Il cinema povero e fortemente autoriale di Alice Rohrwacher – Le meraviglie

Testo di: Lucia Senesi

Se esiste una nuova stagione di cineasti italiani che ancora credono nel cinema come momento artistico, Alice Rohrwacher ne fa certamente parte. E non avevamo bisogno di questo film per capirlo. Perché Corpo Celeste è già un’opera prima che dimostra il talento di questa autrice, la sua sensibilità e la sua maturità artistica. Un’autrice che fa propria l’esperienza documentaristica, ma reinventandola, cercando di farla convivere con un simbolismo che potremmo definire di maniera, mai fine a se stesso, mai in eccesso. Un’autrice che innanzi tutto sa scrivere, lo so, sono noiosa, ma alla prova dei fatti questo fa la differenza e si vede; sa scrivere, dicevamo, e sa trasformare in immagini la propria scrittura in quel modo che, per ritrovarlo, bisogna scomodare il vecchio cinema d’autore.

E poi Le meraviglie, che prosegue in quella direzione lì, con la padronanza del mezzo che oramai è acquisita, con lo sguardo più rilassato che lascia perdere il simbolismo e si concentra solo sulla storia. Con la macchina da presa che diventa proprio l’occhio della regista, il suo modo di guardare quello che succede senza giudicarlo mai e, soprattutto, senza copiare. E i movimenti di macchina sono più fluidi, più coraggiosi, pare che si disinteressino del come si dovrebbe fare e, proprio per questo, acquistano una loro logica interna, creano una struttura perfettamente coerente e inchiodano lo spettatore allo schermo.

E linguaggio strutturale e linguaggio narrativo vanno insieme, sempre. E mentre la Rohrwacher regista parte dalla sua opera prima per evolversi, la Rohrwacher scrittrice è sempre lei, inconfondibile. Tenera e dura al tempo stesso, spietata all’occorrenza, indulgente mai, mai una volta commerciale, mai inelegante. Raffinata custode di esperienze liete e dolorose a un tempo, sempre vera, sempre onesta.

 

lemeraviglie

 

E poi c’è la Toscana così com’è, come la conosce chi ci è nato e cresciuto. C’è la campagna abitata da gente semplice e laboriosa, famiglie con tanti figli e con padri che sognano figli maschi e trattano le femmine da tali e con mamme che non hanno tempo di stare dietro ai bambini perché devono piantare i pomodori. E ancora bambini che corrono nel fango e si rotolano nelle stalle, e fanno il bagno in mutande, e non si curano di come sono vestiti, mai. Bambini, anzi diciamolo meglio, bambine, che aiutano il padre al lavoro e poi raccolgono la verdura nell’orto e che l’unico mondo che hanno conosciuto è quello lì: povero e isolato. Bambine che guardano la televisione e sognano di andarsene via. E padri che non accettano che le bambine crescano e sognino di andarsene via; padri che vorrebbero proteggerle, che vorrebbero fargli capire che la felicità è nel poco, che i soldi, il lusso, le villette riscaldate non servono a farti vivere bene. E padri e madri che discutono di soldi che non bastano mai e che quando si arrabbiano parlano, a tratti, in tedesco e in francese, e madri che minacciano di lasciare i mariti, ma tanto poi non li lasciano mai.

E c’è la vita con la sua forza, la sua ribellione, la sua apertura alle esperienze, alla disobbedienza, all’amore. E ci sono le scelte, e i legami che non si spezzano mai.

Andate a vederlo.

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