppure – ah! È così! – e poi cambiavo idea. Uno solo per me ha detto tutto e l’ha detto in una frase. Sempre lui. Walter Benjamin. Ve la cedo in prestito, fatene buon uso.

“Passione e affetto sono gli elementi di ogni amore apparente, che si distingue dal vero non per difetto del sentimento, ma solo per la sua impotenza.”

Walter Benjamin, Angelus Novus

Ps. Sempre dallo stesso saggio: Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.

Ps.s. Un ringraziamento va ad Alessandro, perché io il libro l’ho ordinato, ma lui non me l’ha fatto pagare.

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