L’Amore è il problema (Cap. II) – Rossini e l’opera seria

Testo di: Lucia Senesi

 

A Roma è tempo di Rossini. Il compositore, non il cocktail. (Suvvia sorridete, che già la vita è una cosa spaventosa.) Anche se, per la verità, questo tempo è già finito perché io non sono andata alla prima, ma all’ultima. Che poi vorrei sapere chi ha deciso che non c’è nulla di meglio da vedere delle prime. Voglio dire, alle prime c’è di buono che si respira l’aria delle prime; la si sente negli attori, nell’orchestra e nel teatro. Tutto è in tensione, ma tutto è anche straordinariamente fluido. Le repliche sono un’altra cosa. Forse meno fascino, ma, se posso, forse anche più sostanza. Gli attori vivono dei loro personaggi in un modo diverso, hanno quella cosa che si chiama meno paura di sbagliare, se sono stati fischiati nelle rappresentazioni precedenti non hanno più paura di rischiare, se sono stati applauditi vogliono ripetersi e superarsi. Lo sguardo ansioso del pubblico c’è sempre, ma è un pubblico meno puntiglioso, meno criticone. Il pubblico criticone è quello delle prime, pochi discorsi. E solitamente le critiche non sono riservate soltanto allo spettacolo artistico. Ma comunque.

Vorrei sapere invece chi è stato a dire che Rossini non è capace di fare opere serie! Che io, a pensarci, me lo sto chiedendo: ma sarà possibile che l’ho preferita all’opera buffa? E lo sapete com’è no, quando inizi a farti una domanda…

Ma partiamo dal principio. Se devo fare bene i conti, non tornavo all’opera da un paio d’anni; son cose di cui vergognarsi, lo so. E, nello specifico, al Teatro dell’Opera di Roma non ero mai stata. Ma non addentriamoci nell’argomento delle prime volte altrimenti è finita.

Trattiamo oggi il secondo capitolo de L’Amore è il problema (qui trovate il Cap. I) e a breve capirete perché. Il Maometto II è un’opera di Gioacchino Rossini (sua la musica), sul libretto di Cesare della Valle. Ecco la storia: Anna, figlia di Erisso, provveditore dei Veneziani in Negroponte, si innamora di Uberto e rifiuta di sposare il generale veneziano Calbo, a cui il padre l’ha destinata. Beffa del destino, Anna scoprirà che Uberto non è altro che Maometto, il capo nemico che assedia la città e vuole espugnarla.

Si è tanto abusato dello sguardo nei romanzi d’amore che si è finito col non considerarlo più. Ora, a malapena si osa dire che due esseri si sono amati perché si sono guardati. Eppure è così che si ama, unicamente così. Il resto non è che il resto e viene dopo. Così Victor Hugo ne I Miserabili. E lo cito perché mi auguro che anche al più cinico di voi non venga in mente di smentire Hugo. Almeno per quanto riguarda me, se lui dice una cosa, io la prendo per buona.

Comunque Anna è combattuta fra il suo amore per Uberto, anche quando scoprirà essere il suo nemico cioè Maometto, e l’amore per il padre e la patria. Dramma nel dramma, Calbo invece di accusare Anna, come invece farà il padre, continuerà a difenderla fino alla fine .

E c’è da dire che in Anna il travaglio umano è dominato da una dimensione di colpevolezza molto forte, se vogliamo anche più forte che in Giulietta, per esempio. (Quando io dico Giulietta mi riferisco a quella di Shakespeare. Lo stesso vale anche per Romeo. E’ come dire la Nona; senza specificare il compositore, la Nona è sempre quella di Beethoven.) Anna sente a tal punto il suo senso di colpa verso il padre e la patria, da convincersi di dover scacciar via il proprio amore.

Erisso: Anna … tu taci? | Alto stupor ti leggo 
in volto espresso.

Da una parte DOVERE e dall’altra AMORE.

Anna: Padre… E in tal periglio, e duolo | 
Lasciar tu puoi la figlia? … |
 Qual nume a te consiglia |
 Cotanta crudeltà?

Ma il padre non vuole sentire ragioni. Vuole andarsene e lasciare lì la figlia e, quasi come un consiglio, le affida il suo pugnale.

Poco dopo entra in scena Maometto e Anna lo riconosce subito.

Anna: Ritrovo l’amante 
| Nel crudo nemico …  | 
Qual barbaro istante! … 
| Che penso? che dico? 
| Oh morte, t’imploro | 
Rimedio, ristoro | 
A tanto dolor.

Anna sceglie, e da buona eroina tragica, sceglie il dovere. Ma, qui è il punto: la sua scelta non le porterà alcun sollievo perché Anna continua a sentire su di sé la colpa. E il suo unico modo per alleviarla è quello di autopunirsi. Autopunirsi per un evento di cui non è responsabile perché, da quel che ne so, a nessuno è dato scegliere di chi innamorarsi. E ritorniamo a quello che ho scritto l’altra volta. A un certo punto, per volere di nessuno ma soltanto della vita, un equilibrio si rompe. E contro questa cosa non c’è più niente da fare. Anna corre incontro alla morte perché ai suoi occhi è l’unica salvezza. Come ha scritto Benjamin l’eroe tragico corre incontro alla morte, che non è la sua fine, ma la sua forma. Che non è la sua fine, ma la sua forma. Benjamin. E qui mi fermo. Anche perché si chiude il primo atto dopo che Anna ha convinto Maometto a far salva la vita del padre e di Calbo (spacciandolo per suo fratello).

Anna: Ah! la morte fra nemici |
 A cercar perché non corsi?
 | Fra gli affanni, fra i rimorsi 
| Quanto il cor penar dovrà?

 

Il secondo atto si apre invece con la seguente scena:

 

SCENA PRIMA

Ricchissimo padiglione di Maometto, 
nel quale si veggono riuniti tutti gli 
oggetti del lusso orientale.

Anna è seduta su di un divano, nel massimo dolore, e coprendosi con le mani il volto. Una schiera di donzelle Musulmane magnificamente abbigliate la circondano, divise in vari gruppi: alcune sono inginocchiate dinanzi a lei, offrendole
 ricchi doni di ogni sorte, altre più indietro
 sostengono de’ vasi di profumi, altre finalmente
 canteranno il seguente.

Coro

È follia sul fior degli anni, sì

Chiuder l’alma a’ molli affetti, sì:

E penar fra tanti affanni

D’una rigida virtù.

Finché April ci ride in viso


Sol d’amor sien caldi i petti,

Che l’amar fra gioia e riso

È una dolce servitù.

Quando poi fia bianco il crine, sì

Cangieremo, cangiando aspetto, sì:

Posto il Cielo ha quel confine

Fra‘l diletto e la virtù.

 

Anna

(sorgendo sdegnata.) 
Tacete. – Ahimè! quai detti iniqui ascolto!

(aggirandosi sbigottita per la scena.) 
Anna infelice! Ahi dove,

Ove gli empi m’han tratta? …ove! –

Involarmi

A forza iovo’ da questo infame albergo.

Libero il varco, olà …

 

Nella seconda scena entra invece Maometto. Scrive Della Valle: Maometto e detta (cioè lei). Maometto vorrebbe avvicinarla, ma Anna lo rifiuta sostenendo di essersi innamorata di Uberto e di detestare invece un mentitore (cioè lui).

 

Maometto: Anna … tu piangi? | Il pianto | 
Pur non è d’odio un segno: | Tu piangi? |
 Non di superbo sdegno:
 | Ma di pena … o d’amor.

Anna: (con l’accento della disperazione) 
Sì: non t’inganni … | Ah! tanto 
| La pena mia s’addoppia, 
| Che in petto or or mi scoppia
 | Pel fero strazio il cor.

 

E poi c’è la famosa aria Lieta, innocente un giorno | Del padre accanto io vissi , ma se volete andate a cercarvela perché qui, bisogna andare avanti!

Anche perché siamo sul punto interessante. Che cosa pensate che Maometto, con una geniale uscita, decida di chiederle? Ecco lui le chiede: Anna, rispondi almeno:
 Se Uberto avessi accanto,
 | Lo stringeresti al seno? Perché gli uomini sono così… se ci fossimo incontrati dieci anni fa? Se io non fossi io? Se tu non fossi tu? E se la Terra fosse piatta? E se giungesse l’Apocalisse? Tutto, fuor che occuparsi dello stato reale delle cose… loro procedono per assiomi immaginifici! Dai che sto scherzando, non prendetevela… (o forse no…) Comunque, almeno su questo punto, bisogna spezzare una lancia in favore di Romeo. Almeno lui dice a Giulietta: Non so dirti chi sono, adoperando un nome. Perché il mio nome, o diletta santa, è odioso a me stesso, perché è nemico a te. E nondimeno strapperei il foglio dove lo trovassi scritto. Lo capite che almeno lui si impegna? Poi ciò non toglie che combini un gran casino, ma almeno le intenzioni erano lodevoli! Ma torniamo ad Anna e Maometto. Anche perché Anna senza tanti giri di parole dice: Per me risponde il pianto. E in pratica chiude il discorso aggiungendo: Amo … ma pria sepolta | 
Che cedere all’amor.

Da lì tutto precipita. Anna ritrova il padre e decide di sposare Calbo, di fronte alla tomba della madre. Poi li aiuta a scappare per salvare la patria e annuncia la sua volontà di morire.

Torna in scena Maometto con il suo esercito, Anna lo affronta rivelandogli ciò che ha fatto, estrae il pugnale donatole dal padre nel primo atto e si uccide.

 

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Sapete che il primo libro scritto da Alessandro Baricco è proprio un saggio su Rossini? Il titolo è Il genio in fuga. Molto bello il suo approfondimento su questa vicenda. Baricco definisce, molto giustamente a mio avviso, schizofrenico, il rifiuto di Anna per Maometto, amato eppur respinto. Scrive ancora Baricco: In tale irragionevole volontà autopunitiva riverbera l’affanno di chi cerca la smarrita via del rifugio. E ancora: Il Maometto è il silenzio di qualsiasi speranza. (Ma ricordate Benjamin? Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.)

Musicalmente, per chi è abituato al Rossini dell’opera buffa, tutto è un po’ spiazzante… ma in realtà basta avere un po’ di pazienza e aspettare il primo crescendo per riconoscere il suo timbro inconfondibile. Molto brava e molto bella Marina Rebeka nel ruolo di Anna; bravi Juan Francisco Gatell nel ruolo di Erisso e Roberto Tagliavini in quello di Maometto, bravissima e molto applaudita l’attrice che ha interpretato Calbo, Alisa Kolosova, non fosse altro perché è sempre complicato impersonare il sesso opposto. Sobria ed essenziale la scenografia, atta a creare il luogo ideale dove inscenare un tipo di dramma come questo; belli anche i costumi, dai colori che richiamano quelli del Tiepolo. Brutto pensare a quanto tutto questo sia sottopagato rispetto al cinema…

E comunque non c’è molto da dire: quando il pubblico dai palchi si aggrappa alle maniglie del balcone e, turbato si sporge, come a volersi avvicinare alla scena che si sta consumando sul palcoscenico, significa che il compositore ha vinto. E con lui il librettista. E gli attori, e il regista, e l’orchestra, e il suo direttore.

L’opera è viva e sta meglio che mai. Peccato per quelli che non ci vanno e dunque non possono saperlo.

P.s. Questo è per le donne: se portate il vostro fidanzato all’opera ed è la sua prima volta (so che avevo detto di non dilungarmi sull’argomento, ma lo faccio per gli uomini, perché in fondo mi stanno a cuore), magari evitate il Maometto. Se deve essere Rossini che sia Il Barbiere di Siviglia. Oppure Mozart, il Dongiovanni o Le nozze di Figaro. Altrimenti c’è la Carmen di Bizet. O la Turandot di Puccini. Io lascerei perdere Verdi, al limite, ma proprio al limite, va bene La Traviata, a patto che teniate bene a mente di non essere Julia Roberts e soprattutto di non stare girando una scena di Pretty Woman. Lo dico perché, i miei vicini di balcone erano una giovane coppia e lui all’inizio del secondo atto aveva la faccia più disperata di quella di Anna! Un po’ di pietà, siate buone.

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