E’ una scena che non ho più dimenticato – Kader Abdolah

Scritto da: Lucia Senesi

 

“Non avevo mai visto una donna leggere un libro o un uomo con la testa posata sul suo grembo. E’ una scena che non ho più dimenticato.

Faceva caldo e il cielo era blu scuro e immenso. Sembrava basso tanto era pieno di stelle. Era come se le stelle fossero appese al tetto di casa o la casa fosse sospesa tra le stelle. Muhammad era coricato su una coperta per terra, con la testa sul grembo di Khadija. Lei gli leggeva la Bibbia alla luce di una lanterna posata su un tavolo di legno. Muhammad l’ascoltava, mentre la loro bimba dormiva sul suo petto. Non sapevo che avessero appena perso il loro primo figlio e che quello fosse il motivo della loro tristezza. Non sapevo nemmeno che Khadija stesse leggendo un brano della Bibbia adatto alla circostanza per confortare Muhammad e infondergli nuova speranza. 

Le parole che lesse quella sera si sono annidate nel mio corpo. Allora non capivo di cosa parlasse, ma anni dopo cercai quel brano nella Bibbia e lo trovai. Quando lo lessi, mi vennero di nuovo le lacrime agli occhi:

“Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: ‘Ogni figlio maschio che nascerà lo getterete nel fiume, ma lascerete vivere ogni figlia.’ Un uomo della casa di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. La donna concepì e partorì un figlio. Vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. Ma non potendolo più tenere nascosto, prese un piccolo canestro di giunchi, lo spalmò di bitume e pece, vi mise dentro il bambino e lo depose tra i giunchi sulla riva del fiume.”

Leggere la Bibbia era diventata una tradizione in casa. Tutte le sere, dopo cena, un domestico stendeva un tappeto sulla veranda e vi sistemava sopra un tavolino, su cui posava una lanterna con accanto la Bibbia. Khadija leggeva ad alta voce e Muhammad l’ascoltava a occhi chiusi, appoggiato a un grande cuscino. Anche i domestici ascoltavano in silenzio, in piedi accanto alle finestre. Io restavo nel vano della porta, seduto sulla soglia.”

Kader Abdolah, Il messaggero

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