Sul perché quando non si sa qualcosa è preferibile dire “Non lo so”

Testo di: Lucia Senesi

 

Luca Iavarone (Fanpage) ha realizzato un servizio per testare la preparazione degli invitati alla Prima della Scala: “La Prima della Scala è solo una passerella mondana? A Milano abbiamo testato la cultura musicale degli spettatori scaligeri, prima e dopo il Fidelio di Beethoven. Kenshiro ha steccato? Holly e Benji sono stati all’altezza del ruolo? Ma soprattutto come hanno cantato gerarchi nazisti e grandi pornostar? Ecco le loro risposte.”

Si parte con “Cent’anni di Fidelio…”, che in realtà sono duecento; “Una delle più grandi opere di Beethoven?” C’è chi risponde, con l’inflessione da intenditore, “diciamo che è una delle più grandi”, quando è l’unica che abbia scritto. “Tutti aspettano l’acuto su Der Hölle Rache…”, che è un’aria di Mozart. Poi si passa a parlare di libretto e qualcuno vuole raccontare la storia di com’è stato scritto, diciamo con un po’ di fantasia; Luca Iavarone incalza con “Anche grazie a Goethe”, che con Beethoven non ha mai lavorato, “certo, certo” è la risposta. Josef Goebbels e Wilhelm Göring grandi tenori? James Hetfield, il cantante dei metallica, ha suonato alla Scala?! C’è addirittura chi si prodiga in consigli a Beethoven: “A Fidelio è stata data poca importanza. Io l’avrei fatto cantare di più!” (!!!) Più battute per Fidelio?

Insomma, diciamo che questo esperimento era un po’ cattivello… Immaginate di cambiare contesto, immaginate di fare la stessa cosa in ambito letterario, cinematografico, o all’occasione di una mostra. Sicuri che sarebbe andata in modo tanto diverso? Se si fosse fatto così qualche mese fa fuori dalle Scuderie del Quirinale per Frida Kahlo, tutti sarebbero stati preparatissimi? Ovviamente no. Se a me domandassero: “Ricordi quella volta in cui Pasolini e Allen Ginsberg scrissero un articolo a quattro mani per criticare i giovani?” Probabilmente qualche dubbio mi verrebbe, non si può mica sapere tutto. Sarebbe pretenzioso e anche un tantino snob. Insomma, vogliamo dire che dovrebbero essere ammessi alla fruizione artistica solo quelli preparati su tutto? Ma allora dovremmo restarcene sempre tutti quanti a casa! Che fare dunque? Direi: appellarsi a buon senso e umiltà. A volte la via più raccomandabile parrebbe quella del semplice e sempre valido “non lo so”. E non c’è proprio nulla di cui vergognarsi. Scriveva Nabokov: “Sono abbastanza orgoglioso di saper qualcosa da poter ammettere modestamente di non sapere tutto.”

PrimaScala

 

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