Sull’Emancipazione e il Progresso delle donne – Oriana Fallaci

Scritto da: Lucia Senesi

“[…] Cominciai a parlare delle solite cose, del mondo che cambia, delle donne che cambiano, e dicevo che ovunque esse imparano ad imitare i nostri brutti vestiti europei, le nostre stupide scarpe col tacco, la nostra assurda competizione con l’uomo; ma per quanti modelli francesi si possono vendere nei magazzini di Tokio, per quante teorie femministe si possano urlare nei comizi di Bombay, per quante scuole di guerra si possano aprire alle ragazze senza cervello di Pechino e di Ankara, ovunque la differenza restava. Duilio annuiva. Laureen scuoteva la testa. D’un tratto, con voce triste, esclamò: “Secondo me, le donne sono tutte uguali nel mondo.”

Ma guarda. Anche la donna più saggia che avessi mai conosciuto, la Rajkumari Amrit Kaur, mi aveva detto la medesima cosa su una collina di Delhi: “Mia cara, le donne sono tutte uguali nel mondo, a qualsiasi razza o clima o religione appartengano, poiché è la natura umana che è uguale.” Che avessero dunque ragione? Da un capo all’altro della terra le donne vivono in un mondo sbagliato: o segregate come bestie in uno zoo, guardando il cielo e la gente da un lenzuolo che le avvolge come il sudario avvolge il cadavere, o scatenate come guerrieri ambiziosi, guadagnando medaglie nelle gare di tiro coi maschi. E io non sapevo se la pena più profonda l’avessi provata dinanzi alla piccola sposa di Karachi o dinanzi alla brutta soldatessa di Ankara. Io non sapevo se mi avesse spaventato di più la vecchia cinese coi piedi fasciati o questa americana impegnata a trattenere un italiano che sbadigliava di sonno.

Tutte, risposi a Laureen, erano più o meno consapevolmente lanciate verso qualcosa che non può provocar che dolore, un dolore sempre più complicato. Il grande ritornello che scuote le donne dell’intero globo terrestre si chiama Emancipazione e Progresso: ogni volta che sbarcavo in un nuovo paese mi trovavo dinanzi queste due parolone e le donne se ne riempivano la bocca quasi si fosse trattato di un chewing-gum. Gliele abbiamo insegnate noi donne evolute, come a masticare chewing-gum, ma non gli abbiamo detto che il chewing-gum può far male allo stomaco.

“Dio, che noia” disse Duilio. “Mi fate venire un gran sonno. Io vado a dormire.”

“Ma no, andiamo a bere un whisky” disse Laureen. E cercava la mia complicità: “Tu che ne dici?”

Che dovevo dirti, Laureen. Assomigliavi talmente alla mia amica italiana che piange soffiandosi il naso. Girando come Caino intorno alla luna, ero tornata in ogni senso al medesimo punto da cui ero partita. E in quel girare avevo seguito la marcia delle donne intorno a una cupa, stupidissima infelicità.”

Oriana Fallaci, Il sesso inutile

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