Intellettuali di sinistra che “Spaventiamo le persone perché siamo troppo colti!” Ma per piacere. Per carità.

Testo di: Lucia Senesi

A criticare la Destra ci pensa la Sinistra. A criticare l’impura sinistra renziana ci pensa sempre la dura e pura (si fa per dire) Sinistra. Ma a criticare la Sinistra chi ci pensa? Nessuno, che discorsi! La Sinistra è perfetta, loro sono i Buoni.

 

GaucheCaviar

 

“Spaventiamo le persone perché siamo troppo colti!” dicono questi intellettuali. Ma per piacere. Per carità.

A parte il fatto che chi è davvero troppo colto, o facciamo anche solo colto, non ha certo bisogno di sottolinearlo; chi è sicuro di se stesso non ha nulla da dimostrare e, meno ancora, da dichiarare e, per dirla come Leopardi, quasi tutti gli uomini grandi sono modesti: poiché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell’idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente più chiara e maggiore di quella che ha il volgo e considerano quanto sieno lontani dal perseguirla (Pensieri – LXIV).

Loro spaventano le persone! Vi giuro che io ogni volta che li ascolto resto esterrefatta. Ma le persone, bisognerebbe spiegarglielo, neanche li considerano minimamente (!), poiché hanno perso, illo tempore per dirla nel modo troppo colto a loro tanto caro, qualunque credibilità. La gente, in quelle rare volte che spende un sentimento nei loro confronti che non sia d’indifferenza, semplicemente non li sopporta.

E, forse non l’hanno ben capito, quello che la gente non sopporta non ha nulla a che vedere con il loro essere troppo colti ma, in caso, con il loro essere troppo snob, anche e troppe volte in mancanza di una qualunque sostanza, dei famosi contenuti che a loro piace tanto sbandierare. Ma chi ha contenuti non ha bisogno di sbandierare proprio nulla. Leopardi docet.

Quello che la gente non sopporta è semplicemente la Sinistra; la Sinistra che strumentalizza tutto, che manipola tutto a proprio piacimento, che si inventa potestà sugli argomenti più disparati, anche quando farlo significa bestemmiare contro la Storia e il buon senso; la Sinistra a cui nessuno deve permettersi di dire nulla, di far notare nulla. Questi esseri soprannaturali che pretenderebbero sempre di spiegarti come devi vivere, come devi pensare, cos’è il Giusto, cosa l’ingiusto (questo è facilissimo, poiché il Giusto sono loro). E poi ci sono le loro grandissime incoerenze, le loro storiche ipocrisie, la loro saccenza insopportabile. Criticano le prepotenze di Renzi e sono la prepotenza fatta persona: questo è nostro e di questo non vi potete occupare, dicono, questo lo abbiamo inventato noi, questo è un “furto”, e per questo dovete chiedere la nostra “autorizzazione”. E ti fanno la loro lezioncina di storia, così come l’hanno imparata, che è inutile mettersi lì a far notare che non è affatto come la raccontano loro, che ci sono almeno secoli e secoli di particolari che sono stati tralasciati. Non importa, dicono, scuotendo la testa. Poiché nessuno ha chiesto il tuo parere, tu non sei un illuminato come loro, con loro non puoi permetterti alcun dialogo. Loro ti indottrinano e tu devi asserire. Chiuso. Perché? Perché se sei in disaccordo e la loro kermesse di argomentazioni preconfezionate è terminata, la conclusione è sempre la stessa: sei un fascista.

In luogo di fascista, naturalmente, intendono uomo libero; eppure non lo sanno. Fascisti per loro erano la Fallaci, Pasolini e Calvino (quest’ultimi espulsi dal PCI!), fascista per loro era Sartre. Non so se avete capito… non c’è neanche bisogno di essere bravi a matematica per fare due conti.

A loro basta rispolverare la storiellina che sei schiavo del sistema, che, scemo come sei, subisci passivamente l’influenza delle pubblicità americane, che tutto quello che fai è per un secondo fine (questo lo danno addirittura per scontato, del resto loro fanno così da quando sono nati), che il sistema ha fatto di te il più banale stereotipo. Mentre loro! Il Giusto e il Bene! Loro sì, che sono liberi! Da questo le loro eterne contraddizioni, perché, appunto come scrive la Fallaci, per voler fare i coerenti diventano incoerenti anzi disonesti. Già negli anni settanta, Pasolini ha ben spiegato come tutti, se vogliamo attenerci alla verità, siamo schiavi del sistema. Tutti, lui incluso. “Devo essere un consumista per forza anch’io” dice Pasolini a Biagi “mi devo vestire, devo vivere, non soltanto, devo scrivere, devo fare dei film; quindi devo avere degli editori, devo avere dei produttori.” Ma, naturalmente, l’onestà intellettuale di Pasolini è qualcosa che è sparita insieme agli uomini fatti a quella maniera. Oggi c’è solo un collettivo di intellettualoidi, che sale in cattedra e imposta con te un rapporto da superiore a inferiore. Si relazionano con te come se fossi un incapace di intendere e di volere, e non capiscono come mai ti arrabbi; ti trattano come un imbecille e si domandano perché non dici loro “grazie”! E, in fondo a tutto, uno dei loro evergreen: il vittimismo. Il vittimismo da affiancare alla loro eterna teologia del lamento: tu dici queste cose perché li odi. Ma vi rendete conto? Io sono in imbarazzo persino a commentare. Avete mai notato come fanno i bambini? Mamma posso fare questo? Risposta: no. Ecco, tu mi odi! Anche questo genere di purezza, capite bene, sconfina nella disonestà.

E allora “Spaventiamo la gente perché siamo troppo colti!” Che imbarazzo. Non si rendono neanche conto di essere inascoltabili. Eh certo perché la gente, cioè gli altri, quelli che non sono loro, sono tutti dei poveri scemi.

Fingono di fare autocritica e non la finiscono mai di alimentare il proprio ego. L’unico spirito critico che li contraddistingue, e in quello sono bravissimi, è rivolto sempre e da sempre verso l’esterno, verso gli altri. Però, nel frattempo, portano avanti questa facciata d’autocritica, questa glorificazione personale mascherata da atto d’umiltà. E’ colpa nostra, dicono, perché siamo troppo colti, troppo raffinati, troppo perbene per piacere a questa massa informe. E’ colpa nostra perché veniamo da famiglie troppo rispettabili, perché abbiamo dei passati perfetti, perché siamo tanto sensibili noi, tanto attenti ai deboli noi, tanto buoni!

Però, purtroppo, non tutti possono essere come loro; sfortunatamente esistono anche gli altri, i poveri scemi. E sfortunatamente loro necessitano dei voti dei poveri scemi. Che fare dunque? Bisogna far finta di essere meno perfetti, meno noi. Non bisogna fare discorsi da salotto, dicono senza rendersi conto che quello che hanno appena fatto è esattamente un discorso da salotto. Bisogna scendere ai livelli dei poveracci, parlare come loro, provare a instaurare un’empatia. Tanto è solo per finta. Si sa che noi, alla fine, siamo i migliori. Noi-noi-noi. Un egoismo patologico, direbbe Philip Roth.

E intanto che ragionano così, quel che sfugge a questi intellettuali è che fin quando porteranno avanti questa politica del noi che siamo Noi e voi che siete i poveri scemi, che purtroppo in loro è fisiologica dunque dubito che riusciranno mai a liberarsene tanto che neanche si accorgono di possederla, potranno tranquillamente risparmiarsi tutta la dietrologia sul linguaggio, poiché i poveri scemi, in un modo in cui il linguaggio c’entra molto meno di quanto questi intellettuali possano immaginare, il proprio voto non glielo daranno mai. E faranno anche molto bene.

 

“Gli intellettuali americani, capisci. Magari son pieni di contraddizioni; incontri un allievo di Morris che ha dato la laurea sulla poesia del Petrarca, discute di semeiotica e poi incontri due studentesse che ignoran perfino Apollinaire o Rimbaud. Quali sono i poeti che preferisce, ti chiedono. Rimbaud, rispondi, Apollinaire, Machado, Kavafis. Ti guardano cieche. Che Kavafis non lo conoscano, passi. Per Machado è già grave, per Apollinaire è assurdo, per Rimbaud addirittura scandaloso. Però hanno un tale rispetto per la cultura! Un rispetto pieno di timore, umiltà: è una gran dote. Considera gli italiani: sono sempre padroni del sapere, anche quando sono ignoranti. Non c’è mai un attimo di timidezza, negli italiani, verso il sapere. Un tipo come Umberto Eco, ad esempio. Conosce tutto lo scibile e te lo vomita in faccia con l’aria più indifferente: è come se tu ascoltassi un robot. Un americano erudito come Umberto Eco è un uomo umile, invece, non si considera mai padrone della sua sapienza, è quasi spaventato dalla sua cultura. Ciò è giusto, mi piace…”.

Da un intervista di Oriana Fallaci a Pier Paolo Pasolini

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