Alessandro e i bambini di Gaza

Scritto da: Lucia Senesi

 

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Inizia tutto con questa foto, pubblicata da Alessandro questa mattina. Dopo un po’ non resiste e la commenta, scrive:

“Ho una paura tremenda di aprire foto di questi giorni e trovare uno dei ragazzini che un anno fa hanno riempito la mia vita. ma poi, penso che è sempre un bambino che sta morendo. un dramma! una tragedia! un supplizio. fermiamoli.”

E’ fatto così Alessandro: l’egoismo non sa nemmeno che faccia abbia. Si sente quasi in colpa per aver sperato che i “suoi” bambini siano vivi; sa che non è giusto sperarlo, sa che ogni vita è una vita, unica, personale, importante.

Nel pomeriggio non resiste di nuovo e scrive un bellissimo pensiero, che mi piacerebbe condividere in questo spazio:

 

#Amman 1 Agosto 2014, pensando a #GazaUnderAttack

 

Proprio in questi giorni un anno fa, riuscivo dopo mille peripezie ad entrare a Gaza, in questa prigione a cielo aperto.

Sento il bisogno impellente e la voglia di scrivere qualcosa.

Ho voglia di scrivere per sentirmi vicino il più possibile a questo popolo che sta soffrendo in maniera crudele.

Sento il bisogno di scrivere per raccontare di questa popolo, per sfatare qualche leggenda/luogo comune che come un’edera si è insinuata nel pensare comune occidentale.

 

Ho vissuto fianco a fianco del popolo di Gaza, mi sono sentito uno di loro e soprattutto mi hanno fatto sentire uno di loro. Ho mangiato con loro, ho digiunato con loro, ho pregato con loro, ho dialogato con loro.

La cosa più importante, significativa e bella che mi è capitata, però, è che ho avuto la fortuna di vedere, vivere e conoscere tutto ciò attraverso gli occhi dei bambini.

 

Faccio parte di “JASMINE REVOLUTION coming soon from arabic lands.” e uno dei progetti e’ stato #jasmineteam, una squadra di calcio a Gaza, con i bambini del quartiere in cui vivevo. Sono tornato a giocare a calcio per Gaza e con loro mi son trovato a vivere giorno per giorno come vivono loro.

 

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Non ho mai avuto la sensazione di avere di fronte dei ragazzi usati da pseudo terroristi. Non ho mai avuto l’impressione che gli mancasse qualcosa, se non un paio di scarpe e soprattutto la possibilità di sognare una vita normale e viaggiare come tutti i bambini “normali”.

Se avessi avuto la minima sensazione che lì a Gaza i bambini venissero usati come scudi umani, non avrei avuto la minima esitazione ad andarmene e a denunciare ciò. E poi si sa i bambini non sanno nascondere alcuna emozione.

I bambini, numerosi, chiassosi, sono amati, riempiti di attenzione, protettivi e premurosi fra loro . (lo erano con me in maniera quasi adulta!). Questo non può essere che un segno di valori e sentimenti che qualcuno ha trasmesso loro.

Ho visto fratelli maggiori sgridare i minori davanti a tutti, ho visto bambini che rispettavano i più deboli, ho visto ragazzi che educavano i bambini, senza badare a quale famiglia appartenessero. Quando andavamo a giocare con squadre di altri quartieri, ho potuto osservare coi miei occhi l’attenzione e la passione rivolta all’educazione di questi ragazzini nei centri sportivi.

Ricordo che all’inizio di settembre, gli allenamenti erano disertati da molti, e il motivo era l’inizio della scuola. Non vengono allenati alla guerra come ci fanno credere i media asserviti al Regime Sionista, NON VENGONO USATI COME SCUDI UMANI COME CI VOGLIONO FAR CREDERE.

Vengono educati allo studio, e se qualcuno non vuole studiare, va a lavorare e le famiglie in questo sono determinate. Non hanno la guerra in testa ma una voglia di una vita normale che li accomuna a tutti i bambini del mondo.

 

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Ho condiviso infine vari momenti con i tanto temuti membri di Hamas:

col ministro dell’istruzione (ebbene sì! c’è un ministro dell’istruzione che favorisce lo studio e l’uso dei libri, costruisce scuole e non le chiude, che accoglie le ragazze che si iscrivono nelle TRE università della Striscia, organizza eventi culturali), con cui ho giocato a calcio e dialogato; col ministro della difesa, pronto ad accogliere un punto di vista altro da lui.

Ora ho tanta paura ad aprire facebook o vedere notiziari, perché temo di vedere foto di qualcuno che porto nel cuore morto a causa di un odio e di un disegno folle che ha radici ben più lontane e si maschera dietro il pericoloso Hamas.

Vorrei parlare anche del tanto temuto estremismo religioso. Temo più chi in nome di Dio distrugge popoli interi per prendersi una terra. Secondo me questo è il fanatismo religioso, non chi prega cinque volte al giorno e porta un velo per scelta per tradizione e per moda. Un altro fanatismo , concedetemelo, e’ quello degli occidentali che vanno a predicare una liberta’ basata su principi politici ed etici lontani anni luce dal popolo palestinese, che e’ molto piu’ emancipato di noi.

L’emancipazione nasce da una libertà che il popolo di Gaza oggi non ha.

Ho imparato da questo popolo la dignità e il rispetto attraverso gli occhi dei bambini. Spero solo che questo genocidio si fermi e che si possa parlare finalmente della bellezza di Gaza e del suo popolo.

Alessandro

 

La storia fotografica di Jasmine Team by Sami Haven
Il mio diario di Jasmine Team
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