La donna in preda al proprio io – Simone de Beauvoir

Scritto da: Lucia Senesi

 

 

“(…) uno dei difetti che pesano su molte scrittrici, è una compiacenza nei propri confronti che nuoce alla loro sincerità, le limita e le sminuisce. Molte donne imbevute del sentimento della propria superiorità non sono però capaci di manifestarla di fronte al mondo; la loro ambizione sarà allora di servirsi come interprete di un uomo, che convinceranno dei loro meriti; non mirano attraverso liberi progetti a valori singolari; vogliono annettere al loro io valori già dati; si volgeranno perciò verso coloro che possiedono influenza e gloria, nella speranza – facendosi muse, ispiratrici, egerie – di identificarsi con essi.

In realtà questo delirio si muta facilmente in un delirio di persecuzione. (…) se ha la prova evidente di non essere adorata, pensa subito di essere odiata. Tutte le critiche, le attribuisce alla gelosia, alla rabbia. Le sue sconfitte sono il risultato di nere macchinazioni: e rafforzano in lei l’idea di essere importante. Scivola facilmente nella megalomania o nella mania di persecuzione, che ne è l’aspetto inverso: centro del suo universo, e non conoscendo altro universo oltre il suo, si sente il centro assoluto del mondo. Questo spiega perché [la donna in preda al proprio io], occupata com’è a contemplarsi, riesca così male a giudicarsi e cada così facilmente nel ridicolo. Essa non ascolta, parla, e quando parla recita la sua parte. Si guarda troppo per vedere qualcosa: degli altri capisce solo quello in cui si riconosce; quel che non può assimilare al suo caso, alla sua storia, le rimane estraneo. I suoi ricordi si fissano, il suo atteggiamento è stereotipato, ripete parole e mimiche che un po’ alla volta si sono vuotate di ogni contenuto: da ciò deriva l’impressione di povertà che danno tanti “diari intimi” o “autobiografie femminili”; del tutto occupata ad adulare se stessa, la donna che non fa niente non diventa niente e adora un niente. La sua disgrazia è che, malgrado tutta la sua malafede, è a conoscenza di questo nulla. A onta della sua superficiale arroganza, la narcisista sa di essere minacciata; la sua vanità non è mai appagata; più invecchia, più cerca con ansia elogi e successo, più teme complotti intorno a sé; sconvolta, tormentata, si immerge nel buio della malafede e finisce spesso per creare intorno a sé un delirio paranoico. Per lei è particolarmente appropriato il detto: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà”.”

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso

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