Sapete distinguere Mozart da Wagner? – Come Proust solo Proust

Testo di: Lucia Senesi

Quando Mavi nei nostri video mi prende in giro e racconta che l’unico uomo in grado di farmi ridere, o meglio sorridere, è Marcel Proust, dice cosa buona e giusta. E quando racconta che preferisco stare a leggere Proust che uscire con uomini in carne e ossa, dice cosa buona e giustissima. Ma comunque.

Molto ingiustamente invece quando ci si riferisce a Proust, lo si fa come a uno scrittore angosciante, buio, pessimista; in realtà lui è molto simpatico, ed è anche dotato di quella sottile ironia di cui vi dicevo parlando di Céline. Perché quando Céline scrive “Sempre insieme! …Pensa che bel numero!“ io ci rivedo moltissimo Proust che fa dire a Swann “Gran Dio! ascoltare per quindici giorni Wagner con lei che di Wagner gliene importa quanto a un pesce di una mela; figurarsi che allegria!” Capite bene che se siete me e vi trovate di fronte a una frase così, poi passate il resto della vostra vita ad aspettare che l’autore di quella frase chieda di sposarvi. Ecco perché io non sono normale e perché ho inaugurato la nuova pagina Vivere al rovescio.

mozart proust1 wagner

E se siete curiosi di sapere perché Proust mi fa questo effetto, perché mi costringere a rileggere trenta volte le cose che scrive, sempre con lo stesso sorriso invaghito della prima, allora leggete questo passo (da Sodoma e Gomorra):

Quando una nobildonna di Avranches, che non era in grado di distinguere Mozart da Wagner, diceva davanti a Madame de Cambremer: “Non c’è stata nessuna novità interessante durante il nostro soggiorno a Parigi; siamo stai una volta all’Opéra-Comique, dove davano Pelléas et Mélisande, spaventoso” Madame de Cambremer non soltanto si indignava, ma provava il bisogno di esclamare: “Ma al contrario, è un piccolo capolavoro!” e di “discutere”. (…) amava “scaldarsi il sangue” battendosi per l’arte come altri per la politica. Difendeva Debussy come avrebbe difeso una sua amica di cui si fosse diffamata la condotta. (…)

“Del resto” continuò Madame de Cambremer “ho orrore dei tramonti, sono romantici, fanno melodramma.” (…) “Però”, le dissi intuendo che il solo modo per riabilitare Poussin agli occhi di Madame de Cambremer era quello di informarla che era tornato di moda, “M. Degas sostiene che non conosce niente di più bello dei Poussin di Chantilly.” “Davvero? Non conosco quelli di Chantilly” mi disse Madame de Cambremer, che non voleva avere un parere diverso da Degas, “ma posso parlare di quelli del Louvre, che sono degli orrori.” “Degas ammira enormemente anche quelli.” “Bisognerà che li riveda; tutto questo, nella mia testa, è un po’ lontano nel tempo”, rispose lei dopo un istante e come se il giudizio favorevole che ben presto avrebbe emesso su Poussin dovesse dipendere non dalla notizia che le avevo comunicato, ma dall’esame supplementare, e questa volta definitivo, cui contava di sottoporre i Poussin del Louvre per avere la possibilità di ricredersi. (…)

“Ah! Siete stata in Olanda? Conoscete i Vermeer?” domandò imperiosamente Madame de Cambremer con il tono in cui avrebbe detto: “Conoscete i Guermantes?” perché lo snobismo cambia oggetto ma non accento. Albertine disse di no: credeva fossero persone viventi; ma nessuno se ne accorse. (…)

“(Chopin, N.d.R) Mai mi si farà dire che è un musicista” concludeva Madame Cambremer-Legrandin. Siccome si riteneva “all’avanguardia” e (soltanto in arte) “mai abbastanza a sinistra”, si immaginava non solo che la musica fosse in progresso ma che progredisse in un’unica direzione, e che Debussy fosse in qualche modo un super-Wagner, ancora un po’ più avanti di Wagner. Non si rendeva conto che, se Debussy non era tanto indipendente da Wagner quanto lei stessa avrebbe creduto tra qualche anno, poiché ci si serve comunque delle armi conquistate per affrancarci definitivamente da chi momentaneamente abbiamo sconfitto, egli cercava nel frattempo, dopo la saturazione che si cominciava a provare per opere troppo esaurienti, dove tutto è espresso, di soddisfare un bisogno contrario. (…) Si diceva che a un’epoca di fretta conveniva un’arte concisa, così come si sarebbe detto che la guerra futura non poteva durare più di quindici giorni, o che con l’uso del treno si sarebbero abbandonati quegli angolini cari alle diligenze e che l’automobili pertanto avrebbero riportato in auge. Si raccomandava di non stancare l’attenzione dell’ascoltatore come se non disponessimo di attenzioni diverse, per cui è compito proprio dell’artista stimolare le più nobili. Infatti coloro che sbadigliano di noia dopo dieci righe di un mediocre articolo, sono quelli che ogni anno rifanno il viaggio fino a Bayreuth per ascoltare la Tetralogia. Del resto doveva venire il giorno in cui, per un certo tempo, Debussy sarebbe stato dichiarato inconsistente come Massanet, e i trasalimenti di Mélisande abbassati al livello di quelli di Manon. Perché le teorie e le scuole, come i microbi e i globuli, si divorano tra di loro, e assicurano con la loro lotta la continuità della vita. Ma quel tempo non era ancora venuto. (…)

Mi concessi il piacere di metterla al corrente ma preferii rivolgermi alla suocera, come quando, al biliardo, per colpire una palla si gioca di sponda: le dissi che Chopin, ben lungi dall’essere fuori moda, era il musicista preferito di Debussy. “Toh! è divertente” mi disse sorridendo sottilmente la nuora, come se si fosse trattato di un paradosso buttato là dall’autore di Pelléas. Comunque non c’erano dubbi che d’ora innanzi non avrebbe ascoltato Chopin che con rispetto, anzi con piacere. I suoi occhi brillarono come quelli di Latude nel dramma Latudee ou trentecinq ans de captivite e il suo petto aspirò l’aria di mare con quella dilatazione che Beethoven ha così ben descritto nel Fidelio quando i suoi prigionieri respirano finalmente “quell’aria che vivifica”. Credetti che avrebbe posato sulle mie guancie le sue labbra baffute. “Come, amate Chopin? Ama Chopin, ama Chopin!” esclamò con appassionata voce nasale (…) “Elodie! Elodie! Lui ama Chopin”; i suoi seni si sollevarono e agitò le braccia “Ah! avevo capito perfettamente che eravate un intenditore di musica” esclamò. “Capisco che, artista come siete, lo amiate, è così bello!” E la sua voce era così ciottolosa quasi che, per esprimere il suo entusiasmo per Chopin, imitando Demostene, si fosse riempita la bocca con tutti i sassolini della spiaggia. (…)”

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