E se scoprissi che non esiste il tuo Dio? – Ida, Pawel Pawlikowski

Testo di: Lucia Senesi

 

“La grande bellezza della religione è di avere dato a ciascuno di noi un’anima. Qualsiasi persona la porta in sé, non importa la sua condotta morale, la sua intelligenza, la sua sensibilità. Può essere brutta, bella, ricca o povera, santa o pagana. Non ha importanza. Ogni persona ha un’anima. Strana presenza nascosta, ombra misteriosa immersa nel corpo, che vive dietro la faccia e gli occhi, e che non si vede. Ombra di rispetto, segno di riconoscimento della specie umana, segno di Dio in ciascun corpo. Guardando Ida vengono in mente queste parole di Jean-Marie Le Clézio, tratte da L’Estasi materiale.”

Le Monde

Ida

“Per me è il miglior film dell’anno.” Così Alexander Payne (e la sottoscritta). Ed effettivamente Ida è un film che ti colpisce subito, un film che non ha paura di sembrare anacronistico, e allora attinge alla vecchia scuola europea, si libera di tutti gli artifici, si “ripulisce”. Pawlikowski torna indietro per andare avanti: si reinventa, cerca se stesso e le proprie radici, e finisce per trovare il suo stile. E mentre lo fa, coraggiosamente segna il punto di ripartenza di quel cinema che non accetta che il cinema sia sempre e solo e per forza Pulp Fiction, con tutto il rispetto per Pulp Fiction.

Anna, la protagonista, è una ragazza cresciuta in convento che, qualche giorno prima di prendere i voti, scopre di avere una zia e viene invitata dalla Madre Superiora a conoscerla. Scopre così di essere ebrea e di chiamarsi Ida. L’incontro fra Ida e la zia Wanda, due figure molto diverse, troppo diverse, è brusco, le due sembrano destinate a non capirsi. Ida ha uno spirito puro, gentile, aperto alla misericordia e alla grazia; è pudica e avversa alla grossolanità. Wanda, al contrario, è una donna sensuale che vive la vita in tutte le sue forme; indossa abiti seducenti, beve, fuma e tratta gli uomini da pari a pari.

Ida2

“Hai mai pensieri peccaminosi? Se non hai mai provato l’amore sensuale, il tuo che sacrificio è?” Queste le parole della zia, che Ida intelligentemente, tacendo, fa crescere dentro di sé, per trovare un senso al suo amore verso Dio. Del resto è così che fa la vita. L’aveva già mostrato Malick in The Tree of Life. Il piccolo Sean Penn sta diventando grande e si chiede: “come facciamo a imparare se non proviamo?” volendo dire con questo, come facciamo a sapere chi siamo e chi vogliamo essere se non sbagliamo, se non facciamo errori, in sintesi, se non viviamo? Ida tace e osserva, e alla fine sceglie. Ma lo sapete, io non sono la donna degli spoiler…

Wanda, questa donna sfrontata dagli accenti celiniani (“Ecco cos’è la luce: un vetro colorato vicino alla merda di vacca.”, dice mentre le due sono in una stalla e Ida guarda verso la finestra) dovrà fare i conti con la natura della nipote e un passato troppo ingombrante.

Ida è il più bel film dell’anno perché mostra che nessun tipo di fede o di fedeltà ha senso se non ci sforziamo, con coraggio, di metterla in discussione.

E’ un film che resterà nel tempo semplicemente perché incarna le parole di Fellini nel finale di Otto e mezzo:

“Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un’artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest’atto di lealtà: educarsi al silenzio.”

Otto e mezzo, Federico Fellini

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