Vergognarsi fa bene – Pastorale americana

Testo di: Lucia Senesi

“Solo Dio sapeva da dove venivano questi ragazzi. Poi ricordò che uno di essi veniva da casa sua. Rita Cohen veniva semplicemente dalla casa di qualcun altro. Erano cresciuti in case come la sua. Erano stati allevati da genitori come lui. E tante erano femmine, ragazze la cui identità politica era totale, non meno aggressive e militanti, non meno sedotte dalle “azioni armate”, dei ragazzi. C’è qualcosa di spaventosamente puro nella loro violenza e nel loro ardente desiderio di cambiare. Rinunciano alle loro radici per prendere a modello i rivoluzionari che più spietatamente mettono in pratica le proprie convinzioni. Producono come macchine inarrestabili l’avversione che muove il loro inflessibile idealismo. La loro rabbia è il combustibile. Per cambiare la storia, sono pronte a fare tutto quello che possono immaginare. (…) – Mi ricordo  quando i ragazzi ebrei stavano in casa a fare i compiti. Cos’è successo? Cosa diavolo è successo ai nostri bravi ragazzi ebrei? Se, Dio non voglia, i loro genitori per un po’ non sono più oppressi, corrono dove credono di poter trovare l’oppressione. Non riescono a vivere senza. Una volta gli ebrei cercavano di sfuggire all’oppressione; adesso scappano da dove l’oppressione non esiste. Una volta scappavano perché erano poveri; adesso scappano perché sono ricchi. E’ una follia. Hanno dei genitori che non possono più odiare perché con loro sono anche troppo buoni, e allora, invece, odiano l’America.”

 

PhilipRoth 

 

Domani Philip Roth compie 81 anni. E io non avevo ancora letto Pastorale americana. Forza indignatevi subito, così poi passiamo oltre. Finito? Bene.

Se ci fosse ancora in giro qualche scellerato come me, e se mi domandasse di cosa parla questo libro, allora direi che Pastorale americana è un libro che parla di padri e di figli. E’ un libro che parla di padri, di generazioni di padri che hanno lavorato duramente per assicurare un futuro migliore ai propri figli, e di figli che, per ricambiare il favore, hanno rinnegato i propri padri per votare, anima e corpo, ai valori della rivoluzione, armati soltanto di arroganza e vacuità.

Guardate bene, che a voler essere attenti, i riferimenti non sono esclusivamente all’America e agli anni ’60. A voler essere attenti, questo è un libro per tutti i padri e per tutti i figli. Ma forse mi sentirei di dire soprattutto per i figli. E dal momento che anche i padri sono stati prima figli, questo è un libro che farebbe bene leggere a tutti. Innanzi tutto per ritrovare il gusto della vergogna. Vero è che oramai viviamo in un’epoca per cui vergognarsi è démodé, un’epoca che ha a cuore soltanto la prosopopea dei vincitori ad ogni costo, un’epoca in cui si grida alle masse con fierezza che non ci si deve vergognare e le masse, da buone masse, neanche a dirlo, applaudono. A me invece la vergogna piace. Trovo che sia un sentimento positivo e propositivo, che spinge all’autoanalisi e che aiuta a scegliere chi vogliamo essere.

 

“Che assurdo, essere in mano a questa bambina! A questa odiosa ragazzetta con la testa zeppa di fantasie sulla “classe lavoratrice”! Cos’era quella macabra impresa se non rabbioso egoismo infantile appena mascherato da identificazione con gli oppressi? Il suo fardello di responsabilità verso i lavoratori della terra! Un egoismo patologico emanava dalla sua persona, come i capelli che, drizzandosi sul cranio, proclamavano scioccamente: “Io vado dove voglio, e fin dove voglio: l’unica cosa che conta è quello che voglio!” Sì, quei capelli stravaganti erano metà della sua ideologia rivoluzionaria, una giustificazione dei suoi atti non meno valida dell’altra metà: le incomprensibili esagerazioni sulla necessità di cambiare il mondo. Rita aveva ventidue anni, non era alta più di un metro e mezzo, e si era imbarcata in una temeraria avventura con una cosa più grande di lei che andava molto al di là della sua comprensione e che si chiamava potere. Senza il minimo bisogno di riflettere. La riflessione, semplicemente, impallidiva davanti alla loro ignoranza. Erano onniscienti, e senza neanche pensare. (…) – Per favore, questi stereotipi infantili non m’interessano affatto. Lei non sa cos’è una fabbrica, non sa cosa vuol dire produzione, non sa cos’è il capitale, non sa cos’è la manodopera, non ha la più pallida idea di cosa significa essere occupati o di cosa significa essere disoccupati. Lei non ha idea di cosa significhi lavorare. Lei non ha mai avuto un lavoro in vita sua, e se si preoccupasse di trovarlo non durerebbe un giorno, né come operaia, né come direttrice, né come proprietaria. Basta con queste assurdità.”

 

Philip Roth, io lo so che lei non vuole più scrivere… ma un paio di righe sulla nostra piccola Italia non se la sentirebbe proprio di buttarle giù? Una frase, che so, tre parole…

Comunisti da salotto, avrebbe detto Pasolini. Solo che nei salotti newyorkesi degli anni sessanta (’68) i ragazzini ricchi, con il loro “egoismo patologico” (si può non amare quest’uomo?) progettavano di piazzare bombe per far saltare in aria la gente. Così Lyndon Johnson li avrebbe ascoltati e la guerra in Vietnam sarebbe finita. Non ho capito se dobbiamo ridere o piangere.

“Ma chi se ne frega di uno spaccio di un piccolo ospedale di campagna? Chi se ne frega di uno spaccio rurale gestito dallo stesso proprietario fin dal 1921? Stiamo parlando di umanità! Quando mai l’umanità ha fatto dei progressi senza qualche piccolo incidente e qualche piccolo errore? Il popolo è in collera e ha parlato! Alla violenza si opporrà la violenza, senza badare alle conseguenze, finché il popolo non sarà liberato! Il locale viene completamente distrutto, e l’America fascista scopre di avere un ufficio postale in meno. Solo che, guarda caso, quello di Hamlin non era un ufficio postale americano ufficiale, e gli Hamlin non erano alle dipendenze delle poste degli Stati Uniti. (…) Ma questo, per i rivoluzionari della terra, è solo un piccolo dettaglio tecnico.”

Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...