Dai diari di Rachel Corrie

Post di: Lucia Senesi

“Tutti siamo venuti al mondo e tutti un giorno dovremo morire. Molto probabilmente, in una certa misura, da soli.

E se questa solitudine non fosse una tragedia? Se la solitudine fosse quello che ci consente di dire la verità senza aver paura? Se la nostra solitudine fosse la cosa che ci consente di avventurarci – di fare esperienza del mondo come una presenza dinamica – come una cosa mutevole, interattiva?

Se vivessi in Bosnia o in Ruanda o chissà dove, la morte inutile non sarebbe un simbolo distante per me, non sarebbe una metafora, sarebbe una realtà.

E io non ho il diritto a questa metafora. Ma la uso per consolarmi. Per dare una frazione di significato a qualcosa di enorme e inutile.

Questa consapevolezza. Questa consapevolezza che vivrò la mia vita in questo mondo dove sono una privilegiata.

Non sono in grado di raffreddare le acque bollenti in Russia. Non posso essere Picasso. Non posso essere Gesù. Non sono in grado di salvare il pianeta con le mie sole mani.

Sono capace di lavare i piatti.”

 

Dai diari di Rachel Corrie

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