I luoghi comuni a rovescio – Antonio Gramsci

Scritto da: Lucia Senesi

 

Recentemente chiedevo: “Ma nel momento in cui tu scrivi il codice dei ribelli e loro, religiosamente, acriticamente, si apprestano a seguirlo, cos’altro diventano se non dei nuovi conformisti?” Mi ha risposto Gramsci:

 

“Per molti essere «originali» significa solo capovolgere i luoghi comuni dominanti in una certa epoca: per molti questo esercizio è il massimo della eleganza e dello snobismo intellettuale e morale. Ma il luogo comune rovesciato rimane sempre un luogo comune, una banalità. Forse il luogo comune rovesciato è ancora piú banale del semplice luogo comune. Il bohémien è piú filisteo del mercante di campagna. Da ciò quel senso di noia che viene col frequentare certi circoli che credono essere di eccezione, che si pongono come una aristocrazia distaccata dal vivere solito. Il democratico è stucchevole, ma quanto piú stucchevole il sedicente reazionario che esalta il boia, e magari i roghi. (…) (L’espressione «luogo comune a rovescio» è impiegata da Turgheniev in Padri e Figli. Bazarov ne enuncia il principio cosí: «È un luogo comune dire che l’istruzione pubblica è utile, è un luogo comune al rovescio dire che l’istruzione pubblica è dannosa», ecc.).”

Antonio Gramsci, Passato e presente

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