I criteri occidentali – Ultima fermata Gaza

Testo di: Lucia Senesi

Ponte alle Grazie (ri)pubblica un saggio che si occupa di indagare i rapporti fra Gaza e il cosiddetto “mondo sviluppato”, che dovrebbe essere il nostro.

Frank Barat intervista il linguista e filosofo Noam Chomsky e il noto (quantomeno ai frequentatori di questo blog) storico Ilan Pappé.

 

GazaPontealleGrazie

Qual è la sua opinione sulla situazione di Gaza oggi? Potrebbe segnare l’inizio della fine dell’Autorità nazionale palestinese?

E’ necessario ricostruire lo scenario.

Cominciamo dal gennaio del 2006, quando i palestinesi andarono al voto, in una consultazione elettorale attentamente controllata, dichiarata libera e imparziale dagli osservatori internazionali, malgrado i tentativi da parte degli Stati Uniti di far pendere il voto verso il loro favorito, Mahmud Abbas, e il partito di Fatah. Ma secondo i criteri occidentali, i palestinesi commisero un grave crimine: votarono “nel modo sbagliato”. Gli Stati Uniti affiancarono immediatamente Israele per punire la cattiva condotta dei palestinesi, mentre l’Europa, come al solito, gli trotterellava dietro. Non c’è niente di nuovo nella reazione a questi “misfatti” palestinesi. Benché sia indispensabile acclamare i nostri governanti per la loro sincera dedizione a portare la democrazia in un mondo sofferente, forse in un eccesso di idealismo, i più seri studiosi-fautori della missione di “promozione della democrazia” riconoscono l’esistenza di una “forte linea di continuità” che attraversa tutte le amministrazioni: gli Stati Uniti sostengono la democrazia solo e soltanto se si conforma agli interessi strategici ed economici statunitensi. In sostanza, se lo si guarda con onestà, tale progetto appare frutto di puro cinismo. E normalmente il progetto statunitense dovrebbe essere descritto come un intralcio alla democrazia, non come la sua promozione. Lo si vede platealmente nel caso della Palestina.

La punizione dei palestinesi per il crimine del voto sbagliato fu dura. Con il costante sostegno statunitense, Israele intensificò la propria violenza a Gaza, trattenne fondi che era giuridicamente obbligato a trasmettere all’Autorità nazionale palestinese, rafforzò l’assedio e, in un gesto gratuito di crudeltà, addirittura arrivò a interrompere il flusso di acqua verso l’arida Striscia di Gaza. Gli attacchi israeliani si fecero ancor più duri dopo la cattura del caporale Gilad Shalit, avvenuta il 25 giugno 2006, che l’Occidente dipinse come un crimine terribile. Di nuovo puro cinismo. Soltanto il giorno prima, Israele aveva rapito due civili di Gaza – crimine molto peggiore che catturare un soldato – e li aveva trasferiti in Israele (violando il diritto internazionale, ma la cosa ormai è routine), dove presumibilmente si erano aggiunti ai circa mille prigionieri tenuti in carcere senza accusa, una volta rapiti. A tutto questo l’Occidente non riserva niente di più di uno sbadiglio. “

Intervista a Noam Chomsky (2007)

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