Uncategorized

Life in Plastic (it’s fantastic!)

“Sono l’unica a pensare che la Barbie immedesimabile sia un po’ sinistra? Non so, ripenso alla mia, quella preferita, e mi viene il sospetto che se guardandola ci avessi visto me stessa, una mini-me, mi sarei fatta scrupoli a mozzarle le mani.

Quanto alla portata generale di questa innovazione, io mi inchino di fronte alla deliziosa trovata passivo-aggressiva della Mattel, il dito medio alzato di un brand che muore. Per sessant’anni Mattel ha dovuto contendere con l’accusa di perpetuare dannosi stereotipi femminili, un’accusa vecchia quasi quanto la bambola stessa. E adesso che Barbie è un giocattolo quasi in via d’estinzione e che quindi non ha più niente da perdere, ecco che la casa madre si prende una squisita rivincita morale su tutti quelli che l’hanno sempre disapprovata, i consumatori pugnaci, i genitori.

È bellissimo e perverso. Perché adesso che la Evil Corporation® ti ha messo a disposizione la Barbie coreana, la Barbie culona, la Barbie alluce valgo, la responsabilità diventa tua. Se non la compri, il malvagio perpetuatore di stereotipi dannosi sei tu. Da oggi nasce la discriminazione vera perché la Barbie che tutti conosciamo nel suo non somigliare a nessuno era, tutto sommato, democratica. Adesso che sugli scaffali dei negozi avremo la affirmative action, e un’equa rappresentanza di tutte le soggettività, ciascuna Barbie se la dovrà cavare da sola. Adesso ci verrà davvero sbattuto in faccia quanto sia poco democratico il nostro concetto di bellezza – il nostro, non quello della Evil Corp. – adesso sono cazzi nostri.”

I had to stop watching the news - it was making my own problems seem insignificant

L’ultima cosa che mi sarei figurata è che oggi, nel 2016, a trentott’anni suonati io mi ritrovassi a scrivere di Barbie. Mai mi sarei immaginata di ritrovarmi a pensare a Barbie. Io non feticizzo particolarmente la cultura materiale della mia infanzia, non sono di quelli che si commuovono ripensando agli Exogini e alle girelle Motta.

E invece eccomi qua.

La notizia recente è che Mattel ha presentato la sua nuova scuderia di diversity-Barbie, e sono tutte molto carine, per carità – la novità sta nel fatto che le bambine del 2016 potranno scegliere bambole meno bionde, meno ariane, meno magre, meno alte e via così. Il criterio, suppongo, è quello dell’immedesimabilità, la possibilità di scegliere tra le tante una Barbie che ti somiglia di più. E questo mi fa molto ridere perché sospetto che fino ad oggi la questione stesse in tutt’altri termini: era il suo non somigliarti che la…

View original post 592 altre parole

Why a pan-European democracy movement? Interviewed by Nick Buxton

Yanis Varoufakis

Screen Shot 2016-01-29 at 12.58.55

Yanis Varoufakis speaks to Nick Buxton, and Red Pepper, about why a pan-European movement for democracy is necessary

View original post 5.637 altre parole

CHE CI SIA OGNUN LO DICE……

“La sinistra è morta quando sembrò che stesse realizzando i suoi obbiettivi con la rivoluzione sovietica, con la costruzione di una società a cui mancava totalmente la libertà e che tradiva Marx il quale aveva definito il socialismo come una società nella quale la libertà di ciascuno è la condizione per la libertà di tutti (quante volte ho citato questo brano?!).”


QUARTO STATO-GIUSEPPE TAMBURRANO- 

            Dove sia nessun lo sa. Scusatemi se batto sempre sullo stesso chiodo: mi riferisco alla sinistra. Essa è un’idea millenaria: che il mondo può essere cambiato – può e quindi deve – per diventare più giusto, più libero, più vivibile per tutti.

            E’ un processo incessante: è la storia, è la lotta degli esseri umani per cambiare in meglio. Gramsci giovane scrisse: “Non saremo mai conservatori, nemmeno nel socialismo realizzato”.

            La sinistra è morta quando sembrò che stesse realizzando i suoi obbiettivi con la rivoluzione sovietica, con la costruzione di una società a cui mancava totalmente la libertà e che tradiva Marx il quale aveva definito il socialismo come una società nella quale la libertà di ciascuno è la condizione per la libertà di tutti (quante volte ho citato questo brano?!).

            Con il crollo del comunismo e poi con la crisi del capitalismo globalizzato…

View original post 183 altre parole

SE NON CI FOSSE IL PAPA!

“Che cosa ha a che fare con il socialismo il PD, in particolare quello renziano? Assolutamente nulla. “

TAMBURRANO-GIUSEPPE TAMBURRANO-

C’è una sinistra in Italia? A rigore dovremmo dire “si” perché se i socialisti sono sostanzialmente spariti, ci sono gli eredi del PCI. Ma nella realtà il PD è l’erede del PCI? Una persona malevola potrebbe rispondere di si: è stata la campagna di Berlusconi, ma non lo è più: il patto del Nazareno lo dimostra clamorosamente.

Ma se non è più “comunista”, nello spettro politico il PD dove si colloca? Con Renzi “in ogni luogo”: è – come fu la DC – partito catch all, pigliatutto.

Ma cos’è la sinistra? In pochissime parole, con la frase del Manifesto di Marx ed Engels, è una società nella quale la giustizia sociale per tutti coincide con la libertà di ciascuno: si rende tutti ugualmente liberi abolendo, prima di tutto, il capitalismo. Abolizione che è solo il presupposto perché – come il comunismo realizzato ha dimostrato – vi può essere…

View original post 139 altre parole

Fashion Feminism: perché una precaria deve applaudire una donna ricca?

“Farei parte anche di una specie di collettivo che si occupa di questioni di genere. Le poche volte che riusciamo ad incontrarci, incasinate come siamo tutte quante, si nota che quelle più disponibili sono le stesse che non devono faticare per campare. Studiano, dormono, escono, i genitori pagano tutto e quindi hanno anche il tempo di dedicarsi all’attivismo. Così succede che a discutere in nome di tutte, già dal principio delle esperienze movimentiste, sono sempre quelle che hanno soldi e tempo. Avevo detto che sarebbe stato bello discutere di precarietà ma è arrivata una signora tal dei tali, ben vestita, di quelle che vanno spargendo il verbo femminista nei luoghi di reclutamento giovani, e ha detto che abbiamo l’emergenza quote rosa.”

Al di là del Buco

flappers011

Mi sveglio. In casa già qualcuno urla per un turno al cesso. Siamo in quattro e stiamo in tre stanze appena. Io dormo in un lettino a scomparsa, lo stesso in cui dormivo quando ero una bambina. Devo correre per il mio turno all’ipermercato. Concedono un part time per uno stipendio da fame. Devo riempire gli scaffali e posizionare bene i prezzi dei prodotti. Accompagno scatole strapiene di ogni cosa da un punto all’altro di quell’enorme bottega. Se faccio la brava e mi accontento è possibile che mi chiamino anche per le prossime feste. Contratto a scadenza fissa, stagionale, e poi vaffanculo allo stipendio, per piccino che tu sia, ti vorrei nella tasca mia.

View original post 1.273 altre parole

Moralismo e letteratura: le femministe contro Soumission di Houllebecq

In questo pezzo parlo di un certo moralismo femminista applicato ad arte e letteratura.

Al di là del Buco

SottomissioneCopertinadiLucia Senesi

Un lettore sano se n’infischia del giudizio del critico.

Walter Benjamin, Novità sui fiori

Bocciato Soumission di Michel Houellebecq. Le femministe hanno parlato. Fra i tanti articoli che mi è capitato di leggere, mi ha particolarmente colpito questo di Ida Dominijanni. Proverò a spiegare perché, dal mio punto di vista, questo approccio all’arte e agli artisti dimostra poca ampiezza di vedute.

Partendo dal presupposto che non ho letto Soumission, né alcuna opera di Houllebecq, e che quando interrogo i parigini sul tema alzano un sopracciglio o arricciano le labbra in un modo che può significare soltanto: “no cara, guarda, non è uno scrittore”, o ancora “la letteratura è un’altra cosa”, si può capire subito che da parte mia non c’è interesse alcuno a difendere il personaggio.

View original post 1.514 altre parole

Tutta colpa di Kubrick, firmato Pablo Iglesias

Grazie a Eretica, che questa settimana mi ha ospitata nel suo blog:

Al di là del Buco

di Lucia Senesi (dal suo blog Aliunde)

“Gli “uomini del destino”, anche se hanno qualità morali del genere, sono sempre pericolosi per la democrazia.”

Pietro Nenni su Charles de Gaulle

Che Pablo Iglesias possedesse più di una nozione su cos’è il cinema e come si muove avrei dovuto intuirlo dal suo commento a Ida di Paweł Pawlikowski: Maravillosa y salvajemente política. A pensarci bene sarebbe complicato esprimersi meglio in sole quattro parole. Comunque Iglesias di cose su cinema e letteratura ne sa diverse e s’impegna, con una protervia che pare intenzionata a smentire Philip Roth, a incrociarle con la politica in modo, se non ossessivo, almeno sistematico. Sabato 30 gennaio, a Plaza de la Puerta del Sol (gremita), ha detto: “Malditos aquellos que quieren convertir nuestra cultura en mercancía.” Ho letto un suo articolo in cui spiega bene cosa intende per “mercancía”, e anche per “cultura”…

View original post 4.513 altre parole

Per le femministe della differenza: ci avete prolassato l’utero!

” quando un genere postula la sua superiorità rispetto all’altro si chiama sessismo e anche razzismo. “

Al di là del Buco

L'Ermafrodito dormiente (Parigi, Louvre) L’Ermafrodito dormiente (Parigi, Louvre)

Mi scrive Irene Chias, già autrice del libro Sono ateo e ti amo e Esercizi di sevizia e seduzione (con il quale ha vinto il Premio Mondello). E’ esasperata tanto quanto me nei confronti di un certo femminismo che secondo me, e per quel che leggo, anche secondo lei ci è in qualche modo nemico. Ecco cosa scrive. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Voglio raccontarti una cosa: l’anno scorso, a un incontro al quale ero stata invitata a intervenire, mentre parlavo di Esercizi di sevizia e seduzione, ho dichiarato di non credere affatto che le donne siano intrinsecamente più buone degli uomini, intrinsecamente meno violente, intrinsecamente più propense alla generosità o alla cura. Una signora, sedicente femminista, anche lei ospite dell’evento, che aveva parlato fino a un minuto prima, mi ha interrotto per dire: ‘No! Loro la violenza ce l’hanno nella Y!’.

A me non interessava…

View original post 879 altre parole

Renzi invited Putin at the Expo: let’s take him also to the Politkovskaja Gardens!

“Once again. The Italian governments keep changing but our subjection to the powerful man of the Kremlin never changes. (…)
Unlikely Renzi knows, but thanks to a proposal of the association Annaviva and after a collection of signatures, the municipality of Milan dedicated the beautiful gardens in Corso Como to Anna Politkovskaja.

Our dream would be to see Renzi taking Putin to the gardens, dedicated to this Russian woman who lost her life for telling what she saw.
They don’t need to take flowers in Anna’s honour: a selfie would be more than enough…”

ANNAVIVA.org

img_8964

Once again. The Italian governments keep changing but our subjection to the powerful man of the Kremlin never changes. In the past our foreign policy was based on good relationships with the Arabic world, from Berlusconi time these relationships have been pro-Russia.

Wikileaks revealed all the doubts about the relationships between the party of Berlusconi and the Russia of Putin.

Berlusconi is no more at the government but very little has changed in our foreign policy. We all remember, during Putin’s homophobic campaign, how Mr Letta was smiling in Sochi.

In these days Renzi attended the G20 in Australia and while everybody was criticizing Putin for the war in Ukraine (and the mystery about the shot down aircraft), he didn’t do nothing else but inviting the Russian President at the Expo in Milan.

Unlikely Renzi knows, but thanks to a proposal of the association Annaviva and after a collection of…

View original post 61 altre parole

L’estremista che insegna agli altri ad avere diritti – Pasolini

Scritto da: Lucia Senesi

 

Venerdì 21 novembre alle ore 18.00, chi può vada all’incontro organizzato a Casarsa della Delizia, presso il Centro Studi Pier Paolo Pasolini. Interverrà il politologo Gianfranco Pasquino, allievo di Norberto Bobbio, per un’analisi del discorso che Pasolini scrisse per il 35.mo Congresso del Partito Radicale (novembre 1975) ma che, come sapete, non poté pronunciare perché qualcuno pensò bene di farlo assassinare prima. Vi consiglio comunque la lettura del testo:

 

“Prima di tutto devo giustificare la presenza della mia persona qui. Non sono qui come radicale. Non sono qui come socialista. Non sono qui come progressista. Sono qui come marxista che vota per il Partito Comunista Italiano, e spera molto nella nuova generazione di comunisti. Spera nella nuova generazione di comunisti almeno come spera nei radicali. Cioè con quel tanto di volontà e irrazionalità e magari arbitrio che permettono di spiazzare – magari con un occhio a Wittgenstein – la realtà, per ragionarci sopra liberamente. Per esempio: il Pci ufficiale dichiara di accettare ormai, e sine die, la prassi democratica. Allora io non devo aver dubbi: non è certo alla prassi democratica codificata e convenzionalizzata dall’uso di questi tre decenni che il Pci si riferisce: esso si riferisce indubbiamente alla prassi democratica intesa nella purezza originaria della sua forma, o, se vogliamo, del suo patto formale.
Alla religione laica della democrazia. Sarebbe un’autodegradazione sospettare che il Pci si riferisca alla democraticità dei democristiani; e non si può dunque intendere che il Pci si riferisca alla democraticità, per esempio, dei radicali.

 

Paragrafo primo

A) Le persone più adorabili sono quelle che non sanno di avere dei diritti.
B) Sono adorabili anche le persone che, pur sapendo di avere dei diritti, non li pretendono o addirittura ci rinunciano.
C) Sono abbastanza simpatiche anche quelle persone che lottano per i diritti degli altri (soprattutto per coloro che non sanno di averli).
D) Ci sono, nella nostra società, degli sfruttati e degli sfruttatori. Ebbene, tanto peggio per gli sfruttatori.
E) Ci sono degli intellettuali, gli intellettuali impegnati, che considerano dovere proprio e altrui far sapere alle persone adorabili, che non lo sanno, che hanno dei diritti; incitare le persone adorabili, che sanno di avere dei diritti ma ci rinunciano, a non rinunciare; spingere tutti a sentire lo storico impulso a lottare per i diritti degli altri; e considerare, infine, incontrovertibile e fuori da ogni discussione il fatto che, tra gli sfruttati e gli sfruttatori, gli infelici sono gli sfruttati.
Tra questi intellettuali che da più di un secolo si sono assunti un simile ruolo, negli ultimi anni si sono chiaramente distinti dei gruppi particolarmente accaniti a fare di tale ruolo un ruolo estremistico. Dunque mi riferisco agli estremisti, giovani, e ai loro adulatori anziani.
Tali estremisti (voglio occuparmi soltanto dei migliori) si pongono come obiettivo primo e fondamentale quello di diffondere tra la gente direi, apostolicamente, la coscienza dei propri diritti. Lo fanno con determinazione, rabbia, disperazione, ottimistica pazienza o dinamitarda impazienza, secondo i casi. E dato che non si tratta solo di suscitare (negli adorabili ignari) la coscienza dei propri diritti, ma anche la volontà di ottenerli, la propaganda non può non essere soprattutto pragmatica.

 

Paragrafo secondo

Disobbedendo alla distorta volontà degli storici e dei politici di mestiere, oltre che a quella delle femministe romane – volontà che mi vorrebbe confinato in Elicona esattamente come i mafiosi a Ustica – ho partecipato una sera di questa estate a un dibattito politico in una città del Nord. Come sempre poi succede, un gruppo di giovani ha voluto continuare il dibattito anche per strada, nella serata calda e piena di canti. Tra questi giovani c’era un greco. Che era, appunto, uno di quegli estremisti marxisti “simpatici” di cui parlavo.
Sul suo fondo di piena simpatia, si innestavano però manifestamente tutti i più vistosi difetti della retorica e anche della sottocultura estremistica. Era un “adolescente” un po’ laido nel vestire; magari anche addirittura un po’ scugnizzo: ma, nel tempo stesso, aveva una barba di vero e proprio pensatore, qualcosa tra Menippo e Aramis; ma i capelli , lunghi fino alle spalle, correggevano l’eventuale funzione gestuale e magniloquente della barba, con qualcosa di esotico e irrazionale: un’allusione alla filosofia braminica, all’ingenua alterigia dei gurumparampara.
Il giovane greco viveva questa sua retorica nella più completa assenza di autocritica: non sapeva di averli, questi suoi segni così vistosi, e in questo era adorabile esattamente come coloro che non sanno di avere diritti…
Tra i suoi difetti vissuti così candidamente, il più grave era certamente la vocazione a diffondere tra la gente (“un po’ alla volta”, diceva: per lui la vita era una cosa lunga, quasi senza fine) la coscienza dei propri diritti e la volontà di lottare per essi.
Ebbene; ecco l’enormità, come l’ho capita in quello studente greco, incarnata nella sua persona inconsapevole.
Attraverso il marxismo, l’apostolato dei giovani estremisti di estrazione borghese – l’apostolato in favore della coscienza dei diritti e della volontà di realizzarli – altro non è che la rabbia inconscia del borghese povero contro il borghese ricco, del borghese giovane contro il borghese vecchio, del borghese impotente contro il borghese potente, del borghese piccolo contro il borghese grande.
E’ un’inconscia guerra civile – mascherata da lotta di classe – dentro l’inferno della coscienza borghese. (Si ricordi bene: sto parlando di estremisti, non di comunisti). Le persone adorabili che non sanno di avere diritti, oppure le persone adorabili che lo sanno ma ci rinunciano – in questa guerra civile mascherata – rivestono una ben nota e antica funzione: quella di essere carne da macello.
Con inconscia ipocrisia, essi sono utilizzati, in primo luogo, come soggetti di un transfert che libera la coscienza dal peso dell’invidia e del rancore economico; e, in secondo luogo, sono lanciati dai borghesi giovani, poveri, incerti e fanatici, come un esercito di paria “puri”, in una lotta inconsapevolmente impura, appunto contro i borghesi vecchi, ricchi, certi e fascisti.
Intendiamoci: lo studente greco che qui ho preso a simbolo era a tutti gli effetti (salvo rispetto a una feroce verità) un “puro” anche lui, come i poveri. E questa “purezza” ad altro non era dovuta che al “radicalismo” che era in lui.

 

Paragrafo terzo

Perché è ora di dirlo: i diritti di cui qui sto parlando sono i “diritti civili” che, fuori da un contesto strettamente democratico, come poteva essere un’ideale democrazia puritana in Inghilterra o negli Stati Uniti – oppure laica in Francia – hanno assunto una colorazione classista. L’italianizzazione socialista dei “diritti civili” non poteva fatalmente (storicamente) che volgarizzarsi. Infatti: l’estremista che insegna agli altri ad avere dei diritti, che cosa insegna? Insegna che chi serve ha gli identici diritti di chi comanda. L’estremista che insegna agli altri a lottare per ottenere i propri diritti, che cosa insegna? Insegna che bisogna usufruire degli identici diritti dei padroni. L’estremista che insegna agli altri che coloro che sono sfruttati dagli sfruttatori sono infelici, che cosa insegna? Insegna che bisogna pretendere l’identica felicità degli sfruttatori. Il risultato che in tal modo eventualmente è raggiunto è dunque una identificazione: cioè nel caso migliore una democratizzazione in senso borghese. La tragedia degli estremisti consiste così nell’aver fatto regredire una lotta che essi verbalmente definiscono rivoluzionaria marxista-leninista, in una lotta civile vecchia come la borghesia: essenziale alla stessa esistenza della borghesia. La realizzazione dei propri diritti altro non fa che promuovere chi li ottiene al grado di borghese.

 

Paragrafo quarto

In che senso la coscienza di classe non ha niente a che fare con la coscienza dei diritti civili marxistizzati? In che senso il Pci non ha niente a che fare con gli estremisti (anche se alle volte, per via della vecchia diplomazia burocratica, li chiama a sé: tanto, per esempio, da aver già codificato il Sessantotto sulla linea della Resistenza)? E’ abbastanza semplice: mentre gli estremisti lottano per i diritti civili marxistizzati pragmaticamente, in nome, come ho detto, di una identificazione finale tra sfruttato e sfruttatore, i comunisti, invece, lottano per i diritti civili in nome di una alterità. Alterità (non semplice alternativa) che per sua stessa natura esclude ogni possibile assimilazione degli sfruttati con gli sfruttatori. La lotta di classe è stata finora anche una lotta per la prevalenza di un’altra forma di vita (per citare ancora Wittgenstein potenziale antropologo), cioè di un’altra cultura. Tanto è vero che le due classi in lotta erano anche – come dire? – razzialmente diverse. E in realtà, in sostanza, ancora lo sono. In piena età dei Consumi.

 

Paragrafo quinto

Tutti sanno che gli “sfruttatori” quando (attraverso gli “sfruttati”) producono merce, producono in realtà umanità (rapporti sociali).
Gli “sfruttatori” della seconda rivoluzione industriale (chiamata altrimenti consumismo: cioè grande quantità, beni superflui, funzione edonistica) producono nuova merce: sicché producono nuova umanità (nuovi rapporti sociali).
Ora, durante i due secoli circa della sua storia, la prima rivoluzione industriale ha prodotto sempre rapporti sociali modificabili. La prova? La prova è data dalla sostanziale certezza della modificabilità dei rapporti sociali in coloro che lottavano in nome dell’alterità rivoluzionaria. Essi non hanno mai opposto all’economia e alla cultura del capitalismo un’alternativa, ma, appunto, un’alterità. Alterità che avrebbe dovuto modificare radicalmente i rapporti sociali esistenti: ossia, detta antropologicamente, la cultura esistente.
In fondo il “rapporto sociale” che si incarnava nel rapporto tra servo della gleba e feudatario, non era poi molto diverso da quello che si incarnava nel rapporto tra operaio e padrone dell’industria: e comunque si tratta di “rapporti sociali” che si sono dimostrati ugualmente modificabili.
Ma se la seconda rivoluzione industriale – attraverso le nuove immense possibilità che si è data – producesse da ora in poi dei “rapporti sociali” immodificabili? Questa è la grande e forse tragica domanda che oggi va posta. E questo è in definitiva il senso della borghesizzazione totale che si sta verificando in tutti i paesi: definitivamente nei grandi paesi capitalistici, drammaticamente in Italia.
Da questo punto di vista le prospettive del Capitale appaiono rosee. I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d’uomo: ma l’umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei “rapporti sociali” immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo), sia, com’è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili.
In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all’utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova.

 

Paragrafo sesto.

Caro Pannella, caro Spadaccia, cari amici radicali, pazienti con tutti come santi, e quindi anche con me: l’alterità non è solo nella coscienza di classe e nella lotta rivoluzionaria marxista. L’alterità esiste anche di per sé nell’entropia capitalistica. Quivi essa gode (o per meglio dire, patisce, e spesso orribilmente patisce) la sua concretezza, la sua fattualità. Ciò che è, e l’altro che è in esso, sono due dati culturali. Tra tali due dati esiste un rapporto di prevaricazione, spesso, appunto, orribile. Trasformare il loro rapporto in un rapporto dialettico è appunto la funzione, fino a oggi, del marxismo: rapporto dialettico tra la cultura della classe dominante e la cultura della classe dominata. Tale rapporto dialettico non sarebbe dunque più possibile là dove la cultura della classe dominata fosse scomparsa, eliminata, abrogata, come dite voi. Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura. E’ ciò che avete fatto voi in tutti questi anni, specialmente negli ultimi. E siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani, più morti, più infrequentabili. Non avete avuto alcun rispetto umano, nessuna falsa dignità, e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto. Non avete avuto paura né di meretrici né di pubblicani, e neanche – ed è tutto dire – di fascisti.

 

Paragrafo settimo

I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri. Ora, dire alterità è enunciare un concetto quasi illimitato. Nella vostra mitezza e nella vostra intransigenza, voi non avete fatto distinzioni. Vi siete compromessi fino in fondo per ogni alterità possibile. Ma una osservazione va fatta. C’è un’alterità che riguarda la maggioranza e un’alterità che riguarda le minoranze. Il problema che riguarda la distruzione della cultura della classe dominata, come eliminazione di una alterità dialettica e dunque minacciosa, è un problema che riguarda la maggioranza. Il problema del divorzio è un problema che riguarda la maggioranza. Il problema dell’aborto è un problema che riguarda la maggioranza. Infatti gli operai e i contadini, i mariti e le mogli, i padri e le madri costituiscono la maggioranza. A proposito della difesa generica dell’alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell’aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò – e voi lo sapete benissimo – costituisce un grande pericolo. Per voi – e voi sapete benissimo come reagire – ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male.
Cosa voglio dire con questo?
Attraverso l’adozione marxistizzata dei diritti civili da parte degli estremisti – di cui ho parlato nei primi paragrafi di questo mio intervento – i diritti civili sono entrati a far parte non solo della coscienza, ma anche della dinamica di tutta la classe dirigente italiana di fede progressista. Non parlo dei vostri simpatizzanti. Non parlo di coloro che avete raggiunto nei luoghi più lontani e diversi: fatto di cui siete giustamente orgogliosi. Parlo degli intellettuali socialisti, degli intellettuali comunisti, degli intellettuali cattolici di sinistra, degli intellettuali generici, sic et simpliciter: in questa massa di intellettuali – attraverso i vostri successi – la vostra passione irregolare per la libertà, si è codificata, ha acquistato la certezza del conformismo, e addirittura (attraverso un “modello” imitato sempre dai giovani estremisti) del terrorismo e della demagogia.

 

Paragrafo ottavo

So che sto dicendo delle cose gravissime. D’altra parte era inevitabile. Se no cosa sarei venuto a fare qui? Io vi prospetto – in un momento di giusta euforia delle sinistre – quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova trahison des clercs: una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione “creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili”.
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto delle bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera.
Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare.

 

WCENTER 0VITADKBSZ -

L’Egitto alza la testa, anche contro Morsi – intervista a Alaa Al Aswany (Left, Unità 6 luglio 2013)

“Non credo nel nazionalismo, perché se sei convinto di appartenere a un certo tipo di persone incomincerai a pensare di essere migliore degli altri. (…) Perché non riesci a vedermi solo come un essere umano, senza etichette?”.

AltroMe

Presentazione all'Opera House de Il Cairo (maggio 2013) Presentazione all’Opera House de Il Cairo (maggio 2013)

L’Egitto alza la testa, anche contro Morsi – intervista a Alaa Al Aswany (Left, Unità 6 luglio 2013)

Nadi el Sayyarat è un romanzo che si può definire ancora una volta un capolavoro perché abbraccia una visione universale. Una sferzata critica senza precedenti non solo contro il regime di Mubarak, ma anche contro tutti quei soggetti (i militari, la polizia segreta e i FM) che collaborando con i poteri esterni alla nazione, che pensano più al loro interesse particolare che al bene del popolo. È una lettura piacevole quella di Al Assuani, sciolta, veloce, pungente, di natura politica, sociale e sempre mirata a risvegliare qualcosa nel lettore che va al di là delle parole, dei singoli cliché. La prima parte forse può risultare troppo oziosa e prolissa nei dettagli, ma la storia rimane scorrevole, e il lettore si trova sospeso tra gli…

View original post 1.640 altre parole

Hannah Arendt, quella straordinaria pensatrice indipendente

“Controversa era anche la sua posizione circa la democrazia rappresentativa, giacché riteneva che dividere gli umani per branchi – e scusate se sintetizzo banalmente – ciascuno con il proprio “rappresentante”, portasse semplicemente a nuove lotte per la conquista della maggioranza e del potere. […] bisogna fare attenzione a militarizzare le menti, i popoli, l’istruzione, e bisogna fare attenzione all’uso che dei media fa una certa propaganda, ché è uno dei modi attraverso cui un regime realizza autolegittimazione.”

Al di là del Buco

Se Hannah Arendt fosse vissuta e avesse sviluppato il suo discorso sulla “banalità del male” ai tempi dei social network sarebbe stata sicuramente vittima di cyberbullismo e cyberstalking. Ai suoi tempi, ovvero non moltissimi decenni fa, esistevano telefonate e lettere, oppure gli editoriali al vetriolo di persone che l’hanno definita arrogante, traditrice, e via di questo passo. Perché?

Chi ha letto la Arendt come l’ho letta anch’io e dalla sua opera ha tratto insegnamento sicuramente non è rimast@ affatto sorpres@ vedendo il film. Quello che il film dice è cosa nota. C’è lei, raccontata con una meravigliosa destrezza (per quanto ad alcun* il film non sia piaciuto) da quella splendida regista che è Margarethe Von Trotta, bravissima l’attrice interprete nel ruolo della Arendt, Barbara Sukowa, e poi c’è un frammento, certo insufficiente ma importante, di quel suo percorso, ai tempi in cui in Israele si celebrò il processo…

View original post 1.546 altre parole

La femminista di merda

Ringraziando il cielo, esiste questa donna.

Al di là del Buco

205537_415529251847574_1326063218_n

Ero piena di certezze. Vomitavo granitiche convinzioni ed ero ferma nella mia ferrea posizione di soggetto oppresso che meritava un risarcimento, un riconoscimento, comunque una posizione e un destino che mi avrebbero condotto dritta verso un percorso fatto di restituzione, presenza a compensare l’assenza. Io sono e dunque merito ogni cosa.

Mentre mi capitava di scontrarmi con la persona di passaggio, che a prescindere dall’ideologia osava mettere in discussione le mie idee, godevo nell’esercitare il vittimismo immaginando che ogni mio interlocutore critico fosse il mio nemico. Ne sottolineavo le frasi, le parole, i gesti, perfino le battute. Io sono un soggetto oppresso, una vittima, dunque ho il diritto di urlarti addosso tutto il mio disprezzo, di importi proiezioni stereotipate, di istigare odio generalizzato nei tuoi confronti, io perfetta, io che ne ho passate tante, io violentata, io mestruata, io figlia, madre, santa, donna.

View original post 1.038 altre parole

50 Romantic Novels for People Who Hate Romance Novels

50 Romanzi d’amore per persone che odiano i romanzi d’amore; ovvero per noi.

Flavorwire

Here’s the thing: sometimes, you just want to read a good love story. Or at least, something with a little sex, a little passion, a few dramatic swoons. But a romance novel, per se? Nothing so gaudy or slapdash for you! You need real literature. Well, person who I’ve just made up (though I know you’re out there), here’s the answer: a selection of romantic books that will rev your motor (emotional or otherwise) but don’t fall into that taboo category of cheap paper and cheaper storylines. After the jump, 50 romantic novels for people who hate romance novels — a list that could be mightily expanded, if you care to offer your own choices in the comments.

View original post 2.279 altre parole

La società innocente

“Dopo anni e anni a sentirmi dalla parte dei giusti e delle giuste però arriva forte l’esigenza di raccontare la complessità e di come ogni gruppo, a prescindere dalle migliori intenzioni, ha in se’ una componente autoritaria che non tollera il dissenso e finisce per voler imporre la propria idea di giustezza a tutto il mondo. Anzi: più ci si sente innocenti e più si immagina che il mondo debba seguire le nostre idee.”

Al di là del Buco

Tra tante persone incontrate non ce n’è una (o quasi) che mi abbia detto “io no, non sono innocente“. Ho un difetto, una contraddizione, ho fatto una cattiva scelta. Il mondo scorre alla ricerca di questa purezza d’animo, la verginità morale, la mente candida, il cuore nobile, e non c’è un uomo o una donna che riveli un pezzo d’egoismo, un meccanismo perfido, un’intenzione distruttiva. Non c’è uomo o donna che dichiarino di essere semplicemente imperfetti e umani.

La corsa va nella direzione opposta, in Via del Sacro Intento, dove nulla è contestabile e semmai rintracci con chiarezza branchi di persone che accostandosi al martirio di una presunta, sedicente o reale vittima intende così guadagnarsi l’assoluzione da tutti i peccati. Tanti anni sono trascorsi e per quanto intorno a me scorga molte persone che si dicono laiche in realtà il loro modo di agire è quello che porta alla…

View original post 1.245 altre parole