Come funziono: il periodo Kierkegaard e il periodo Bukowski

Testo di: Lucia Senesi

 

“Sono così incompreso che non si comprendono neanche i miei lamenti di essere incompreso”.

Søren Kierkegaard

Allora devo spiegarvi un paio di concetti su di me, altrimenti, giustamente, fate fatica a seguirmi. Il fatto è questo: esistono persone che leggono un libro alla volta. Io no. A me il pensiero di leggere un libro alla volta fa venire le crisi di claustrofobia, come se fossi sul punto di soffocare da un momento all’altro (dall’idea, non dall’autore), come se il mio cervello diventasse preda di un corridoio senza uscite, con quel sentimento lì, che c’è solo una strada da percorrere e solo un modo per farlo e con tutti che ti guardano e ti dicono forza, sbrigati, ma io non voglio sbrigarmi, voglio andare lentamente quanto voglio e soprattutto dove voglio; forse voi ci riuscite, ma il fatto è che io sto male, mi viene l’emicrania, a grappolo, scriverebbe Sorrentino. E così leggo molti libri insieme che è come vagare per i boschi dove ci sono tante strade e tu puoi scegliere il percorso che vuoi, e tutti quelli che incontri sono gentili e silenziosi e ti lasciano libera e per una fortuita serie di circostanze, alla fine ti rendi conto che il percorso che hai fatto era un po’ come se fosse già stato pensato da qualcun altro per te, che quelle persone dovevano dirti quelle cose lì insieme e che, anche se a volte non vogliamo ammetterlo, la vita non è fatta di coincidenze, ma di quadrature. State di nuovo pensando che io sia pazza, vero? Ah la risposta è no, a quello che vi state chiedendo dico, no non faccio uso di stupefacenti. Ma perché non vi rilassate mai? Rileggetevi Holden, rileggetevi come risponde al professore che lo accusa di andare fuori tema. A proposito mi sembra il caso di farlo, visto che è appena uscita la nuova traduzione a cura di Matteo Colombo per Einaudi. Ma su questo punto ci torno, che è una cosa a cui tengo troppo.

comodino

Questo è il mio ordinatissimo comodino, vi piace? E comunque, tanto per dire, il mio pittore preferito è Raffaello e quando sono venuta ad abitare in questa casa quel quadro c’era già. E quei due sono gli angeli che stanno sotto la Madonna Sistina, che è uno dei miei dipinti preferiti e che si trova a Dresda. Quadrature. Fine della digressione. Anche perché stavo uscendo, ahimè, nuovamente fuori tema.

Il periodo Kierkegaard, dicevamo, anzi no, lo diceva il titolo, è il modo scherzoso con cui definisco certi periodi della mia vita, che mi sentirei in realtà di estendere al suo intero arco, in cui il mio stato emotivo è affine a quello del filosofo danese, Kierkegaard, in cadenze molto più marcate di quanto io stessa voglia ammettere. E siccome lui era un po’ il filosofo dell’angoscia, le mie amiche (quelle dell’adesivo di Peppa Pig) mi prendono sempre molto in giro. Per il fatto che leggo tutto il tempo e che guardo film di Michelangelo Antonioni e di Ingmar Bergman. Allora quando mi convincono ad uscire, raramente per la verità, loro lo chiamano il mio periodo Bukowski. E quindi niente. Avete visto che non sono riuscita a spiegare nulla di rilevante neanche stavolta? E’ naturale, sono così incompreso che non si comprendono neanche i miei lamenti di essere incompreso.

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