Ep.#04 – Proust e la zia Léonie

Proust#04

“…portai alle labbra un cucchiaino di tè dove avevo lasciato ammorbidire un pezzetto di madeleine. Ma nell’istante stesso in cui il sorso di tè, frammisto a briciole di dolce, toccò il mio palato, trasalii, attento a qualcosa di straordinario che mi stava accadendo. Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato, senza ne sapessi la ragione. Mi aveva reso immediatamente indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi guasti, illusoria la sua brevità, allo stesso modo in cui agisce l’amore, riempiendomi di un’essenza preziosa: o piuttosto quell’essenza non era in me, era me stesso.”

Dalla parte di Swann

 

Marcel oramai adulto un giorno, al rientro da una passeggiata, prende una tazza di tè e vi ci immerge un pezzetto di madeleine. E questa è la sua descrizione di quel che provò, al seguito della quale inizia a chiedersi che cosa significhi e da dove provenga quella sua sensazione; certo doveva avere a che fare con lui e non con il tè, dal momento che più lo assaggiava e più la sensazione si affievoliva. Alla fine Marcel riesce a ricordare e scopre che la madeleine era il biscotto che sua zia Léonie gli offriva, dopo averlo inzuppato nel tè, da piccolo, a Combray. E Marcel dalla tazza di tè riesce a tirar fuori più vivi che mai, la vecchia casa grigia di Combray, la stanza da letto della zia, il giardino, la città, la piazza e i sentieri di campagna, ma soprattutto le persone che quei luoghi abitavano.

 

“…così ora tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di M. Swann, le ninfee della Vivonne e la brava gente del paese, le loro piccole case, la chiesa e tutta Combray e suoi dintorni, tutto questo che va prendendo forma e consistenza, è uscito, città e giardini dalla mia tazza di tè.”

Dalla parte di Swann

 

E dalla prossima settimana inizieremo a conoscere tutti i personaggi che vivono nella memoria di Marcel, grazie a quel biscotto che la zia Léonie gli offriva nei periodi in cui, insieme alla sua famiglia, era ospite da lei a Combray, periodi che Proust identifica con la propria infanzia e dipinge come i migliori di sempre.

 

“Ma quando di un antico passato non sussiste niente, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a reggere, senza piegarsi, sulla loro gocciolina quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo.”

Dalla parte di Swann

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