La Nausea, di chi? – Jean-Paul Sartre

Testo di: Lucia Senesi

 

Scrive Stuart Jeffries (The Guardian): “In quest’epoca in cui tutti bisogna essere premiati, in cui ogni autore vincente sa ciò che è necessario fare nella prova-di-fotografia post-vittoria (Giacca con libro premuto sul petto? Fatto. Faccia a faccia coi media? Fatto. Logo dello sponsor sul fondo? Fatto.) e in cui quasi nessuno ha le couilles (palle, N.d.R.), come si dice in Francia, per dire educatamente ai giudici dove possono mettersi il loro premio, che bello ricordare ciò che è accaduto il 22 ottobre 1964, quando Jean-Paul Sartre rifiutò il premio Nobel per la letteratura.

 

jean-paul-sartre

 

Un bellissimo articolo, non fosse che Jeffries, a un certo punto, mi scrive che Sartre era socialista. “I suoi impegni di una vita a favore del socialismo, dell’anti-fascismo e dell’anti-imperialismo ancora risuonano.” Vero, per carità. Tutti e tre, vero. Tuttavia, sempre per onor del vero, bisognerà aggiungere una specifica alla voce “socialismo”. Soprattutto perché a me ha fatto molto sorridere l’utilizzo di questa frase per introdurre La nausea.

Vi ricordate quando vi ho parlato di Pasolini e della sua critica alla Sinistra? Vi ricordate che nelle motivazioni della sua espulsione dal PCI c’era scritto che, secondo il Partito Comunista, quelle di Sartre erano “deleterie influenze”? Vi ricordate, ancora, quando parlai del suo testo teatrale Le mani sporche, e dissi che il Partito Comunista Francese fece diverse pressioni a Sartre tanto da indurlo a ritirare l’opera dalla scena? Vi ricordate quanto Sartre piacesse a due “pazzi”, “fascisti”, come li chiamerebbe qualcuno/a, come la Fallaci e Panagulis?

Allora facciamo un po’ d’ordine. Cos’hanno in comune tutti questi personaggi? Sartre, Pasolini, Fallaci, Panagulis? A parte la scomunica della Sinistra radicale, sempre quella dura e pura (si fa per dire), intendo. Come mai sono tutti autori mossi da ideali “di Sinistra” ma che, con il tempo, finisce che della Sinistra non ne vogliono più sapere?

“Siete una nuova specie di qualunquisti” dice Pasolini. E ancora: “ Penso dei comunisti da salotto quel che penso del salotto. Merda.”

Panagulis: “Allora senti quest’altra perché quest’altra è più importante, parla della destra e della sinistra, degli intellettuali di merda che con la loro falsa sinistra mi hanno proprio rotto i coglioni.”

Fallaci: “La disobbedienza civile è una cosa seria.” E specifica: “Dei cretini con i capelli lunghi che fanno finta di fare le barricate senza sapere perché.”

E ora veniamo a Sartre. E alla sua critica al socialismo e, in particolare, a coloro che chiama umanitari; dove vede, molto chiaramente, proprio quella nuova specie di qualunquisti di cui parla anche Pasolini.

A voi il testo da La nausea, a me il contesto: Antoine Roquentin è un ricercatore, che si ritrova a discutere con un giovanotto socialista, che chiama Autodidatta, della vita e degli uomini.

 

“ L’Autodidatta si è fatto serio, fa sforzi per comprendermi.

– Senza dubbio lei vuol dire, signore, che la vita è senza scopo? Non è ciò che si chiama pessimismo?

Riflette ancora un istante, poi dice con dolcezza:

– Qualche anno fa ho letto un libro d’un autore americano, che s’intitolava: La vita, val la pena d’essere vissuta? E’ questa la questione che lei si pone, non è vero?

Evidentemente no, non è questa la questione ch’io mi pongo, ma non voglio spiegare niente.

(…) – C’è uno scopo, signore, c’è uno scopo… ci sono gli uomini.

E’ giusto: dimenticavo ch’è un umanitario. Ho frequentato in altri tempi alcuni umanitari parigini, cento volte li ho intesi dire “ci sono gli uomini” (…) dando al “ci sono” una sorta di potenza sinistra, come se il suo amore per gli uomini, perpetuamente nuovo e sbalorditivo, s’inceppasse nelle proprie ali gigantesche.

(…) – (gli uomini, N.d.R.) Li vedo, se osassi gli sorriderei, penso che io sono socialista, e che essi sono tutto lo scopo della mia vita, dei miei sforzi, e che non lo sanno ancora. E’ una festa, per me, signore.

M’interroga con gli occhi; approvo scuotendo il capo ma sento ch’è un po’ deluso, che vorrebbe più entusiasmo. Che posso farci? E’ colpa mia se in tutto quello che mi dice riconosco subito l’imparaticcio, la citazione? Se, mentre lui parla, vedo riapparirmi tutti gli umanitari che ho conosciuto? Ahimè, ne ho conosciuti tanti!

L’umanitario radicale è in modo particolarissimo l’amico dei funzionari. L’umanitario cosiddetto “di sinistra” ha, come sua cura principale, di salvaguardare i valori umani; non appartiene ad alcun partito, poiché non vuol tradire l’umano ma le sue simpatie sono per gli umili; agli umili consacra la sua bella cultura classica. (…)

Lo scrittore comunista ama gli uomini dal secondo piano quinquennale; castiga perché ama. Pudico, come tutti i forti, sa nascondere i suoi sentimenti, ma sa anche, con uno sguardo, un’inflessione di voce, far presentire, dietro le sue rudi parole giustiziere, la sua passione aspra e dolce per i suoi fratelli. L’umanitario cattolico, l’ultimo arrivato, il beniamino, parla degli uomini con un’aria meravigliosa. (…)

Queste sono le parti principali. Ma ve n’è altre, moltissime altre: il filosofo umanitario che si china sui fratelli (…); l’umanitario che ama gli uomini così come sono, quello che li ama come dovrebbero essere, quello che vuol salvarli col loro consenso e quello che li salverà a malgrado di loro, quello che vuol creare nuovi miti e quello che si contenta dei vecchi (…).

Tutti costoro si odiano tra loro: in quanto individui, naturalmente – non tanto come uomini. Ma l’Autodidatta lo ignora: li ha racchiusi in sé come gatti in un sacco di cuoio e loro si sbranano a vicenda senza ch’egli se ne accorga.

– Lo so, lei ha le sue ricerche, i suoi libri, ma a modo suo serve la stessa causa.

I miei libri, le mie ricerche, imbecille! Non poteva fare una topica più grossa.

– Non è per questo che scrivo.

Di colpo il viso dell’Autodidatta si trasforma: si direbbe che ha fiutato il nemico, non gli avevo mai visto quest’espressione.

– Sarebbe forse un misantropo?

Lo so che cosa dissimula questo ingannevole sforzo di conciliazione. In fondo, mi chiede così poco: semplicemente d’accettare un’etichetta. (…)

Io non sono umanitario, ecco tutto.

– A me pare, – dico all’Autodidatta – che gli uomini non si possa né odiarli né amarli.

– Bisogna amarli, bisogna amarli….

Chi, bisogna amare? Questa gente che sta qui?

(…) Mi sento molto a disagio: mi sono arrabbiato, è vero, ma non contro di lui, contro i Virgan e gli altri, tutti quelli che hanno avvelenato questo povero cervello.

 

Ecco, oggi ti dicono: scegli! Da una parte il populismo, e dall’altra il qualunquismo. Grazie, io continuerò a scegliere Sartre. E Pasolini, e la Fallaci, e Panagulis, e tutti quelli che hanno il coraggio di dire la verità.

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