Gli addetti ai lavori s’indignano contro il popolo indignato per il film con cui, secondo loro, Sorrentino s’indigna

Testo di: Lucia Senesi

Sembra un rompicapo, ma non lo è; è l’esatta situazione in cui riversa il Paese in queste ore. Gli addetti ai lavori e i cinefili sono furiosi contro i comuni mortali, rei di non aver apprezzato il film di Paolo Sorrentino e di non essere titolati ad esprimersi; i comuni mortali, da parte loro, si sentono chiamati in causa e messi sotto accusa da Sorrentino, che tutto aveva in mente di fare meno che questo. Chi vincerà?

Sorrentino-Oscar

Intanto l’Oscar, ringraziando il cielo, l’ha vinto lui e su questo non ci piove. Ma in queste ore a me più che da arrabbiarmi viene da ridere. Perché o il 90% delle persone che conosco hanno una memoria a breve termine e non ricordano le cose che hanno detto pochi mesi fa, oppure i premi internazionali hanno il magico potere di trasformare le idee che si sono portate avanti con ostinazione per mesi. Delle due l’una. E io avrei preferito la prima.

Sbaglio o tutti quelli che ora s’indignano contro i comuni mortali erano gli stessi che “è un film debole, pieno di errori, una vergogna, non si capisce come sia arrivato a Cannes, manca la trama, gli attori non si guardano, il dolly fa venire la nausea…?” Sbaglio o di ritorno dal Festival di Cannes eravate inorriditi e vi chiedevate come era possibile che a me il film fosse piaciuto? Sbaglio o dopo la prima visione del film io dissi che avrebbe vinto l’Oscar e tutti mi avete riso in faccia dicendo che ero innamorata di Sorrentino e quindi incapace di esprimere un giudizio lucido? Sbaglio o essendo praticamente l’unica ad essere in disaccordo sulle vostre posizioni scrissi questo post?

Ecco, allora oggi se mi chiedete di scegliere qual è la posizione più allarmante, secondo me, fra quella dei comuni mortali che, per carità, con toni sproporzionati, magari grossolani e sopra le righe, esprimono un giudizio negativo (che lo spettatore, in quanto spettatore è perfettamente titolato ad esprimere dal momento che l’arte non è una scienza come l’astrofisica), o la vostra che vi basta un Oscar per decretare che un brutto film si sia trasformato come per incanto in un capolavoro, allora io scelgo la seconda.

E poi facciamola finita tutti e una volta per tutte con questa gestione snob della cultura. Non sta scritto da nessuna parte che noi siamo superiori perché ci piacciono i film di Sorrentino, di Haneke o di Tarkovskij. Non sta scritto da nessuna parte che siamo i depositari delle verità assolute perché leggiamo Proust o Hegel. Mettiamocelo bene in testa. Siamo diversi e abbiamo preferenze diverse. Ma fra diverso e migliore il passo è lungo. E la cultura non serve per decretare la distanza fra noi e il mondo che, poveretto, è esente dal godimento artistico.

Rileggiamo Ezra Pound e questo verso cerchiamo di impararlo a memoria: “Strappa da te la vanità, ti dico strappala.” Inizieremo a vivere meglio e a far vivere meglio anche gli altri.

Gli addetti ai lavori s’indignano contro il popolo indignato per il film con cui, secondo loro, Sorrentino s’indigna.

E venne il cane che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.

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