I rapporti Obama-Israele – Pappé e Chomsky

Scritto da: Lucia Senesi

 

Durante le ultime presidenziali americane è avvenuto qualcosa di significativo. E’ parso che a vincere sarebbe stato il candidato che avrebbe mostrato di essere lui e soltanto lui il migliore amico di Israele. Sia Obama che McCain sono andati alla cena annuale dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, lobby filoisraeliana degli Stati Uniti, N.d.R.) e hanno fatto dei discorsi sorprendenti a sostegno di Israele. Questo dimostra che la lobby filoisraeliana degli Stati Uniti ha oggi più potere che mai?

PAPPE: Penso di sì. E’ chiaro che, almeno durante la campagna elettorale, nessuno osa tenere testa all’AIPAC; ci si deve attenere a un rituale e a un discorso precisi. Ma la questione importante è quel che accade dopo le elezioni. Bisogna ricordare che il primo discorso di ringraziamento Obama lo ha rivolto all’AIPAC. Io credo ci sia un malinteso riguardo non solo al potere dell’AIPAC, ma anche riguardo alle sue finalità. Ciò che chiede a una nuova amministrazione non è di adeguarsi alla linea del governo israeliano in carica, per esempio di governo di Netanyahu: la richiesta è di non discostarsi dal consenso sionista israeliano, cioè di non adottare politiche che vadano contro quelle del Likud, del Partito laburista o di Kadima. La direzione che ha preso la politica di Obama dal momento della sua elezione è per molti aspetti la testimonianza di questo “impegno”: magari la Casa Bianca preferirebbe vedere al potere Tzipi Livni invece di Netanyahu, però una speranza del genere è estranea alle linee di condotta consentite dall’AIPAC. Dunque, per avere prova del declino del potere della lobby, dobbiamo assistere a una nuova disponibilità, da parte dell’amministrazione americana, a mettere in discussione e affrontare alcune questioni fondamentali che stanno al cuore del consenso israeliano. Il secondo punto degno di nota è che non si può individuare nell’AIPAC l’elemento che determina la politica estera americana. Esistono altri fattori, come il complesso militare industriale, il sionismo cristiano, il neoconservatorismo e altro ancora. Il ruolo dell’AIPAC sta nel fondere insieme tutte queste influenze e incanalarle efficacemente a favore di Israele.

CHOMSKY: Non è solo la lobby a indurre le grosse imprese ad alta tecnologia degli Stati Uniti a incrementare gli investimenti in Israele, né a guidare esercito e servizi segreti statunitensi a rafforzare i loro rapporti con Israele e a posizionare armi in Israele per l’intervento americano nella regione. Di sicuro la lobby esercita la sua influenza, però in genere quando persegue finalità di scarso interesse per l’opinione delle élite e le concentrazioni di potere degli Stati Uniti, come l’annientamento dei palestinesi. Se il potere americano ne rifiuta le finalità, la lobby scompare. In effetti, un esempio notevole si è verificato all’epoca in cui Obama e McCain si comportavano in maniera indegna tessendo le lodi di Israele. L’AIPAC sosteneva con forza una risoluzione del Congresso (H.R. 362) che invocava il blocco contro l’Iran, in sostanza un atto di guerra. Avevano raccolto un notevole consenso all’interno del Congresso, eppure quella risoluzione è svanita nel nulla quando senza strepito l’amministrazione ha chiarito di essere contraria; anche i lobbisti contrari alla guerra hanno ottenuto qualche risultato, Un esempio minore di questo comprensibile fenomeno è stato il discorso di Obama all’AIPAC, nel quale ha dichiarato che Gerusalemme dev’essere capitale eterna e indivisibile d’Israele, suscitando grande entusiasmo nella lobby. Quando però i suoi consiglieri hanno riconosciuto che prese di posizione così inconsuete danneggiano gli interessi statali degli USA, lo staff elettorale ha spiegato che quelle parole non significavano quel che dicevano.

 

Barack Obama ha presentato il suo nuovo gruppo di segretari e consiglieri sulle questioni di economia e politica estera. Quanto sappiamo su queste persone? E la loro nomina è in linea con la promessa di cambiamento di Obama?

PAPPE: Io penso che tra loro – il vicepresidente, il segretario di Stato e il capo del gabinetto della Casa Bianca – vi sia un dream team sionista. Saranno deprogrammati al punto da farsi sostenitori della prospettiva contraria? E’ difficile vedere come possa accadere, lasciando da parte degli sviluppi imprevisti di tale portata per cui tutti non saremmo più in grado di mantenere il nostro consueto modo di pensare e agire.

CHOMSKY: Ho già criticato quelle scelte, quindi non mi ripeterò. Si tratta di vecchie conoscenze della cerchia di Washington, che per lo più rappresentano le istituzioni finanziarie che hanno fornito un grosso sostegno finanziario alla candidatura di Obama, tra cui c’è chi ha avuto la principale responsabilità nella creazione della crisi finanziaria. In politica estera i consiglieri sono in larga parte dei falchi. Per quanto riguarda Israele-Palestina, sono presi quasi esclusivamente dai vecchi oppositori al consenso internazionale sulla soluzione politica. Cosa più importante, i pochi pronunciamenti di Obama rifiutato quel consenso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...