Calvino salverà il mondo, è l’unica certezza che ho.

Scritto da: Lucia Senesi

 

“Come scriverei bene se non ci fossi! 
Se tra il foglio bianco e il ribollire delle parole e delle storie che prendono forma e svaniscono senza che nessuno le scriva non si mettesse di mezzo quello scomodo diaframma che è la mia persona!
 Lo stile, il gusto, la filosofia personale, la soggettività, la formazione culturale, l’esperienza vissuta, la psicologia, il talento, i trucchi del mestiere: tutti gli elementi che fanno sì che ciò che scrivo sia riconoscibile come mio, mi sembrano una gabbia che limita le mie possibilità. Se fossi solo una mano, una mano mozza che impugna una penna e scrive… Chi muoverebbe questa mano? La folla anonima? Lo spirito dei tempi? L’inconscio collettivo? Non so. Non è per poter essere il portavoce di qualcosa di definibile che vorrei annullare me stesso. Solo per trasmettere lo scrivibile che attende di essere scritto, il narrabile che nessuno racconta.”

 

“La fisicità dell’esistere, – farfuglio, – ecco, vede, io sono qui, sono un uomo che esiste, di fronte a lei, alla sua presenza fisica… – e una gelosia pungente m’invade, non d’altre persone, ma di quel me stesso d’inchiostro e punti e virgole che ha scritto i romanzi che non scriverò più, l’autore che continua a entrare nell’intimità di questa giovane donna, mentre io, io qui e ora, con la mia energia fisica che sento insorgere molto più indefettibile dello slancio creativo, sono separato da lei dall’immensa distanza d’una tastiera e d’un foglio bianco sul rullo.”

 

“Non era pazzia la sua; forse solo disperazione; la scommessa con la donna era perduta da un pezzo; era lei la vincitrice, era la sua lettura sempre incuriosita e sempre incontentabile che riusciva a scoprire verità nascoste nel falso più smaccato, e falsità senza attenuanti nelle parole che si pretendono più veritiere. Cosa restava al nostro illusionista? Pur di non spezzare l’ultimo filo che lo collegava a lei, egli continuava a seminare la confusione fra i titoli, i nomi degli autori, gli pseudonimi, le lingue, le traduzioni, le edizioni, le copertine, i frontespazi, i capitoli, gli inizi, i finali, perché lei fosse obbligata a riconoscere quei segni della sua presenza, quel suo saluto senza speranza di risposta.”

 

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

Italo

 

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