Un amore disinteressato e riposante – Marcel Proust

Scritto da: Lucia Senesi

 

” Io che conoscevo parecchie Albertine in una sola, avevo l’impressione di vederne tante altre riposare accanto a me. Ogni volta che spostava la testa creava una donna nuova, di cui spesso non immaginavo l’esistenza, e mi sembrava di possedere non una ma innumerevoli ragazze. La sua respirazione, via via più profonda, le sollevava regolarmente il petto e, al di sopra, le sue mani incrociate, le sue perle venivano spostate in maniera diversa dal medesimo movimento, come quelle barche, quelle cime d’ormeggio che l’onda fa oscillare. Allora, sentendo che era nel pieno del sonno, che non avrei urtato contro scogli di coscienza ricoperti ora dall’alta marea del sonno profondo, deliberatamente salivo senza rumore sul letto, mi sdraiavo accanto a lei, le cingevo con un braccio la vita, posavo le labbra sulla sua guancia e sul suo cuore, poi su tutte le parti del suo corpo, la sola mano che mi era rimasta libera, anch’essa, come le perle, sollevata dalla respirazione della dormiente; io stesso venivo leggermente cullato da quel movimento regolare: mi ero imbarcato nel sonno di Albertine.

Io gustavo il suo sonno con un amore disinteressato e riposante, come quando restavo per ore ad ascoltare il frangersi dell’onda. Forse, bisogna che un essere sia capace di farci molto soffrire perché, nelle ore di remissione del dolore, ci procuri la stessa calma riposante che dà la natura. ”

 

Marcel Proust, La prigioniera

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