Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali – Pasolini

Scritto da: Lucia Senesi

 

“Come può il nuovo Potere trasformare il “vecchio” uomo in consumatore? Mediante quel processo che si chiama acculturazione: cioè riducendo e appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee ai modelli di una Cultura centrale, cioè di una Cultura del Potere… L’obiettivo di questa cultura è di trasformare gli uomini in consumatori e conformisti.
Riflettiamo. I rivoluzionari e i contestatori del ‘68 volevano essere buoni cittadini? No. Volevano essere dei buoni soldati? No. Volevano essere delle persone oneste e previdenti? No. Volevano essere dei tradizionalisti? No. Dei buoni religiosi? No.
Il Sessantotto ha praticamente aiutato il nuovo Potere a distruggere quei valori di cui il Potere voleva liberarsi. Se posso usare una parabola, direi che questo famoso Potere, questa “mente” borghese che dirige il destino della borghesia, ha in un certo senso programmato la rivoluzione del Sessantotto.”

Pier Paolo Pasolini, dalla trasmissione televisiva Controcampo, 20 ottobre 1973

 

“La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del Potere e potere essa stessa. Essa non è un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo Potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo.
ll bombardamento ideologico televisivo non è esplicito: esso è tutto nelle cose, tutto indietro. Mai “un modello di vita” ha potuto essere propagandato con tanta efficacia che attraverso la televisione. Il tipo di uomo o di donna che conta, che è moderno, che è da imitare e da realizzare, non è descritto o decantato: è rappresentato! Il linguaggio della televisione è per sua natura il linguaggio fisico-mimico, il linguaggio del comportamento. Che viene dunque mimato di sana pianta, senza mediazioni, nel linguaggio fisico-mimico e nel linguaggio del comportamento nella realtà. Gli eroi della propaganda televisiva proliferano in milioni di eroi analoghi nella realtà. (…)

Se al livello della volontà e della consapevolezza la televisione in tutti questi anni è stata al servizio della democrazia cristiana e del Vaticano, al livello involontario e inconsapevole essa è stata invece a servizio di un nuovo Potere, che non coincide più ideologicamente con la democrazia cristiana e non sa più che farsene del Vaticano. (…)

Il cattolicesimo era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo Potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere.

Oggi nelle città dell’Occidente – ma io voglio parlare soprattutto dell’Italia – camminando per le strade si è colpiti dall’uniformità della folla: non si nota più alcuna differenza sostanziale, tra i passanti (soprattutto giovani) nel modo di vestire, nel modo di camminare, nel modo di esser seri, nel modo di sorridere, nel modo di gestire, insomma nel modo di comportarsi. Il sistema del linguaggio fisico-mimico non ha più varianti, esso è perfettamente identico in tutti… Un fenomeno negativo da gettare in uno stato d’animo che rasenta il definitivo disgusto e la disperazione. La proposizione prima di tale linguaggio fisico-mimico è infatti la seguente: “Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali.”

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

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