La certezza che scriverò – Marguerite Duras

Scritto da: Lucia Senesi

 

Ecco un’altra affiliata del vivere al rovescio.

 

” Mai buongiorno, buonasera, buon anno. Mai grazie. Mai una parola, mai il bisogno di dire una parola. Muti, lontani. Una famiglia di sasso, pietrificata, chiusa in uno spessore inaccessibile. Tentiamo ogni giorno di ucciderci, di uccidere. Non parliamo tra di noi, non ci guardiamo neppure. Dal momento che siamo visti, non possiamo guardare. Guardare significa avere curiosità verso, nei riguardi di, significa abbassarsi. E’ sempre disonorevole, non c’è nessuno che valga uno sguardo. Ogni conversazione è bandita, questo soprattutto rivela la nostra vergogna e il nostro orgoglio, odiamo ogni comunanza, familiare o di altro tipo, la consideriamo degradante. Ci unisce la vergogna essenziale di dover vivere la vita, vergogna dovuta alla parte più profonda della nostra storia, all’esser tutti e tre figli di quell’onesta creatura che la società ha assassinato. Facciamo parte della società che ha ridotto mia madre alla disperazione. Per quel che è stato fatto a lei, così dolce, così fiduciosa, odiamo la vita e ci odiamo. (…)

Sono ancora in quella famiglia, vivo lì, e in nessun altro luogo. La sua aridità, la sua terribile durezza, la sua malvagità mi rendono profondamente sicura, rafforzano la mia essenziale certezza, la certezza che più tardi scriverò. E’ quello il posto in cui mi rifugerò, una volta abbandonato il presente, solo quello. “

Marguerite Duras, L’amante

 

margueriteduras

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