#Gaza e il femminismo di cui non ho bisogno

Non vedi che c’è l’emergenza per cui ci sono addirittura ragazze che dicono che non hanno bisogno del femminismo? Accidentaccio, con ‘sti argomenti così retrò (la guerra, N.d.R.)! Allora, care, potreste smettere di fare le indignate perché qualcuno v’ha detto che un certo femminismo è cacca e vi dedicate ai cadaveri che stanno oltre confine? O dobbiamo ancora vedere le vostre ridicole pantomime tanto a lungo?

Al di là del Buco

10391397_661863990568976_3412922407013701733_nVe la racconto in modo semplice, anche perché oggi è stata una giornata complicata, io non sono stata molto bene e non ho molta energia per dirla meglio. Mi scuso a priori per la mancanza di diplomazia, ma ricordate che non c’è mai nulla di personale e che il mio è semplicemente un giudizio politico.

In questi giorni emerge, con forza, su un tot di siti, incluso questo blog, che ci sono donne che inneggiano alla guerra, ai militari israeliani e che esprimono un tale odio nei confronti dei palestinesi da far pensare direttamente a modalità – naziste – per fanatismo e livello di totale disumanità. Ne scrivo, anzi, ne scriviamo [QUI e QUI], e una rete di persone, donne, mette in condivisione notizie, traduzioni, osservazioni, analisi politiche e mi arriva voce che qualcun@ considererebbe questi articoli, ovvero cose che non ragionano della “magnificenza al femminile” (e qui…

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4 comments

  1. è ovvio che i massacri di innocenti sono più importanti di un hashtag

    deto questo,La biologia fa parte della realtà. tra i due entrambi deleteri e falsi estremismi del “ridurre tutto a biologia” e del “la biologia non conta nulla” c’è in mezzo una quantità di roba un po’ più complessa, per fortuna. Allora: gli uomini spaccano (o no) i maroni al mondo e anche le donne possono spaccarli o meno in maniera simile o diversa..(tra l’altro la cultura con ogni cambiamento nel tempo e nello spazio, fa parte della natura umana, non ha senso separare natura e cultura) qui non si tratta di dare attribuzioni rigide per genere tipo che se sei donna non ti possono piacere gli horror e se sei maschio non ti possono piacere le commedie romantiche (a me piacciono entrambi tra l’altro!) e cavolate simili, si tratta di dire che ci sono molti modi di vivere l’identità di genere maschile e l’identità di genere femminile, la mascolinità e la femminilità, alcuni di questi modi sono statisticamente diffusi altri meno diffusi ma tutti sono legittimi e autentici

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    1. “Tutti sono legittimi e autentici”, non saprei, non credo. Dovrei ampliare la questione. Giuro che sono un paio di settimane che vorrei scrivere qualcosa su questa storia delle “donne che parlano alle donne”, (che per me è abbastanza assurda e discriminatoria; ma, certo, per me.) e dei diritti che loro decidono per assioma che siano diritti, a volte strumentalizzando terzi che non c’entrano nulla, solo per dimostrare che i loro sofismi sono fondati, per l’appunto, su assiomi che nessuno deve permettersi di mettere in discussione. Solo che io sono fatta così: ogni volta che apro internet e vedo che sono state ammazzate 70, 100 persone (di cui l’80% sono bambini) per i capricci fra i potenti, mi dico: ma veramente bisogna discutere di queste cose? Ma veramente vogliamo vivere una vita di cieco relativismo (no, il benaltrismo non c’entra nulla.), continuando a pensare sempre e solo al nostro orticello? Ma è veramente necessario, in questo preciso momento storico, discutere di “prossimità neonatale”, quando siamo tutti responsabili del genocidio che si sta compiendo? Io dico che è puro e semplice egoismo. Se il popolo sotto le bombe fosse il nostro, lei pensa che staremo qui ad occuparci di questo? Io penso di no. Ma il popolo, fortunatamente per noi, è quello palestinese (che è inferiore), e allora che ci frega? Anzi meglio non esporsi e non parlarne, come suggerisce l’arguta femminista alla sua collega che, ringraziando il cielo, dimostra una diversa sensibilità. Ecco la forma mentis delle donne che parlano con le donne: esattamente la stessa degli uomini che parlano con gli uomini o con le donne, a seconda di chi è a loro più comodo al momento.

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      1. capisco, io facevo solo notare che non è detto che chi parla di “prossimità neonatale” se ne freghi del massacro di Gaza, poi ho già detto che dovendo scegliere, certamente ci sono questioni un po’ più importanti del cognome materno (che poi è sempre quello del padre della madre, io sono per accettare il fatto che comunque vada tutti siamo usciti dal corpo di una donna e portiamo il cognome di un uomo), ognuno sceglie le sue battaglie

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  2. Certo, tutte le battaglie sono legittime se si fondano su un diritto (che però non può pretendere di diventare un’imposizione per quelli che hanno un’idea diversa dalla tua), ma credo che la scrittrice si riferisse al fatto che nella vita esistono delle urgenze, perché il relativismo alla lunga serve solo per mascherare l’egoismo. E in ogni caso nella vita non si può mai dire nulla; io, per esempio, non avrei mai immaginato di diventare dipendente da un blog di una femminista, ma dato che è così lo ammetto, non è che per principio fingo che non mi piaccia ciò che scrive o come lo scrive. Si chiama onestà intellettuale, rispettare anche chi la pensa nel modo opposto al tuo, purché lo faccia con rispetto. Oddio, in linea generale andrebbe fatto comunque, ma io sono poco tollerante nei confronti dei prepotenti… neri, rossi, uomini o donne. 🙂

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