Ep. #06 – Proust e la nonna

Proust#06

 

“Senza troppo sapere perché, la nonna trovava nel campanile (di Saint-Hilaire, N.d.R.) quell’assenza di volgarità, di pretesa, di meschinità che le faceva amare e credere ricche di benefica influenza le opere del genio e la natura quando la mano dell’uomo non l’aveva svilita. Io credo soprattutto che, confusamente, la nonna trovasse nel campanile di Combray ciò che per lei era la cosa più preziosa al mondo, l’aria naturale e distinta.”

Dalla parte di Swann

 

Quando dico che il personaggio della Recherche in cui mi rispecchio maggiormente è la nonna di Proust, le mie amiche mi prendono sempre molto in giro, eppure è così. La nonna di Marcel, infatti, viveva dei suoi libri e in particolare degli scritti della sua autrice preferita Madame de Sévigné e, dice Proust, aveva l’abitudine di non parlare mai delle cose che amava con persone che, già sapeva, non avrebbero potuto capirle.

 

“Ed aggiunse ancora, con scrupolo, questa frase della ‘sua’ marchesa, Madame de Sévigné: “Ascoltandoli pensavo che mi preparassero le delizie di un addio”. Ecco le parole che mi disse e in cui aveva messo tutta la sua finezza, il suo gusto per le citazioni, la memoria dei classici(…)”

I Guermantes

 

La nonna di Proust era l’essere a cui Marcel era più legato, fatta eccezione per la madre, e anche l’essere che più era stato in grado di trasmettergli una certa grazia, in un mondo di persone che si occupavano unicamente di costruirsi un degno profilo nei salotti della buona società.

 

“L’ambizione mondana era un sentimento che la nonna era così incapace di provare e quasi di capire, che le pareva perfettamente inutile metterci tanta foga a condannarlo.”

Dalla parte di Swann

 

E la morte della nonna rappresenta per Proust il suo primo vero incontro con la morte, che lui realizza un pomeriggio mentre stanno passeggiando agli Champs-Elysées; la nonna infatti si sente male e da quel momento la sua situazione andrà peggiorando fino, appunto, alla morte. Ma il ritratto bello e delicato che ci regala Proust è quello di una ragazza.

“La nonna era morta. Qualche ora più tardi, Françoise poté per l’ultima volta, e senza farla soffrire, pettinare quei bei capelli che erano soltanto ingrigiti ed erano sembrati fino a quel momento meno invecchiati di lei. Ma adesso, al contrario eran la sola cosa che imponeva la corona della vecchiaia al suo viso ridivenuto giovane, dal quale erano sparite le rughe, le contrazioni, i rigonfiamenti, le tensioni, i cedimenti che in tanti anni le aveva aggiunto la sofferenza. Come ai tempi lontani in cui i suoi genitori le avevano scelto uno sposo, ora i suoi lineamenti erano delicatamente segnati dalla purezza e dalla sottomissione, le guance illuminate da una casta speranza, d’un sogno di felicità, addirittura da un’innocente gaiezza che gli anni avevano a poco a poco distrutto. La vita ritirandosi trascinava via le delusioni della vita. Un sorriso sembrava posato sulle labbra della nonna. La morte, come uno scultore del Medio Evo, l’aveva adagiata sul suo letto con l’aspetto di una ragazza.”

I Guermantes

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