Liberi di non essere – Vergine giurata, Laura Bispuri

Testo di: Lucia Senesi

 

 

“Schindler racconta che Beethoven ricopiò tre antiche iscrizioni egizie e le tenne incorniciate e montate sotto vetro sulla sua scrivania. Le prime due dicevano:

IO SONO CIO’ CHE E’.

IO SONO TUTTO CIO’ CHE E’, CHE E’ STATO E CHE SARA’.

NESSUN MORTALE HA SOLLEVATO IL MIO VELO.

E la terza:

EGLI E’ SOLO, ED E’ A QUESTO ESSER SOLO

CHE OGNI COSA DEVE

LA PROPRIA ESISTENZA.

Non è possibile sapere con esattezza quale significato avessero per Beethoven queste iscrizioni (…) le prime due erano state ritrovate su monumenti delle madri egizie. In queste iscrizioni di carattere matriarcale, ogni dea afferma di poter concepire e generare senza l’intervento dell’uomo. La terza iscrizione deriva da un rito iniziatico egizio, diffuso ad uno stadio di sviluppo patriarcale più tardo, e contiene esattamente la stessa affermazione negando però ora la necessità che la donna partecipi all’atto della generazione. Queste iscrizioni, l’una matriarcale, l’altra patriarcale, inconciliabili l’una con l’altra, rimasero sotto il vetro della scrivania di Beethoven durante tutta l’ultima parte della sua vita, a significare simbolicamente il ritiro del Maestro in un’inespugnabile autosufficienza, un’autosufficienza che aveva prevalso alla fine sul suo desiderio di amore.”

Maynard Solomon, Beethoven

 

Che fatica essere liberi! Che fatica dissentire, ribellarsi, cercare se stessi. Perché in ogni uomo, e in questo caso in ogni donna, la tendenza a conservare il legame con le proprie radici si scontra e convive con quella a rinnovarsi, a rinascere, a cercare nuove forme per trovare infine la tua forma, quella vera, la tua individualità offesa dal mondo e dalle sue costrizioni sociali. Non importa se questo mondo sia quello primordiale contadino dove tutto è regolato dalla legge del più forte, oppure il nostro, il cosiddetto sviluppato, dove libertà è oramai diventato sinonimo di licenza (per non dire di obbligo). L’essere offeso è deciso a liberarsi.

Ma questo processo di liberazione è lungo, a tratti assurdo, prevede gesti e prese di posizione ai confini del masochismo, prende i connotati della sfida aperta. “Adesso vi faccio vedere io!”, pensa il soggetto offeso. E invece non è capace di far vedere proprio niente, eccetto la sua impotenza di fronte al mondo e alla vita.

Laura Bispuri mette in scena l’isolamento di un essere in rivolta. Un essere cocciutamente deciso ad ottenere la propria libertà, abbia la forma che abbia. Per questo è disposto a rinunciare a tutto: alle relazioni, agli affetti, alla sessualità. In una parola, alla vita. Questo essere in lotta con il mondo sceglie di confinarsi fra le montagne, e s’inventa un personaggio che crede faccia al caso suo. Peccato che un personaggio non sia una persona, e se sei intelligente e hai abbastanza forza, alla fine lo capisci, alla fine capisci che devi rimetterti in gioco, che l’unico modo che hai per farlo è quello di tornare nel mondo.

Ricordate Padre, padrone? In quel caso c’era poco da discutere; quei padri pensavano: “non ci sono soldi, e tu non puoi andare a scuola. Sei il mio figlio maschio e farai il pastore, vivrai con il gregge, e se la cosa non ti piace te la farò piacere a suon di frustate.” Il personaggio di Alba Rohrwacher invece è mosso da uno spirito diverso, che ragiona così: “Voi pensate di potermi dire quello che posso o non posso fare solo perché sono una donna. E io mi trasformo in un uomo!” Ma la libertà è qualcosa di molto sottile, e non si poggia sugli aut aut. Piuttosto si conquista con l’esperienza, senza aver paura di sbagliare; quelli con i passati perfetti non hanno nulla di cui vergognarsi, è vero, ma non hanno nemmeno nulla per cui gioire. Ripiegati nella loro fierezza non vedono nulla all’infuori di sé. Gli esseri in lotta, invece, ripercorrono continuamente la gamma dei loro errori e da quelli traggono insegnamento. Per questo a loro è dato di reinventarsi: accettando il proprio passato, essi traggono la forza necessaria per poter andare avanti.

Vergine giurata è un film che fa riflettere sul valore della libertà. Non necessariamente di quella femminile.

 

– “Una volta mi hanno detto che siamo più libere di quanto pensiamo”

– “Libere di che”?

– “Libere di non essere per forza qualcosa”

 

Vergine giurata

 

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