Quando Pasolini diceva: Smettetela di pensare ai vostri diritti, smettetela di chiedere il potere.

Testo: Lucia Senesi

 

 

Esiste un Pasolini fortemente critico nei confronti dei giovani, del Sessantotto, del femminismo, dei cosiddetti “anticonformisti”, che la Sinistra si guarda sempre bene dal ricordare. Anzi, diciamolo meglio: che si occupa sempre bene di censurare.

Non censuriamolo noi.

C’è un articolo di Libération, vedete un po’ bisogna tornare indietro nel lontano 2002, che narra proprio di questo Pasolini e, addirittura, il giornalista lo annovera fra i primi intellettuali davvero reazionari, di quelli che dichiarano di stare a Sinistra ma poi, di fatto, sostengono anche battaglie che con la Sinistra non hanno nulla a che fare.

In realtà, come ha ben spiegato la Fallaci, i veri intellettuali sono liberi e rifiutano di accettare acriticamente un dogma solo perché dietro c’è una certa ideologia che cerca di imporglielo. Per questo chi strumentalizza un intellettuale, in un senso o nell’altro, è un disonesto prima ancora che un ignorante (nel senso che ignora, che non conosce). C’è da aggiungere che Pasolini è anche un autore abbastanza complesso, che raramente viene letto e studiato in toto, quindi ancora più facilmente censurabile. Ma, come abbiamo detto, non censuriamolo noi!

C’è da ricordare, prima di tutto, la sua espulsione dal PCI con la seguente motivazione:

 

“La federazione del Pci di Pordenone ha deliberato in data 26 ottobre l’espulsione dal partito del Dott. Pier Paolo Pasolini di Casarsa per indegnità morale. Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decantati poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese”.

 

Avete capito? Le deleterie influenze dei Gide e dei Sartre, che raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione boghese, che si vogliono atteggiare a progressisti! Intendendo dire con questo che i veri progressisti sarebbero loro. Questa è la Sinistra italiana. E oggi, i figli ideologici di questi signori (che se fossero vissuti al tempo avrebbero detto queste stesse identiche cose), quando parlano di Pasolini lo fanno, naturalmente, come se facesse parte del loro patrimonio, ovvero del tanto decantato “patrimonio della Sinistra”.

 

PasoliniPCI

 

Ma partiamo dalla sua opinione sui diritti, che potete trovare qui per esteso, o in Lettere Luterane:

“Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. (…) Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.”

 

Sui giovani, invece, scriveva così (Scritti corsari):

“Dunque: decidere di farsi crescere i capelli fin sulle spalle, oppure tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi (in una citazione protonovecentesca); decidere di mettersi una benda in testa oppure di calcarsi una scopoletta sugli occhi; decidere se sognare una Ferrari o una Porsche; seguire attentamente i programmi televisivi; conoscere i titoli di qualche best-seller; vestirsi con pantaloni e magliette prepotentemente alla moda; avere rapporti ossessivi con ragazze tenute accanto esornativamente, ma, nel tempo stesso, con la pretesa che siano «libere» ecc. ecc. ecc.: tutti questi sono atti culturali. Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili.”

E sulle giovani (Lettere luterane):

“La falsa tolleranza ha reso significative, in mezzo alla massa dei maschi, anche le ragazze. Esse sono in genere, personalmente, migliori: vivono infatti un momento di tensione, di liberazione, di conquista (anche se in modo illusorio). Ma nel quadro generale la loro funzione finisce con l’essere regressiva. Una libertà “regalata”, infatti, non può vincere in esse, naturalmente, le secolari abitudini alla codificazione.”

 

E rivolgendosi agli uomini di Sinistra, riguardo le stragi di Milano e di Brescia (Scritti corsari), precisa:

“Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla:

1) perché parlare di « Strage di Stato » non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì;

2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero. Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza.”

 

Avete capito cosa dice Pasolini alla Sinistra? Questo è davvero significativo: l’unica cosa che siamo in grado di fare è condannare per metterci a posto la coscienza. E un discorso molto simile lo fa ne “La divina Mimesis”, quando scrive:

“Odiamo il conformismo degli altri perché è questo che ci trattiene dall’interessarci al nostro.”

 

E ancora nella poesia “Il PCI ai giovani”, critica fortemente le manifestazioni degli studenti borghesi (esattamente come farà la Fallaci):

 

“Mi dispiace. La polemica contro

il Pci andava fatta nella prima metà

del decennio passato. Siete in ritardo, cari.

Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:

peggio per voi.

Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi 
quelli delle televisioni)

vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio

delle Università) il culo. Io no, cari.

Avete facce di figli di papà.

Vi odio come odio i vostri papà.

Buona razza non mente.

Avete lo stesso occhio cattivo.

Siete pavidi, incerti, disperati 


(benissimo!) ma sapete anche come essere


prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:

prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte 
coi poliziotti,

io simpatizzavo coi poliziotti.

Perché i poliziotti sono figli di poveri.”

 

E continua:

“Questo, cari figli, sapete.

E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:

la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia


prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione

al potere.

 

Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre

sulla presa di potere.

Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,

nei vostri pallori snobismi disperati,

nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,

nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo

(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia

infima, o da qualche famiglia operaia

questi difetti hanno qualche nobiltà:

conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)

Riformisti!

Reificatori!

Occupate le università 
ma dite che la stessa idea venga

a dei giovani operai.

 

E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Monde

avranno tanta sollecitudine 
nel cercar di comprendere i loro problemi?

(…)

Smettetela di pensare ai vostri diritti,

smettetela di chiedere il potere.

 

(…)i vostri adulatori (anche Comunisti)

non vi dicono la banale verità: che siete una nuova

specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,

come i vostri padri, ancora, cari!

Ecco, 
gli Americani, vostri odorabili coetanei,

coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,

loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!

Se lo inventano giorno per giorno!

Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:

potreste ignorarlo?

Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione 
del Times e del Tempo).

Lo ignorate andando, con moralismo provinciale, 
“più a sinistra”.

 

(…) Così parlando,

chiedete tutto a parole,

mentre, coi fatti, chiedete solo ciò

a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):

una serie di improrogabili riforme

l’applicazione di nuovi metodi pedagogici

e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!

Che la buona stella della borghesia vi assista!

 

Ecco, magari, prima di citare Pasolini a caso, leggiamolo. E magari invece di giocare a “questo è mio”, proviamo a prendere in considerazione le sue riflessioni. Tutte, non solo quelle che ci fanno comodo.

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