Perché Cajkovskij è più moderno dei Rolling Stones – Satisfaction v/s Il lago dei cigni

Testo di: Lucia Senesi

 

Se c’è una parola che oggi è inflazionata più di ogni altra, quella parola è moderno. Moderno si utilizza, oramai, un po’ come amore, nel gergo quotidiano per riferirsi a qualunque argomento, svuotando così facendo l’una e l’altra parola del valore peculiare che meriterebbe. Se ci fate caso, per noi tutto è moderno: il ritornello estivo intonato in spiaggia, l’ultima serie tv americana, il libro del personaggio noto che s’improvvisa scrittore. Eppure nessuno sembra rendersi conto che nel momento in cui utilizziamo moderno in questi termini, ossia attribuendo ad esso la valenza di attuale, in realtà compiamo un errore di gigantesche proporzioni.

Secondo Walter Freund, la parola moderno sarebbe stata utilizzata per la prima volta agli albori del Medioevo per riferirsi a una rottura con la tradizione classica nei più svariati ambiti. Quando ci si riferisce all’Arte Moderna, invece, a questo elemento di rottura con il passato, si affianca la cosiddetta sperimentazione.

La modernità, come ha fatto notare Adorno, è una categoria qualificativa e non già cronologica, che non ha nulla a che vedere con l’attuale, tanto che egli stesso precisa che con l’avvento della cultura di massa il moderno è diventato effettivamente inattuale. Modernità e contemporaneità, dunque, non solo non sono la stessa cosa, ma difficilmente oggigiorno vengono a coincidere.

Prendete, per esempio, Satisfaction dei Rolling Stones e mettetela a paragone con Il lago dei cigni di Cajkovskij. Attenzione: qui non si tratta di una competizione, non è la solita tirata snob dell’intellettuale di sinistra che vuole spiegarvi perché dovete preferire una cosa a un’altra; qui si tratta semplicemente di rilevare due diversi modi di fare arte e di cercare, se si può, di capire come l’uno e l’altro tendano al moderno appunto, nel senso più alto di questo termine.

Satisfaction ha di moderno questo: la musica. I Rolling Stones sono sempre stati dei grandi sperimentatori e la loro è una musica che parte da un genere, il rock, per approdare a un altro, e cioè il loro. Il loro e solo il loro. Eppure, come sappiamo, le canzoni sono formate da una musica e un testo; di che parla dunque? Satisfaction è il grido di uomo che non riesce a trarre soddisfazione da nulla. Quest’uomo è arrabbiato, grida contro il mondo e i suoi conformismi, eppure questo è tutto. Certo, ci dice che sta provando, continua a ripetercelo. Ma la domanda è: in che modo sta provando? Girando il mondo? Allora alla fine un po’ lo dice: And I’m tryin’ to make some girl, who tells me: baby better come letter next week, e sto cercando di farmi qualche ragazza che mi dice: tesoro andrà meglio la prossima settimana. Satisfaction parla benissimo della condizione dell’uomo contemporaneo e per questo risulta attualissima. Lo abbiamo detto, si tratta di un uomo che non si soddisfa di nulla e che cerca di distrarsi con qualche ragazza. Vedete bene, non una in particolare, ma una a caso, da prendere e da riporre dove si era trovata, in perfetto stile una-vale-l’altra, secondo i costumi della nuova società dove tutto è intercambiabile; ma le ragazze, oramai, sono emancipate e quel che gli dicono è, sostanzialmente, tesoro mio ripassa poi che non ho proprio tempo per te. Solo che lui la ragazza emancipata non la vuole: I can’ get no girl with action. Ahi! Ahi! Giuro che non faccio commenti, ma ci siamo già capiti…

Satisfaction è l’inno della provvisorietà, della ribellione fine a se stessa; non tende a nulla e non sottende nulla, men che meno l’assoluto. L’uomo contemporaneo è un vincitore: poiché nulla lo interessa abbastanza, nulla lo tange. Per lui la poetica dei vinti è inconcepibile. I Rolling Stones, a torto o a ragione, da buoni contemporanei, dell’assoluto se ne fregano.

All’assoluto, invece, tende tutta l’opera di Cajkovskij, riferirsi solo al balletto sarebbe fargli un torto; anche se un esempio certamente dei più degni è proprio Il lago dei Cigni (da non confondere con la celebre pièce La morte del cigno, la cui musica non è di Cajkovskij ma di Camille Saint-Saëns, tratta da Il carnevale degli animali.)

Cajkovskij scrive musica per sentimenti assoluti, lo fa sempre. (Ascoltare le sinfonie per credere.) E, mentre lo fa, non solo riesce ad utilizzare un timbro che è suo e solo suo, fortemente riconoscibile, ma plasma la struttura classica su quel timbro e facendolo la rivoluziona. Ascoltate questo pezzo e ditemi se mai è stato dato alla tragedia di avere una forma tanto lieve. Lieve, ma straordinariamente potente, così come si muovono i corpi dei ballerini. Quei corpi si muovono con grazia e armonia e ci restituiscono un mondo dove elemento maschile ed elemento femminile si completano, senza alcun bisogno di battaglie imbecilli. Elemento maschile ed elemento femminile sono strettamente necessari l’uno all’altro, e nella differenza, non nell’uguaglianza, risiede la loro forza, e anche il loro destino inesorabile, che li fa tendere tanto alla vita quanto alla morte, perché così è dato alla natura umana.

 

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Come sappiamo, la musica di Cajkovskij non contiene parole, però ha una storia. E si dà il caso che si tratti di una signora storia. Un modo carino di raccontarla è come lo fa l’insegnante di danza di Billy Elliot nel film, lo avete visto? Lei racconta così:

 

“Si tratta di una donna (Odette, N.d.R.) tenuta prigioniera dal più cattivo dei maghi. (Bella schifezza, commenta Billy, da buon ragazzino di oggi.) E questa donna, questa bellissima donna, è costretta in un corpo di cigno. A parte qualche ora durante la notte in cui riprende ad essere viva, in cui ridiventa reale. Quando una di queste notti conosce il giovane principe, che si innamora di lei e capisce che questa è l’unica cosa che potrà aiutarla a diventare di nuovo una vera donna.”

 

“E dopo che succede?” chiede Billy. “Lui promette di sposarla e la molla per un’altra, è ovvio!” “Quindi rimarrà per sempre cigno?” “Muore.” E Billy, sconvolto, chiede ancora “Perché il principe non l’amava?” Intendendo con ciò dire: cioè solo per questo???

 

lagodeicigni1

 

Billy è soltanto un ragazzino, ma anche per quanto riguarda gli adulti, con l’uomo contemporaneo la storia è sempre la stessa: l’uomo contemporaneo non concepisce i sentimenti assoluti. Anzi, sarebbe meglio dire che non concepisce l’assoluto in generale, proprio perché, come hanno mostrato i Rolling Stones, egli è caratterizzato da un perenne stato di provvisorietà. Ed ecco perché non viene toccato dalla tragedia: non solo non la capisce, ma non la ama. E, intendiamoci bene, non è che non la capisce perché è stupido, ma semplicemente perché non gli parla, perché essa non richiama nulla che sia dentro di lui.

Pensiamo a La pianiste. Erika e Walter non possono stare insieme. Per Walter l’amore è, sì, assoluto, ma lo è per quel giorno, quel momento, e quello dopo chissà. Erika, invece, è fatta esattamente nel modo opposto. Per lei tutto è assoluto, nel senso più pieno del termine, tutto ha un peso e una logica. Lei il provvisorio non sa neanche che forma abbia. Naturale che si senta inadeguata nel mondo che la circonda. Naturale che rifiuti l’amore e lo metta alla prova. Erika non vuole l’amore. Erika vuole l’Amore. E Walter, esattamente come Billy, le dice “Lo sai? In fondo d’amore non è mai morto nessuno”. Avete mai sentito un contemporaneo commentare Romeo e Giulietta? “E vabbè”, ti dice, “si uccidono perché sono innamorati! Figuriamoci, si sono visti una volta per sbaglio!” Il contemporaneo che legge Hugo affermare Ora, a malapena si osa dire che due esseri si sono amati perché si sono guardati. Eppure è così che si ama, unicamente così. Il resto non è che il resto e viene dopo., dice, nella migliore delle ipotesi, che Hugo era uno sfigato. E nella peggiore aggiunge anche “almeno quanto Dante. O Petrarca. O Leopardi.”

E, vedete bene, Walter, Billy e l’uomo contemporaneo non lo dicono perché sono cattivi, lo dicono perché lo pensano, perché tendono al provvisorio, perché per loro l’assoluto è inimmaginabile.

Ma per tornare alla storia del balletto. Chi sarebbe quest’altra per cui il principe molla Odette? Sarebbe Odile (il cigno nero), la figlia del più cattivo dei maghi che le dona le sembianze di Odette. A questo punto il principe crede che le due ragazze siano la stessa persona. Ora. Io vorrei dire una cosa. Bisogna che la dica: di tutto il panorama di giustificazionismo che gli uomini hanno saputo offrire nel corso dei secoli, questo è certamente il caso peggiore. Ma che cosa significa che non riconosce la differenza? Una è ingenua, aggraziata, posata, timida. L’altra è sfacciata, seducente, sicura di sé. Ma come ragiona questo principe? Comunque.

Odette, tradita, sola, costretta nelle sue sembianze di cigno per il resto della vita, si getta da una rupe. Fine. Esistono altri finali, ma questo è l’unico degno di questa storia e di questa musica.

 

Svanesjøen 2009 Anastasia Kolegova som Odette/Odile Foto: Jörg Wiesner

 

Non capiremo mai la tragedia se non ci mettiamo in testa questo: Odette, ma anche Erika, non si uccidono solo perché il loro principe non le ama più. Odette ed Erika si uccidono perché tutto il loro sistema di valori è crollato. Si uccidono perché tutto quello per cui avevano lottato nella vita, tutto quello a cui si erano ispirate, tutti i sacrifici che avevano fatto, tutto, è venuto a mancare loro da sotto ai piedi. Odette ed Erika si uccidono di fronte alla tremenda presa di coscienza che l’assoluto ha fallito.

Ed è proprio questo tipo di arte qualitativamente, per dirla come Adorno, ampia, profonda, lenta, studiata, intellettiva, che rappresenta e rappresenterà oggi e sempre il moderno.

Alice Rohrwacher, che è un esempio bello e raro di artista dove moderno e contemporaneo coincidono perfettamente, ha detto una cosa bellissima, che è questa:

“Spesso quelli che si espongono, falliscono. Ma riuscire a provare tenerezza per se stessi e per il proprio fallimento è una via di felicità.” L’uomo contemporaneo farebbe bene a rifletterci.

 

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