I criteri occidentali: “scoperto è libero – coperto è oppresso”

Scritto da: Lucia Senesi

 

Sembra che le donne musulmane siano stufe di farsi dire quel che devono fare. In Iran alcune di loro hanno creato una pagina Facebook dove pubblicare autoscatti senza velo, come racconta questo articolo di Internazionale. C’è chi scrive: “Il mio problema è essere costretta a indossare il velo. Il mio problema è non avere la possibilità di scegliere.” Questo è il dato più interessante: il problema di queste donne non sembra essere il velo in sé ma appunto l’impossibilità di scegliere se portarlo oppure no. In sintesi, la possibilità di essere libere e padrone delle loro azioni.

Solo apparentemente in contrasto con questa tendenza, un’altra pagina Facebook: “Muslim women against Femen”. Le donne musulmane che scrivono qui si dicono stufe dell’ingerenza occidentale e, in particolar modo, di quella delle Femen. Insomma, chi ha deciso che per essere libere bisogna andare in giro nude? Una domanda che avrebbe invitato a nozze Pasolini, che già negli anni ’70 indicava la (presunta) libertà sessuale come strumento utilizzato dal Potere per controllare le vite dei cittadini e quindi, in definitiva, come una forma ulteriore di conformismo. Diceva Pasolini: “In una società dove tutto è proibito, si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa.”

Iran-donnev:sfemen

Deve essere stato questo il ragionamento di molte donne musulmane che si sono ribellate al modello di donna che le Femen vorrebbero loro imporre in nome di “Libertà, Progresso, Emancipazione”.

Interessante, mi sembra, il punto di vista di Jasmine Isam, molto ben espresso in questo articolo di Valigia Blu.

 

” “Chi vi ha detto che vogliamo essere liberate?”, “Avete rubato la nostra voce”, questi gli slogan anti-Femen della pagina “Muslim women against Femen” (Le donne musulmane contro Femen). Ciò fa capire come, ancora oggi, l’Islam sia visto esclusivamente come integralista e come le donne musulmane siano ancora viste solo come oppresse. La libertà è a senso unico. Ovvero va nella direzione che decide l’Occidente, la direzione che decidono i media e, soprattutto, nella direzione dello “scoperto è libero – coperto è oppresso”.

Io sono musulmana dalla nascita, mia madre è italiana e mio padre è egiziano. Sono nata e cresciuta a Roma, dove ho vissuto fino all’età di 18 anni. Ho vissuto come un’italiana con un padre egiziano, come una musulmana che passava le estati nei giardini della chiesa a disegnare con i bambini, come una ragazza che digiunava durante il Ramadan, mentre i compagni di scuola scherzando le offrivano un panino. Sono cresciuta con due culture in testa, convivendo con due religioni nel mio cuore, festeggiando il Natale e la Festa del Sacrificio, rispettando e facendomi rispettare, indistintamente. E nessuno nella mia famiglia porta il velo, tranne me.

Nel 2000, 13 anni fa, a 21 anni ho indossato per la prima volta il mio hijab. Da sola, senza fidanzati o mariti che mi hanno costretta, senza un padre padrone che mi ha obbligata. Semplicemente per mia personale scelta, che nessuno ha ostacolato e tutti hanno accettato. Ad oggi, moltissime volte mi sono arrabbiata dinanzi alle domande “Perché tuo marito ti ha fatto mettere il velo?” oppure “Ma se sei italiana, perché porti il velo, perché non lo togli?”, come se a priori non potessi scegliere di coprirmi, come se a priori non avessi abbastanza cervello per decidere se indossare un velo oppure no. Come se a prescindere le donne musulmane siano per forza state tutte costrette a velarsi.

Ora, non cadiamo nell’ipocrisia, sono tantissimi i casi nel mondo in cui le donne sono state costrette a velarsi da padri o mariti o fratelli, ma non sono assolutamente la maggioranza. Le donne che ho conosciuto in quasi 16 anni di vita in Egitto hanno tutte scelto di coprirsi spontaneamente. Tranne una ragazza, costretta a velarsi dal fidanzato, le altre hanno liberamente indossato il loro hijab, chi prima e chi dopo il matrimonio. Addirittura Shaimaa, una mia cara amica cairota, stava rischiando il divorzio perché si era velata contro il volere del marito, che la voleva assolutamente senza hijab. Nel villaggio di Abadeya, invece, sono rimasta letteralmente scioccata nell’incontrare tre giovani donne che dall’hijab sono passate al niqab (il velo che copre anche gli occhi) spontaneamente, perché si vergognavano degli sguardi degli uomini quando andavano al mercato.

L’idea sbagliata dell’Islam, data dai media e fomentata dagli integralisti che agiscono senza ragionare, è la causa principale dell’avversione del mondo verso il velo islamico e la conseguente convinzione che esso significhi assolutamente mancanza di libertà. Quando lo scorso settembre, a seguito di manifestazioni, le hostess della compagnia aerea Egyptair hanno vinto la loro battaglia per indossare l’hijab a bordo, il mondo occidentale urlò subito all’islamizzazione dell’Egitto. Nessuno invece capì, e vuole capire tutt’oggi, che fino a quel momento le donne che indossavano l’hijab non erano ammesse a bordo proprio a causa di esso e per questo erano discriminate nel proprio paese. Discriminate nel paese che supportava, a loro spese, l’intolleranza globale per creare un’idea di libertà femminile. Come se la libertà fosse nello scoprirsi esclusivamente.

Le donne egiziane lavorano, sono medici, insegnanti, attiviste, giornaliste, politiche, madri e compagne. Ai tempi di Moubarak nessun velo poteva comparire negli aerei e nei telegiornali. Ora, invece, questo muro è stato abbattuto e non fa più differenza indossare il velo o meno. Anche io purtroppo mi sono trovata, in passato, nella situazione in cui datori di lavoro in Egitto mi chiedevano di togliere il velo per poter accedere all’impiego, ma ho sempre rifiutato. Il mio cervello funziona benissimo, sia che sia coperto o meno dal mio hijab che mi completa e fa parte di me, ora e per sempre. Mi auguro che questa “battaglia” mediatica dia risultati e che la gente nel mondo smetta di etichettare una donna in base al suo abbigliamento, qualsiasi esso sia. E come diceva Rita levi Montalcini “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza”.

p.s.: mio marito sarebbe molto più felice se mi togliessi l’hijab, come molte volte mi ha proposto 🙂 “

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