L’amore non corrisposto (vale a dire l’amore) – Proust d’estate e d’inverno

Scritto da: Lucia Senesi

 

Nel consigliare i libri da leggere quest’estate, Francesco Pacifico ha indicato la Recherche con la seguente motivazione:

«Ogni anno in Italia un ventenne sociopatico legge tutta la Ricerca del tempo perduto in un’estate e se lo ricorda per tutta la vita. Sii tu quel ventenne. Io sono il ventenne dell’estate 2000 e non l’ho rimpianto mai neanche per un minuto».

Se tu che stai leggendo sei quel ventenne, sappi che ricorderai quest’estate come una delle migliori di sempre (quand’anche trascorsa nel giardino di casa); e se non sei tu, ecco un assaggio di quello che ti sei perso (con una premessa: c’è sempre tempo. Io, per esempio, sono stata la venticinquenne sociopatica dell’inverno 2011):

 

” Albertine, non mi dava che la sua parola, una parola perentoria ma senza prove. Ma era proprio ciò che poteva meglio calmarmi, perché la gelosia appartiene a quella categoria di dubbi morbosi che un’affermazione energica rimuove molto più di una verosimile. D’altronde, è tipico dell’amore di renderci nello stesso tempo più diffidenti e più creduli, di indurci a sospettare della donna che amiamo con meno remore di quanto non ne avremmo per un’altra e di credere più facilmente ai suoi dinieghi. Bisogna amare per prender coscienza che non esistono soltanto donne oneste, anzi, per accorgersene, e bisogna amare per desiderare, anzi, per essere sicuri che ce ne siano.

E’ umano cercare il dolore e liberarsene subito. Le iniziative in grado di riuscirci ci sembrano ovviamente giuste. Non si sta tanto a discutere su un calmante che agisce. E poi, per molteplice che sia l’essere che amiamo, esso può, in ogni caso, presentarci due personalità essenziali secondo che ci appaia come nostro o tendente a rivolgere i suoi desideri altrove anziché verso di noi. La prima di queste personalità possiede la particolare capacità di impedirci di credere alla realtà della seconda, il segreto specifico per calmare le sofferenze che quest’ultima ci ha suscitato.

L’essere amato è successivamente il male e il rimedio che sospende e aggrava il male. Probabilmente da un pezzo ero stato preparato, per la potenza che esercitava sulla mia immaginazione e sulla mia emotività l’esempio di Swann, a credere vero ciò che temevo anziché ciò che avrei desiderato. (…)

Sarei dovuto partire quella sera stessa senza rivederla mai più. Sentivo fin da allora che nell’amore non corrisposto – vale a dire nell’amore, perché ci sono esseri per i quali non esiste l’amore corrisposto – si può assaporare solo quel simulacro di felicità che mi veniva concesso in uno di quei momenti unici nei quali la bontà di una donna, o il suo capriccio, o il caso, applicano ai nostri desideri, in una coincidenza perfetta, le stesse parole, gli stessi gesti come se fossimo veramente amati. (…)

Avrei dovuto lasciare Balbec, chiudermi in solitudine, restarvi in armonia con le ultime vibrazioni della voce che avevo saputo per un istante rendere amorosa e alla quale non avrei chiesto altro che di non rivolgersi più a me, per paura che con una parola nuova che ormai non avrebbe potuto che essere diversa, venisse a ferire, con una dissonanza, il silenzio sensitivo in cui, come grazie all’azione di quei dispositivi che cambiano la tonalità degli strumenti musicali, avrebbe potuto sopravvivere in me a lungo il timbro di quella felicità. “

Marcel Proust, Sodoma e Gomorra

 

Marcel_Proust_1900

 

 

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