Elegie duinesi – Rainer Maria Rilke

Scritto da: Lucia Senesi

“Eppure, dopo lo sgomento
dei primi sguardi, e lo struggersi alla finestra
e la prima passeggiata fianco a fianco, una volta per il
giardino,
amanti, siete amanti ancora? quando vi sollevate
per porvi alla bocca l’un l’altro -: bevanda a bevanda:
o come stranamente bevendo sfuggite a quel bere.

Non vi stupì sulle attiche stele, la discrezione
del gesto umano? E come posa lieve
sulle spalle Amore e Addio, come se fosse
d’altro che da noi? Rammentate le mani,
come posano senza peso, e sì che nei torsi c’è vigore.
Questi maestri della misura sapevano: noi arriviamo fin
qui,
questo è nostro, di toccarci così, più forte
ci gravano gli Dei. Ma è cosa degli Dei.

Lo trovassimo anche noi un umano
puro, contenuto, ristretto, una striscia nostra di terra
feconda
tra fiume e roccia. Perché il nostro cuore ci trascende
ancora, come il loro trascendeva loro. Ma non possiamo
più
perseguirlo in immagini dov’esso si plachi, né
in corpi divini dove, più grande, si moderi.”

 

Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi, Seconda elegia, vv.60/80

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