Come tieni alla tua purezza, ragazzo mio! – Sartre, Le mani sporche

Testo di: Lucia Senesi

“Io non ti capisco, Alekos. Non ti capisco più.” dice la Fallaci a Panagulis (Un uomo). “Perché non capisci gli uomini in lotta. Rileggi Sartre.” “Che c’entra Sartre?!” “Le mani sporche. Ultimo atto, quinto quadro, scena terza. L’ho imparata a memoria:

Come tieni alla tua purezza, ragazzo mio! Come hai paura di sporcarti le mani! Ebbene, resta puro! A cosa servirà? E perché sei venuto da noi? La purezza è un’idea da fachiri, da monaci. Voialtri intellettuali, anarchici borghesi, vi trovate la scusa per non fare nulla. Non fare nulla, restare immobili, stringere i gomiti al corpo, portare guanti. Io le mani le ho sporche fino ai gomiti. Le ho affondate nella merda e nel sangue.

“Ma le tue mani sono sempre state pulite, Alekos, sempre!”

“Infatti ho sempre perduto.”

 

Invece nel film di Kechiche, La vie d’Adele, che ho rivisto qualche giorno fa, Emma dice ad Adele: “La misteriosa debolezza del volto umano. Conosci questa frase?” “No, non la conosco.” “E’ di Sartre. Lo conosci?” “Sì, lui sì. La frase no. Ho letto un po’ di suoi saggi, ma ho capito meno di zero. Insomma preferisco i suoi testi teatrali. Per esempio, hai letto Le mani sporche?” “Sì”, risponde Emma sorridendo. “Ti è piaciuto?” chiede Adele. “Sì, tanto.” “Anche a me. Tanto.”

 

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Prima regola: Se due autori, a distanza di qualche settimana, ti parlano dello stesso testo, tu devi leggere quel testo. A meno che non si tratti di una coincidenza, ma le coincidenze non esistono.

Per capire quanto Sartre fosse figlio di Dostoevskij invece, non c’è bisogno di leggere Le mani sporche. Anche se, Le mani sporche, è la conferma che avevi proprio capito bene. Leggendo La nausea, dico.

Protagonista di questa pièce teatrale è Hugo, un giovane iscritto al Partito proletario, tormentato dalla propria infanzia e adolescenza borghese che tutti continuano a ricordargli.

 

“Sono entrato nel Partito, e tutto per sentir sempre la stessa canzone: “Tu non hai mai avuto fame, Hugo, di cosa ti immischi? Cosa ne vuoi sapere, tu? Tu non hai mai avuto fame.” D’accordo: no, non ho mai avuto fame. Mai! mai! mai! Ma forse tu potrai dirmi cosa devo fare perché la smettiate tutti di rinfacciarmelo.”

Hugo, il cui nome in codice è proprio Raskolnikov (qui chi vuol fare un ripassino) è sposato con Jessica, una donna bellissima, capricciosa e volitiva, che ricorda molto le donne descritte da Dostoevskij, per esempio potrebbe essere tranquillamente paragonata alla Nastas’ja Filippovna de L’idiota, anche e non solo per il ruolo cruciale che viene ad assumere nella vicenda.

Ma Hugo ha anche uno strano rapporto con Olga, iscritta e militante al Partito e diversissima dalla moglie che, al contrario, si disinteressa completamente di politica. Olga riesce a far affidare a Hugo una missione importantissima: l’omicidio di Hoederer, che sta tentando di servirsi del Partito per fare una politica di collaborazione fra le classi, che tradirebbe il programma del Partito stesso e cioè la realizzazione di un’economia socialista da perseguire attraverso la lotta di classe.

Così Hugo si trasferisce con Jessica nella residenza di Hoederer sotto le spoglie di suo segretario; ha portato con sé una pistola, ma ogni giorno che passa è un giorno in cui Hugo conosce meglio Hoederer e dunque un giorno in cui sparargli diventa più difficile.

Diventa più difficile anche perché Hoederer è un sofista, una persona molto ragionevole che sa utilizzare bene le parole, di quelli che pensano ai fini, al fare, di quelli che ti ammaliano dicendo che tutti i mezzi sono buoni quando sono efficaci; non è un puro lui, non è un intellettuale, è un uomo d’azione. Gli uomini tu li detesti perché detesti te stesso, dice Hoederer a Hugo, la tua purezza assomiglia alla morte.

 

“HUGO Non dobbiamo prendere il potere a tutti i costi.

HOEDERER E che cosa ne vorresti fare, del Partito? Una scuderia di cavalli da corsa? A che serve affilare tutti i giorni un coltello, se non lo usi mai per tagliare? Un partito, non è mai altro che un mezzo. Il fine è uno solo: il potere.

HUGO Il fine è uno solo: far trionfare le nostre idee, tutte le nostre idee e solo quelle.

HOEDERER E’ vero: tu sei uno che ha delle idee. Ti passerà.”

 

E Hugo risponde che no! Lui non è l’unico, accidenti! Non lo sa, Hoederer, quanti nel partito non sono d’accordo con questo tipo di manovre? Lui, Hugo, li ha sentiti, la pensano come lui, sono tanti e non accetteranno mai e poi mai di fare inciuci!

 

“Ragazzo mio, hai capito male: io li conosco quelli del Partito che non sono d’accordo con la mia politica, e ti posso garantire che sono della mia specie, non della tua – e non tarderai ad accorgertene. Se hanno disapprovato questi negoziati, è semplicemente perché li giudicano inopportuni; in altre circostanze sarebbero loro i primi a intavolarli. Tu, invece, ne fai una questione di principio.”

 

E non tarderai ad accorgertene. Suona come una profezia. Hoederer sa che Hugo vuole sparargli, ma è convinto che non lo farà, perché lui sa parlare bene, lo farà ragionare e lo convincerà che nella vita non contano le idee perché quel che conta è essere pratici. E poi, chi mai può sapere con certezza da che parte sta la ragione? Tu mi guardi fisso e, nell’attimo prima di sparare ecco che pensi: “E se avesse ragione lui?” Ti rendi conto?

Infatti Hugo si fa convincere, desiste, esce da quella stanza. Solo che poco dopo rientra. E vede Hoederer abbracciato a Jessica, sua moglie. A quel punto prende la pistola e spara.

Non sono stato io a uccidere, ma il caso. Ecco quello che dirà ad Olga, quando uscirà di prigione due anni dopo, quando Olga tenterà di nuovo di aiutarlo, di riconciliarlo con il Partito, di renderlo ragionevole, ancora una volta. Anche perché, a proposito, quell’omicidio è stato proprio un incidente di percorso, i tempi non erano ancora pronti, ma adesso lo sono e come! E anzi, sai che c’è di nuovo? Che il Partito ha deciso proprio di fare tutte quelle belle cose che prima deplorava tanto e per cui aveva commissionato il famoso assassinio.

 

“HUGO Basta con le grandi parole, Olga. Ce ne sono state anche troppe in questa storia, e hanno fatto del gran male. Ascolta: io non so perché ho ucciso Hoederer, ma so perché avrei dovuto ucciderlo: perché faceva una politica sbagliata, perché mentiva ai suoi compagni e perché rischiava di corrompere il Partito. Se avessi avuto il coraggio di sparare quando ero solo con lui nell’ufficio, lui sarebbe morto per queste ragioni e io potrei pensare a me senza vergogna. Io mi vergogno, perché l’ho ucciso… dopo. E voi, mi chiedete di coprirmi ancor più di vergogna, e di decidere che l’ho ucciso per niente. Olga, quello che pensavo della politica di Hoederer, io continuo a pensarlo. Quando stavo in prigione, credevo che voi foste d’accordo con me, e questo mi aiutava; adesso so che sono il solo della mia opinione, ma non cambierò idea.”

Un altro eroe tragico che corre incontro alla morte. Ma, si sa, questa è solo finzione, non è la realtà. Resta da chiedersi perché il Partito Comunista Francese nel 1948 fece talmente tante pressioni a Sartre da convincerlo a ritirare la messa in scena. Sempre le solite coincidenze. Quelle che non esistono.

Cantava Vecchioni: e se hai le mani sporche che importa? Tienile chiuse, nessuno lo saprà.

 

“…piazza Venezia a Roma e viva Mussolini, piazza San Pietro in Vaticano e viva il papa, Alexanderplatz a Berlino e viva Hitler, Trafalgar Square a Londra e viva Sua Maestà la regina, piazza Concordia a Parigi e viva De Gaulle, piazza della Pace Celeste a Pechino e viva Mao Tse-tung, piazza Rossa a Mosca e viva Stalin, anzi viva Krusciov, anzi viva Breznev, viva chi capita, cioè viva chi sta in cima alla montagna, mai viva i cristi che muoiono perché le pecore diventino uomini e donne. I cristi si applaudono soltanto ai loro funerali, quando non disturbano più.”

Oriana Fallaci, Un uomo

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