La moglie di Matisse e le altre – The Autobiography of Alice B. Toklas

Testo di: Lucia Senesi

Non innamoratevi mai degli artisti. (A meno che non abbiate una grande vocazione al martirio.) Oggi parliamo di questo libro: The Autobiography of Alice B. Toklas, scritto da Gertrude Stein. L’ho acquistato qualche mese fa a Parigi (insieme al libro di Orwell, Why I write, di cui vi ho già parlato e a Dubliners di Joyce, a cui mi dedicherò durante le vacanze estive).

 

GertrudeStein

 

Ma chi è Alice B. Toklas? E perché a scrivere la sua AUTObiografia, appunto, è qualcun altro? Alice B. Toklas è stata una scrittrice statunitense e compagna di vita di Gertrude Stein, che firma il libro; sì, Gertrude dice che la Toklas le ha chiesto il favore, ma la verità è un’altra. La verità è che la compagna le ha servito su di un piatto d’argento l’occasione per glorificare se stessa, senza risultare per questo snob, dal momento che i racconti sono della Toklas. Lo so, è un procedimento un po’ complicato da capire, e ci vuole tanta pazienza, e anche buon cuore.

Infatti, più che l’autobiografia della Toklas, a noi pare di leggere quella della cara Gertrude, e lo facciamo anche con un sorriso, perché gli artisti sono così. Intendiamoci, non sono cattivi, non sono di quelli a cui piace apparire nelle riviste pur non avendo mai fatto nulla di reale nella vita (anche perché trattandosi di lei, la cosa avrebbe del paradossale); il fatto è che non riescono a gestire il loro ego, ne sono completamente in balia, e succede che quando ti raccontano qualcosa tutto diventa subordinato a loro, tutto e tutti, quand’anche questi tutti siano gente come Picasso o Fitzgerald.

Così ti trovi di fronte a quel che racconta la Toklas: che vivere con Gertrude Stein significa ricevere tutti giorni signori, appunto, come Matisse, Picasso (il migliore amico, a detta sua), Hemingway, Apollinaire o Ezra Pound (che a Getrude Stein non è mai stato simpatico, vai a capire perché!). E significa, naturalmente, starsene in un angolo con le mogli di questi signori, che lei senza esagerare apostrofa come “geni”, ad aspettare che finiscano le loro disquisizioni sull’Arte, ovvero l’unica cosa a cui siano realmente interessati.

“Before I decided to write this book my twenty-five years with Gertrude Stein, I had often said that I would write, The wives of geniuses I have sat with. I have sat with so many. I have sat with wives who were not wives, of geniuses who were real geniuses. I have sat with real wives of geniuses, of near geniuses, of would be geniuses, in short I have sat very often and very long with many wives and wives of many geniuses.”

“Prima che decidessi di scrivere questo libro, i miei venticinque anni con Gertrude Stein, mi dicevo spesso che avrei dovuto scrivere, ‘Le mogli dei geni accanto a cui mi sono seduta’. Mi sono seduta accanto a molte di loro. Mi sono seduta accanto a mogli che non erano vere mogli, di geni che erano davvero geni. Mi sono seduta accanto a vere mogli di geni che in realtà non erano veri geni. Mi sono seduta accanto a mogli di geni, di quasi geni, di uomini che volevano essere geni, in breve mi sono spesso seduta accanto, e per molto tempo, a molte mogli e mogli di molti geni.”

(E se vi state chiedendo se il periodo di Getrude Stein è più o meno sempre costruito a questa maniera, la risposta è sì. Vi avevo avvisato che ci vuole pazienza.)

La prima martire che incontriamo nel libro è Fernande, la moglie di Picasso, che veniva presa un giorno e abbandonata quello dopo, e poi ripresa, e poi riabbandonata a favore di una nuova amante. Anche se, per dire la verità, la prima martire che incontriamo è la Toklas stessa, sempre alla mercé della Stein e dei suoi desideri. E’ estate, Gertrude Stein se ne vuole andare in vacanza nei colli di Fiesole, e via la Toklas a preparare le valige! E’ un periodo un po’ così, Gertrude Stein decide che vuole emulare le gesta di San Francesco e percorrere, naturalmente a piedi, il cammino della fede da Perugia ad Assisi, sempre in estate, e via la Toklas pronta! Gertrude Stein vuole questo e quello, e via la Toklas dietro, zitta e dietro, dietro e zitta. E sapete, in definitiva, se un giorno le avesse detto: ma Gertrude, è estate, non possiamo andarcene al mare in Costa Azzurra?, cosa avrebbe risposto Gertrude Stein? Ma vai tesoro, tu vai pure, non preoccuparti per me! Perché gli artisti sono così, a loro non importa nulla di cosa vuoi fare tu, perché tanto loro fanno quello che vogliono fare loro, forti come sono del fatto di non essere mai soli, poiché la loro Arte è sempre con loro e, come direbbe la Jelinek, loro sono contenti così.

 

getrudetoklas

 

Segnalo inoltre che con gli artisti il dialogo è inutile. Tu non puoi metterli di fronte alla realtà, non puoi dire: guarda che da quando stiamo insieme io ho abdicato alla mia vita per te, non faccio altro che quello che vuoi tu e tu non te ne rendi neanche conto. Arrivati a questo punto loro ti guarderanno e, con faccia incredula, rovesceranno immediatamente la frittata, poiché quello in torto sei tu, che addirittura ti sei permesso di soffrire per loro e di metterli in condizione di difficoltà. Lo so, anche questo è un procedimento difficile da spiegare, allora facciamo così: ve lo faccio spiegare da Proust (I Guermantes):

“Così gli egoisti hanno sempre l’ultima parola; avendo posto a priori che la loro decisione è inderogabile, più il sentimento al quale si fa appello perché vi rinuncino li turba, più trovano riprovevoli, non loro stessi che vi resistono ma coloro che li pongono nella necessità di resistervi, cosicché la loro durezza può arrivare all’estrema crudeltà, in quanto riesce soltanto ad aggravare ai loro occhi la colpevolezza dell’essere tanto indelicato da soffrire, da aver ragione, e causar loro vilmente il dolore di agire contro la propria pietà.”

Ma vivere con Gertrude Stein significa, al tempo stesso, anche assistere ad eventi che entrano a far parte della storia, come appunto il ritratto che le fece Picasso e di cui si racconta nel libro: Picasso had just finished his portrait of her which nobody at the time liked except the painter and the painted and which is now so famous, Picasso aveva appena finito il suo ritratto (di Gertrude Stein, N.d.R.) che al tempo non piaceva a nessuno eccetto al pittore e alla dipinta e che oggi è tanto famoso.

Ma l’altra volta, se vi ricordate bene, accennai alla povera moglie di Matisse, che fra tutte è probabilmente la più martire. Immaginate Matisse prima di diventare Matisse. Immaginatevelo squattrinato, in un buco di casa a Saint Michel, con vista a Notre Dame, ma sempre un buco. Immaginatevelo tutto il giorno a dipingere utilizzando la moglie come modella (pochi sanno che è lei nella famosa tela La Femme au Chapeau), e con una bimba che corre per casa.

 

matisse-la-femme-au-chapeau

 

E ora leggete questo:

“Matisse had at this time a small Cézanne and a small Gaugin and he said he needed them both. The Cézanne had been brought with his wife’s marriage portion, the Gaugin with the ring which was the only jewel she had ever owned. And they were happy beacuse he needed these two pictures.”

“Matisse possedeva al tempo un piccolo Cézanne e un piccolo Gaugin e diceva di avere bisogno di entrambi. Il Cézanne era stato comprato con la dote della moglie, il Gaugin con l’anello che era l’unico gioiello che lei avesse mai posseduto. Ed erano contenti perché lui aveva bisogno di questi due dipinti.”

Non so se avete capito. Non avevano soldi per mangiare, non avevano soldi per comprare un cappotto alla figlia. Però Matisse aveva i suoi dipinti di Cézanne e Gaugin, a cui non poteva assolutamente rinunciare. E allora, visto che lui (sempre lui) era contento, vivevano felici e contenti tutti e tre.

Non innamoratevi mai degli artisti, dunque. Neanche se avete una grande vocazione al martirio. Andatevene a fare una passeggiata, che è meglio. Passo e chiudo.

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