Il piccolo Giovannino se ne andò solo per il vasto mondo – Se l’intellettuale è in crisi

Post di: Lucia Senesi

“L’intellettuale, specie se filosoficamente orientato, è escluso dalla prassi materiale: un senso di nausea di fronte ad essa lo ha indotto ad occuparsi delle cose cosiddette spirituali. Ma la prassi materiale, non solo è la premessa della sua stessa esistenza, ma è alla base del mondo la cui critica fa tutt’uno col suo lavoro. Egli si trova di fronte all’alternativa: informarsi o volgere le spalle all’odiosa realtà.

 

Adorno2

 

Informandosi, fa violenza a se stesso, pensa contro i propri impulsi, e rischia per giunta di diventare volgare come ciò di cui si occupa, poiché l’economia non tollera scherzi, e chi la vuole anche solo comprendere, deve “pensare economicamente”. D’altra parte, evitando di occuparsi di queste cose, ipostatizza come assoluto il proprio spirito, che, in realtà, si è formato solo sulla realtà economica e sull’astratto rapporto di scambio, mentre lo spirito potrebbe diventare tale solo nella riflessione sul proprio condizionamento.

L’intellettuale è indotto così a sostituire – nel suo vano isolamento – il riflesso della cosa. L’importanza che, con falsa ingenuità, l’industria culturale ufficiale attribuisce ai prodotti spirituali, non fa che aggiungere pietre al muro che esclude la conoscenza dalla brutalità economica. L’isolamento dello spirito dal commercio fornisce una comoda ideologia al commercio dello spirito. Il dilemma si comunica agli atteggiamenti intellettuali, e penetra fin nelle reazioni più sottili.

Solo chi si mantiene relativamente puro, ha odio, nervi, libertà e mobilità sufficienti per resistere al mondo, ma è proprio l’illusione della purezza, vivendo in “terza persona”, che egli lascia trionfare il mondo, non solo all’esterno, ma anche nell’intimo dei suoi pensieri.

Ma chi conosce fin troppo bene il meccanismo, perde – proprio per ciò – la capacità di riconoscerlo: sparisce in lui la sensibilità della differenza, e, come gli altri il feticismo culturale, così lo minaccia la ricaduta nelle barbarie. La contraddizione per cui gli intellettuali sono, nello stesso tempo, profittatori della cattiva società, e quelli dal cui lavoro – socialmente inutile – dipende il larga misura il successo di una società emancipata dall’utilità, non è di quelle che si lasciano accettare una volta per tutte e mettere definitivamente da parte. E’ una contraddizione che consuma senza tregua la qualità oggettiva.

Comunque agisca, l’intellettuale sbaglia. Egli sperimenta radicalmente, come una questione di vita, l’umiliante alternativa di fronte alla quale il tardo capitalismo mette segretamente tutti i suoi sudditi: diventare un adulto come tutti gli altri o restare un bambino.”

 

Theodor W. Adorno, Minima moralia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...