L’opera d’arte nell’epoca della sua tutela tecnica – Madonna del Parto

Testo di: Lucia Senesi

 

Quando si parla della Madonna del Parto di Piero della Francesca (Monterchi-spazi espositivi, affresco 260×203 cm, 1455-1465 c.a.) bisogna prendere in considerazione almeno tre aspetti: il primo, naturalmente, è quello artistico; il secondo è la storia che indissolubilmente l’ha legata al territorio di Monterchi; e il terzo è il luogo dove è stata riposta a partire dal 1992.

Ho visto l’affresco questo Agosto ed è andata così (dai miei appunti):

 

MadonnadelParto

 

“Lunedì 18 agosto ‘14

Il primo sentimento è stata la delusione.

Poi astrazione dal luogo, isolamento dell’opera. Lo squarcio sul ventre e quello sulla tenda. Il classicismo dei colori e il modo speculare. Questa Madonna che pare una contadina. Che se le lasci cadere i capelli sulle spalle, le togli quell’abito azzurro, e la porti in un campo, resta quel che è: una ragazza di paese dalle forme arrotondate, che porta il peso del pancione.

C’è qualcosa di veramente immutabile in questo dipinto, e sono gli occhi di queste tre figure. L’angelo vestito di verde guarda fisso un orizzonte lontano. Quello rosso, invece, non toglie i suoi occhi dai tuoi: è inutile che provi a spostarti. Ti appiccica quegli occhi pieni di angoscia addosso, e pretende che tu li accetti. Così come accetta, rassegnata, la Madonna il suo compito. La testa è alta, le braccia ai fianchi, il corpo orgogliosamente pronto a sopportare tutto il peso, fisico e morale, di quel pancione. Eppure gli occhi non riescono a staccarsi da terra. Questi due occhi che cadono disugualmente a terra, che, se non fossero perfettamente inseriti nell’Idea della ragazza imperfetta, normale, chiamata a incarnare la Madre di tutti, sembrerebbero addirittura sgraziati. E da lì la loro grazia.

Stanchezza, stanchezza. Mi sento stanca, e piena.”

 

E scritto questo, ero nel giardino di casa e avevo visto l’affresco un’ora prima, mi sono addormentata e ho dormito per tutto il pomeriggio. E potremmo anche aprire una nuova riflessione, per esempio: un’opera tanto vasta è come un libro, una sinfonia, è come un film. Come ogni forma d’arte coinvolge tutto quello che ti appartiene, la tua cultura, la tua religione, tutti i libri che hai letto, tutti i film che hai visto, tutti i discorsi che hai ascoltato. E ogni volta che la rivedi, inevitabilmente, ogni cosa è diversa e nuova, perché ci vedi quel che prima non potevi vedere. Non è così sempre con l’Arte? E allora: quando visitiamo metà Louvre in un mattino siamo nella condizione migliore per fruire dell’opera di cui vorremmo fruire? Siamo sicuri che il nostro approccio “bulimico” sia quello più giusto? Ma fermiamoci qui per un attimo.

Che storia c’è dietro questa Madonna che tanto aveva affascinato Tarkovskij? Ho recentemente assistito all’intervento della dott.ssa Beatrice Baldi “La Madonna del Parto e il cimitero di Monterchi” in occasione della mostra “Femminilità del sacro” a Monte San Savino.

La dott.ssa Baldi spiega che a Monterchi c’era una piccola cappella rupestre, considerata un vero e proprio luogo di culto. La connessione acqua (fiume), collina e cielo, richiamava dei culti molto più antichi rispetto al Cristianesimo; questo sta a significare che sarebbe potuto tranquillamente essere un luogo pagano. Piero della Francesca dipinse la sua Madonna sull’altare maggiore, portando avanti un vero e proprio studio del punto di vista; i fedeli che sarebbero entrati nella cappella avrebbero visto il suo affresco in un certo modo, e in un certo modo gli si sarebbero avvicinati. Successivamente, i lavori architettonici nella cappella a seguito della costruzione del cimitero e della casa del cappellano, hanno modificato, e perso per sempre, quel punto di vista. E impeccabile è stato Tarkosvkij in Nostalghia (1983) a cercare di ricrearlo con quel movimento di carrello.

Ma quel che si perde una volta si perde per sempre. Dovevano saperlo bene le donne di Monterchi che rifiutarono sistematicamente di allontanarsi dalla propria Madonna. Insorsero nel 1917 quando, in seguito al terremoto, l’affresco doveva essere portato ad Arezzo; insorsero nel 1919 dopo il trasferimento nella Pinacoteca di San Sepolcro; insorsero nel 1944 quando il governo dispose che i capolavori d’arte venissero conservati all’interno di sotterranei per proteggerli dai bombardamenti; e insorsero infine anche nel 1945 quando l’affresco venne richiesto a Firenze in occasione di una mostra. Ogni volta le donne si ribellavano e ogni volta la Madonna del Parto veniva riportata nella sua chiesa. Infine, nel 1992, le donne cedettero e la Madonna fu spostata in uno spazio espositivo ad hoc, dove si trova tuttora. Per essere chiari: alle donne che l’affresco fosse di Piero della Francesca non poteva fregare di meno; la loro Madonna aveva una valenza religiosa, la pregavano di aiutarle a concepire e di proteggere la gravidanza. Infatti il discorso da fare non è sulle donne di Monterchi, ma sull’Uomo.

L’Uomo contemporaneo (sia esso uomo o donna) non necessita di nessuno, si sa. Lui è libero, talmente libero che non solo può permettersi di deridere la religiosità (tanto Dio è morto), ma che è convinto, da parte sua, che questa andrebbe addirittura scissa dall’Arte che ne è indissolubilmente legata e che non ha senso di esistere fuori di quella.

 

MadonnadelPartoteca

 

Nei miei appunti ho scritto “Il primo sentimento è stata la delusione”. In realtà, per essere corretta, avrei dovuto scrivere la DELUSIONE, così in stampatello come l’ho scritto lì, per ricordarmi che era proprio grande. Scriveva Dante nel Convivio:

“E però sappia ciascuno che nulla cosa per legame musaico armonizzata si può della sua loquela in altra transmutare sanza rompere tutta sua dolcezza ed armonia.”

Naturalmente, Dante si riferiva alla traduzione; diceva che la poesia era intraducibile, che Omero era intraducibile. Ma se ci pensate, non sto andando fuori tema. Dante dice che quelle cose che stanno per “legame musaico” in armonia, non si possono “transmutare” in un’altra forma senza perdere “tutta sua dolcezza ed armonia”.

E ora, proviamo a pensare cosa avrebbe detto Dante se si fosse trovato vicino a me ad osservare quella Madonna sottovuoto, dentro a quella teca claustrofobica. Domanda: “Perché si tira via un affresco da una chiesa per portarlo in una struttura di quel genere?” Risposta: “Per tutelarlo.”

Vogliamo proteggere le nostre opere strappandole via dai loro contesti, così come si chiuderebbe in casa un bambino per evitare che faccia sciocchezze. Ma che senso ha? E guardate che non parlo soltanto della sacralità del suo aspetto. Non è questione di essere schiavi de il mio profondo, intimo, arcaico cattolicesimo. La questione è che un artista crea per qualcosa, in funzione di qualcosa e in un certo contesto. E fingere che così non sia, aiuterà ben poco a risolvere la questione.

 

 

Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...