La letteratura femminile non esiste – L’arte che servirà domani

Scritto da: Lucia Senesi

 

 

Oggi si festeggiano i novant’anni di Mastroianni; proprio lui che ne La dolce vita, a un certo punto, dice così:

 

“Qualche anno fa ho letto le sue poesie. Mi piacciono. Sono forti, nette. Non sembrano scritte da una donna. Questa è l’arte che preferisco, quella che penso servirà domani.

Un’arte chiara, netta, senza retorica, che non dica bugie, che non sia adulatrice.”

 

Esiste uno sguardo maschile e uno sguardo femminile, ma l’Arte è una.

L’Arte di genere non esiste. La letteratura femminile non esiste. Esiste la letteratura.

Ed esistono donne che si occupano, o si sono occupate, di letteratura. Ne ho scelte dieci:

 

  1. Oriana Fallaci (Lettera a un bambino mai nato)

 

“Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?”

 

 

  1. Natalia Ginzburg (Caro Michele)

 

“Ti auguro ogni bene possibile, e spero che tu sia felice, ammesso che la felicità esista. Io non credo che esista, ma gli altri lo credono, e non è detto che non abbiano ragione gli altri.”

 

 

  1. Elsa Morante (Il mondo salvato dai ragazzini)

 

“Tu lo sapevi che le fanciullezze sulla terra

sono un passaggio di barbari divini

col marchio carcerario della fine già segnata.

Lo sapevi. Eppure volevi farmi vivere

Quando io non volevo più vivere.

Quella tua prepotenza era una noia per me.”

 

 

  1. Marguerite Yourcenar (Fuochi)

 

“Un cuore, una cosa piuttosto sudicia. Di competenza della tavola anatomica e della vetrina del macellaio. Preferisco il tuo corpo.”

 

 

  1. Wisława Szymborska (Un amore felice)

 

“Un amore felice. E’ normale?

è serio? è utile?

Che se ne fa il mondo di due esseri

che non vedono il mondo?”

 

 

  1. Elfriede Jelinek (La pianista)

 

“I sentimenti sono sempre ridicoli, specie quando capitano in mano a degli incompetenti.”

 

 

  1. Alice Munro (La vista da Castle Rock)

 

“…vergogna. Un sentimento che ha ormai fatto un giro completo dentro di me, diventando in sé causa di una vergogna ulteriore.”

 

 

  1. Ingeborg Bachmann (Il trentesimo anno)

 

“Speranza: spero che non s’avveri nulla di ciò che spero. Spero che quando l’albero e il figlio mi toccheranno in sorte, ciò avvenga in un’epoca in cui m’avrà abbandonato ogni speranza di averli e anche ogni modestia di pretese. Allora saprò anche come trattare l’uno e l’altro, saprò essere buono e fermo e saprò separarmi da loro nell’ora della mia morte. Ma io vivo. Io vivo! E’ un fatto incontestabile.”

 

 

  1. Doris Lessing (L’abitudine di amare)

 

“Al mattino lei lo guardò in maniera strana, con un rispetto strano, malinconico, e disse: “Sai, George? Hai proprio preso l’abitudine di amare. Tu vuoi qualcosa da tenere fra le braccia, ecco tutto. Che cosa fai, quando sei solo? Ti stringi a un cuscino?” Egli non disse nulla; era ferito fin nel profondo del cuore.”

 

 

10.  Marguerite Duras (L’amante)

 

“Quando me ne sono andata, quando l’ho lasciato, per due anni non mi sono avvicinata a un uomo. Ma forse questa inesplicabile fedeltà era fedeltà a me stessa.”

 

 

ladolcevitabambina

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