Ho mostrato le donne per come sono, non per come dovrebbero essere – Simone de Beauvoir

Testo di: Lucia Senesi

 

Simone de Beauvoir, si sa, non è uno dei miei pensatori di riferimento. Intendiamoci, non è che mi trovi contraria con quel che dice, anzi. A tratti la trovo addirittura magnetica, le riconosco un certo fascino insomma, quello, per intenderci, di tutte le creature sofferenti. E poi il suo volto ha qualche cosa che mi incanta, resterei a guardarla per ore. Credo che siano i suoi occhi. Tutta quella sofferenza che provano a nascondere, che riesci a vedere solo in foto rubate, come questa. Perché invece quando sa d’essere fotografata, ecco allora cambia. Ecco che questi begli occhi malinconici si fanno sicuri, ridenti, quasi sfacciati. E’ una forma di pudore, a suo modo, un tentativo disperato di difendersi dal mondo, di mascherare la vera Simone e tenerla lontana da tutto quello da cui si sente minacciata. Naturalmente sto parlando così perché ho davanti questa foto. Se ne avessi presa un’altra, dove si vede la maschera di Simone, probabilmente scriverei tutt’altro. Ma il fatto è che ho di fronte questa. Mioddio, sembra una bambina. Dovrò smettere di guardarla o non riuscirò più a dire quel che devo dire.

 

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In realtà sto scrivendo una cosa di più ampio respiro sul Secondo sesso, abbiate un po’ di pazienza. Ma intanto vorrei farvi considerare questa intervista pubblicata dal The Paris Rewiew. Tre considerazioni:

a) Che i lavori che non sono basati sulla realtà non la interessano, dunque che non ama Victor Hugo (!!!).

b) alla domanda: “come mai nei suoi romanzi non si trova mai un personaggio femminile indipendente e realmente libero che incarni in qualche maniera le teorie del Secondo sesso?” lei risponde “Ho mostrato le donne per come sono, come esseri umani divisi, e non per come dovrebbero essere.” (!)

c) sostiene di essere una donna completamente realizzata, nonostante non abbia avuto figli eccetera eccetera. E qui mi fermo. Al di là del discorso dei figli, voglio dire, ma qual è la persona dotata di intelligenza che può davvero dichiarare: I’m perfectly satisfied with what my life has been, that I’ve kept all my promises and that consequently if I had my life to live over again I wouldn’t live it any differently. I’ve never regretted not having children insofar as what I wanted to do was to write.?

Siccome ne conosco un’altra fatta a questa maniera, vorrei narrarvi cosa dice, in una certa intervista ripresa nel suo appartamento di New York, Oriana Fallaci: “Io non avrei mai potuto fare la moglie di mestiere!” e il suo intervistatore le domanda “cosa sarebbe una moglie di mestiere?” Oriana, con la faccia tutta sicura, fra grandi risate, mentre respira a pieni polmoni il fumo della sua sigaretta dice: “Adesso le spiego: una moglie di mestiere è una donna la cui vita è dedicata all’essere madre due volte: per suo marito e per i suoi figli. Deve far loro da mangiare, li deve pulire, deve consolarli quando piangono… compreso il marito!” e, continua l’intervistatore, “lei ha detto che l’amore è un enorme inganno creato, com’è che ha detto, per tenere buone le persone e distrarle.” “Questo amore”, spiega Oriana, “è il chewingum dell’umanità. Quando una persona è infelice per qualche motivo, perché le manca qualcosa, anche le scarpe o il cibo, mettiamo questo chewingum nella sua bocca e diciamo: sì, ma c’è l’amore! Ho tanta fame, ma lui mi ama così tanto! Non ho le scarpe, non sono libera, però ci amiamo l’un l’altro! Vorrei proprio capire cos’è questo amore, ho paura che sia un lavaggio del cervello che c’è stato fatto!” “Un attimo”, dice lui, “sta parlando dell’amore come i comunisti parlavano della religione! L’amore è l’oppio dei popoli, la religione è l’oppio dei popoli.” Tutta contenta Oriana dice: “lei è un uomo molto perspicace! Domani questa frase la scrivo, sono proprio contenta che me l’abbia detta!”

Imperrocché, direbbe Schopenhauer, torniamo a Natalia Ginzburg:

“E invece avevo tralasciato di dire una cosa molto importante: che le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.

Le donne spesso si vergognano d’avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con grandi cappelli e bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante; ma a me non è mai successo d’incontrare una donna senza scoprire dopo un poco in lei qualcosa di dolente e di pietoso che non c’è negli uomini, un continuo pericolo di cascare in un gran pozzo oscuro, qualcosa che proviene proprio dal temperamento femminile e forse da una secolare tradizione di soggezione e di schiavitù e che non sarà tanto facile vincere; m’è successo di scoprire proprio nelle donne più energiche e sprezzanti qualcosa che m’induceva a commiserarle e che capivo molto bene perché ho anch’io la stessa sofferenza da tanti anni e soltanto da poco tempo ho capito che proviene dal fatto che sono una donna e che mi sarà difficile liberarmene mai.”

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