P.P.P. Pensieri Parole Professioni

Post di: Lucia Senesi

 

Da martedì 14 aprile, al Teatro Ambra alla Garbatella, saranno in mostra alcuni miei scatti (insieme a quelli di colleghi molto più bravi di me). Passate a trovarci, suvvia.

 

mostra

La donna in preda al proprio io – Simone de Beauvoir

Scritto da: Lucia Senesi

 

 

“(…) uno dei difetti che pesano su molte scrittrici, è una compiacenza nei propri confronti che nuoce alla loro sincerità, le limita e le sminuisce. Molte donne imbevute del sentimento della propria superiorità non sono però capaci di manifestarla di fronte al mondo; la loro ambizione sarà allora di servirsi come interprete di un uomo, che convinceranno dei loro meriti; non mirano attraverso liberi progetti a valori singolari; vogliono annettere al loro io valori già dati; si volgeranno perciò verso coloro che possiedono influenza e gloria, nella speranza – facendosi muse, ispiratrici, egerie – di identificarsi con essi.

In realtà questo delirio si muta facilmente in un delirio di persecuzione. (…) se ha la prova evidente di non essere adorata, pensa subito di essere odiata. Tutte le critiche, le attribuisce alla gelosia, alla rabbia. Le sue sconfitte sono il risultato di nere macchinazioni: e rafforzano in lei l’idea di essere importante. Scivola facilmente nella megalomania o nella mania di persecuzione, che ne è l’aspetto inverso: centro del suo universo, e non conoscendo altro universo oltre il suo, si sente il centro assoluto del mondo. Questo spiega perché [la donna in preda al proprio io], occupata com’è a contemplarsi, riesca così male a giudicarsi e cada così facilmente nel ridicolo. Essa non ascolta, parla, e quando parla recita la sua parte. Si guarda troppo per vedere qualcosa: degli altri capisce solo quello in cui si riconosce; quel che non può assimilare al suo caso, alla sua storia, le rimane estraneo. I suoi ricordi si fissano, il suo atteggiamento è stereotipato, ripete parole e mimiche che un po’ alla volta si sono vuotate di ogni contenuto: da ciò deriva l’impressione di povertà che danno tanti “diari intimi” o “autobiografie femminili”; del tutto occupata ad adulare se stessa, la donna che non fa niente non diventa niente e adora un niente. La sua disgrazia è che, malgrado tutta la sua malafede, è a conoscenza di questo nulla. A onta della sua superficiale arroganza, la narcisista sa di essere minacciata; la sua vanità non è mai appagata; più invecchia, più cerca con ansia elogi e successo, più teme complotti intorno a sé; sconvolta, tormentata, si immerge nel buio della malafede e finisce spesso per creare intorno a sé un delirio paranoico. Per lei è particolarmente appropriato il detto: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà”.”

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso

Tetro entusiasmo – Pier Paolo Pasolini

Scritto da: Lucia Senesi

 

“Bisogna condannare
severamente chi
creda nei buoni sentimenti
e nell’innocenza.

Bisogna condannare
altrettanto severamente chi
ami il sottoproletariato
privo di coscienza di classe.

Bisogna condannare
con la massima severità
chi ascolti in sé e esprima
i sentimenti oscuri e scandalosi.

Queste parole di condanna
hanno cominciato a risuonare
nel cuore degli Anni Cinquanta
e hanno continuato fino a oggi.

Frattanto l’innocenza,
che effettivamente c’era,
ha cominciato a perdersi
in corruzioni, abiure e nevrosi.

Frattanto il sottoproletariato,
che effettivamente esisteva,
ha finito col diventare
una riserva della piccola borghesia.

Frattanto i sentimenti
ch’erano per loro natura oscuri
sono stati investiti
nel rimpianto delle occasioni perdute.

Naturalmente, chi condannava
non si è accorto di tutto ciò:
egli continua a ridere dell’innocenza,
a disinteressarsi del sottoproletariato

e a dichiarare i sentimenti reazionari.
Continua a andare da casa
all’ufficio, dall’ufficio a casa,
oppure a insegnare letteratura:

è felice del progressismo
che gli fa sembrare sacrosanto
il dover insegnare al domestici
l’alfabeto delle scuole borghesi.

È felice del laicismo
per cui è più che naturale
che i poveri abbiano casa
macchina e tutto il resto.

È felice della razionalità
che gli fa praticare un antifascismo
gratificante ed eletto,
e soprattutto molto popolare.

Che tutto questo sia banale
non gli passa neanche per la testa:
infatti, che sia così o che non sia così,
a lui non viene in tasca niente.

Parla, qui, un misero e impotente Socrate
che sa pensare e non filosofare,
il quale ha tuttavia l’orgoglio
non solo d’essere intenditore

(il più esposto e negletto)
dei cambiamenti storici, ma anche
di esserne direttamente
e disperatamente interessato.”

 

Pier Paolo Pasolini, Versi sottili come righe di pioggia

Il passo paziente del montanaro – Pietro Nenni

Scritto da: Lucia Senesi

 

“Noi abbiamo bisogno di tornare alla semplicità dell’essere e del dire, alla coscienza dei limiti del nostro destino, al gusto delle cose modeste, ben fatte, all’armonia del pensiero con l’azione. Noi abbiamo bisogno di radicalmente guarirci dai due estremi della superstizione dello Stato e della adorazione dell’ “io” demiurgico. Noi dobbiamo uccidere in noi quel sensualismo di potenza che con Crispi prima, con Mussolini poi ci ha tratti sulle orme dell’impero e ci ha lasciati con le ossa rotte e la bocca amara, avendo dissipato in pochi anni il lavoro di decenni. Noi dobbiamo ritrovare la fiducia in noi stessi, nella nostra virtù di operai di contadini di intellettuali che fanno ciò che dicono e dicono ciò che fanno – e questa fiducia non la ritroveremo per la taumaturgia di un verbo che scende dall’alto, ma stimolando le energie dal basso e favorendo tutte le esperienze di autogoverno, dalla fabbrica al comune alla scuola ai pubblici uffici.
La via è certamente lunga e accidentata, ma occorrerà percorrerla fino in fondo, senza bersaglieresche penne al vento, ma col passo paziente del montanaro”.

Pietro Nenni – “Avanti!”, 5-6 giugno 1944

Liberi di non essere – Vergine giurata, Laura Bispuri

Testo di: Lucia Senesi

 

 

“Schindler racconta che Beethoven ricopiò tre antiche iscrizioni egizie e le tenne incorniciate e montate sotto vetro sulla sua scrivania. Le prime due dicevano:

IO SONO CIO’ CHE E’.

IO SONO TUTTO CIO’ CHE E’, CHE E’ STATO E CHE SARA’.

NESSUN MORTALE HA SOLLEVATO IL MIO VELO.

E la terza:

EGLI E’ SOLO, ED E’ A QUESTO ESSER SOLO

CHE OGNI COSA DEVE

LA PROPRIA ESISTENZA.

Non è possibile sapere con esattezza quale significato avessero per Beethoven queste iscrizioni (…) le prime due erano state ritrovate su monumenti delle madri egizie. In queste iscrizioni di carattere matriarcale, ogni dea afferma di poter concepire e generare senza l’intervento dell’uomo. La terza iscrizione deriva da un rito iniziatico egizio, diffuso ad uno stadio di sviluppo patriarcale più tardo, e contiene esattamente la stessa affermazione negando però ora la necessità che la donna partecipi all’atto della generazione. Queste iscrizioni, l’una matriarcale, l’altra patriarcale, inconciliabili l’una con l’altra, rimasero sotto il vetro della scrivania di Beethoven durante tutta l’ultima parte della sua vita, a significare simbolicamente il ritiro del Maestro in un’inespugnabile autosufficienza, un’autosufficienza che aveva prevalso alla fine sul suo desiderio di amore.”

Maynard Solomon, Beethoven

 

Che fatica essere liberi! Che fatica dissentire, ribellarsi, cercare se stessi. Perché in ogni uomo, e in questo caso in ogni donna, la tendenza a conservare il legame con le proprie radici si scontra e convive con quella a rinnovarsi, a rinascere, a cercare nuove forme per trovare infine la tua forma, quella vera, la tua individualità offesa dal mondo e dalle sue costrizioni sociali. Non importa se questo mondo sia quello primordiale contadino dove tutto è regolato dalla legge del più forte, oppure il nostro, il cosiddetto sviluppato, dove libertà è oramai diventato sinonimo di licenza (per non dire di obbligo). L’essere offeso è deciso a liberarsi.

Ma questo processo di liberazione è lungo, a tratti assurdo, prevede gesti e prese di posizione ai confini del masochismo, prende i connotati della sfida aperta. “Adesso vi faccio vedere io!”, pensa il soggetto offeso. E invece non è capace di far vedere proprio niente, eccetto la sua impotenza di fronte al mondo e alla vita.

Laura Bispuri mette in scena l’isolamento di un essere in rivolta. Un essere cocciutamente deciso ad ottenere la propria libertà, abbia la forma che abbia. Per questo è disposto a rinunciare a tutto: alle relazioni, agli affetti, alla sessualità. In una parola, alla vita. Questo essere in lotta con il mondo sceglie di confinarsi fra le montagne, e s’inventa un personaggio che crede faccia al caso suo. Peccato che un personaggio non sia una persona, e se sei intelligente e hai abbastanza forza, alla fine lo capisci, alla fine capisci che devi rimetterti in gioco, che l’unico modo che hai per farlo è quello di tornare nel mondo.

Ricordate Padre, padrone? In quel caso c’era poco da discutere; quei padri pensavano: “non ci sono soldi, e tu non puoi andare a scuola. Sei il mio figlio maschio e farai il pastore, vivrai con il gregge, e se la cosa non ti piace te la farò piacere a suon di frustate.” Il personaggio di Alba Rohrwacher invece è mosso da uno spirito diverso, che ragiona così: “Voi pensate di potermi dire quello che posso o non posso fare solo perché sono una donna. E io mi trasformo in un uomo!” Ma la libertà è qualcosa di molto sottile, e non si poggia sugli aut aut. Piuttosto si conquista con l’esperienza, senza aver paura di sbagliare; quelli con i passati perfetti non hanno nulla di cui vergognarsi, è vero, ma non hanno nemmeno nulla per cui gioire. Ripiegati nella loro fierezza non vedono nulla all’infuori di sé. Gli esseri in lotta, invece, ripercorrono continuamente la gamma dei loro errori e da quelli traggono insegnamento. Per questo a loro è dato di reinventarsi: accettando il proprio passato, essi traggono la forza necessaria per poter andare avanti.

Vergine giurata è un film che fa riflettere sul valore della libertà. Non necessariamente di quella femminile.

 

– “Una volta mi hanno detto che siamo più libere di quanto pensiamo”

– “Libere di che”?

– “Libere di non essere per forza qualcosa”

 

Vergine giurata

 

I rivoluzionari (quelli veri). – Vol. II

Post di: Lucia Senesi

 

Ospito molto volentieri questa comunicazione dei ragazzi del Cinema America Occupato. Fossero tutti così, il mondo sarebbe salvo.

 

“La celere e la Digos questa mattina hanno fatto incursione nel condominio che ci ha ospitato per salire e scendere dal tetto. Cosa hanno trovato? le terrazze pulite e le scale del palazzo bagnate dal nostro mocio, la nostra gentile protesta era già finita da qualche ora poverini. Chiacchierando ci hanno confidato di essere stati sollecitati e chiamati dal Sindaco Ignazio Marino al fine di “sgomberarci dal tetto immediatamente”, ancora più paradossale è stato il loro supporto alla nostra esperienza ed il loro sgomento nel sapere che il Sindaco non ci avesse ancora assegnato uno spazio, sottolineando come anche a loro risultasse l’unica cosa da fare.
La nostra risposta ai gendarmi invece è stata chiara e coincisa: “Benissimo, ma noi avevamo passato il mocio e voi avete lasciato le pedate, Sindaco o non Sindaco ora tocca a voi ripulire le scale”
Ci si vede al prossimo tetto di uno dei 42 cinema dismessi!”

 

Cinema America Occupato

Come scrivo (non sono sparita)

Post di: Lucia Senesi

 

Non vi sto snobbando; sono semplicemente al Quirinale con Pertini. Ogni tanto mi domandate come nascono le cose che scrivo. Direi, essenzialmente, così:

 

pertini-archivi1

Pertini-archivi        Il secondo sesso - appunti

Tutta colpa di Kubrick - studio        fondazione Nenni

 

Capire la vita – Oriana Fallaci

Scritto da: Lucia Senesi

 

” “Sei ancora arrabbiata con me?” chiese l’amico mentre correvamo lungo l’autostrada che da Burke riconduce a Washington DC.

“No” risposi girando tra le dita il pacchetto di Gauloises.

“Tornerai dunque a intervistare la Storia e il Potere?” aggiunse con l’aria di chi ha portato a termine una missione che gli premeva molto.

“Sì” risposi aprendo il pacchetto e accendendo una Gauloise.

“Sai, in fondo intervistare la Storia e il Potere è come intervistare la Vita” continuò con l’aria di volersi accertare che aveva proprio vinto.

“Questo lo so” risposi. “Quello che non so è che cosa ne verrà fuori, stavolta.”

“Perché?” chiese l’amico.

“Perché ormai l’ho capita, la vita, e sono una persona lacerata dai dubbi che vengono a capirla. Non è consolante capire la vita, anzi è terrificante. Significa perdere riferimenti cui ci si appoggiava prima capirla: il bene e il male, il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto. Quando la vita era mistero, quindi ricerca, quei riferimenti costituivan certezze che permettevano di prendere una strada senza esitare, ed esprimer giudizi precisi. Quando invece t’accorgi che il bene e il male sono punti di vista come il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, ogni strada t’appare incerta e ogni giudizio arbitrario. Ti senti sicuro solo dei tuoi dubbi, e della tua solitudine. Non vorrei essere uscita da un tunnel per entrare in un altro tunnel più lungo e più buio.”

Non mi rendevo conto, quella notte in Virginia, d’aver toccato l’unica verità.”

 

Oriana Fallaci, Intervista con il potere

Sul debito pubblico – Nenni e il “centro-sinistro”

Scritto da: Lucia Senesi

 

“L’idea di uno sciopero generale contro il Governo, di cui era vice-presidente (Nenni, N.d.R.), lo sconvolgeva. A Palazzo Chigi riceveva tutti i giorni delegazioni di ferrovieri, sanitari, maestri; e rispondeva a tutti per iscritto. Naturalmente capiva che le campagne dei sindacati contro il “centro-sinistro” (lui lo chiamava così) erano biecamente strumentali: ma ci stava male e i comunisti c’inzuppavano la brioche.

“Ma mandali a……., quelli della Triplice” gli dicevo io: e lui mi guardava con paterna riprovazione. “E’ vero” consentiva, “è vero che la miseria in Italia non c’è più. O almeno la povertà come l’abbiamo conosciuta noi, la vera e propria fame. E sai perché? Perché ora i vecchi hanno tutti una pensione, bene o male, e perché adesso gli abbiamo dato la sanità gratuita”. “E perché c’è la piena occupazione”, aggiungevo io. Allora perché c…. scioperano, per farci dispetto?” Effettivamente, se paragoniamo l’Italia degli ultimi anni di Nenni (i ’60 e ’70) con quella di oggi, del “centro-sinistro” di allora col “centro-sinistra” di oggi, c’è da prendersi un colpo: almeno, quanto al cosiddetto “sociale”.

Non c’era più un disoccupato; non c’era più un mendicante che chiedesse l’elemosina per strada; non c’era più una baracca alla periferia di Roma o di Milano e nemmeno di Napoli; i cassetti degli italiani straripavano di medicinali; gli ospedali e le scuole erano gratuiti; non c’era una famiglia che non avesse un paio di pensioni di vecchiaia o d’invalidità. Nel 1970, al Ministero del Tesoro, Ferrari, Aggradi, Stammati ed io piangevamo perché il debito pubblico era arrivato all’astronomica cifra di L. 25mila miliardi, non di due milioni e mezzo (come ora) di miliardi: “Con che faccia presenteremo il Bilancio?”. E Nenni mi rimbrottava strillando: “Mille miliardi della Federconsorzi! Cento cinquanta milioni al giorno d’interessi! Ladri, spiegami tu com’hanno fatto!” E ciononostante, e forse a causa di tutto ciò, ci fu il ’68, la fiera dell’idiozia.”

Venerio Cattani, Nenni: una vita per la democrazia e per il socialismo

SE NON CI FOSSE IL PAPA!

“Che cosa ha a che fare con il socialismo il PD, in particolare quello renziano? Assolutamente nulla. “

il blog

TAMBURRANO-GIUSEPPE TAMBURRANO-

C’è una sinistra in Italia? A rigore dovremmo dire “si” perché se i socialisti sono sostanzialmente spariti, ci sono gli eredi del PCI. Ma nella realtà il PD è l’erede del PCI? Una persona malevola potrebbe rispondere di si: è stata la campagna di Berlusconi, ma non lo è più: il patto del Nazareno lo dimostra clamorosamente.

Ma se non è più “comunista”, nello spettro politico il PD dove si colloca? Con Renzi “in ogni luogo”: è – come fu la DC – partito catch all, pigliatutto.

Ma cos’è la sinistra? In pochissime parole, con la frase del Manifesto di Marx ed Engels, è una società nella quale la giustizia sociale per tutti coincide con la libertà di ciascuno: si rende tutti ugualmente liberi abolendo, prima di tutto, il capitalismo. Abolizione che è solo il presupposto perché – come il comunismo realizzato ha dimostrato – vi può essere…

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Fashion Feminism: perché una precaria deve applaudire una donna ricca?

“Farei parte anche di una specie di collettivo che si occupa di questioni di genere. Le poche volte che riusciamo ad incontrarci, incasinate come siamo tutte quante, si nota che quelle più disponibili sono le stesse che non devono faticare per campare. Studiano, dormono, escono, i genitori pagano tutto e quindi hanno anche il tempo di dedicarsi all’attivismo. Così succede che a discutere in nome di tutte, già dal principio delle esperienze movimentiste, sono sempre quelle che hanno soldi e tempo. Avevo detto che sarebbe stato bello discutere di precarietà ma è arrivata una signora tal dei tali, ben vestita, di quelle che vanno spargendo il verbo femminista nei luoghi di reclutamento giovani, e ha detto che abbiamo l’emergenza quote rosa.”

Al di là del Buco

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Mi sveglio. In casa già qualcuno urla per un turno al cesso. Siamo in quattro e stiamo in tre stanze appena. Io dormo in un lettino a scomparsa, lo stesso in cui dormivo quando ero una bambina. Devo correre per il mio turno all’ipermercato. Concedono un part time per uno stipendio da fame. Devo riempire gli scaffali e posizionare bene i prezzi dei prodotti. Accompagno scatole strapiene di ogni cosa da un punto all’altro di quell’enorme bottega. Se faccio la brava e mi accontento è possibile che mi chiamino anche per le prossime feste. Contratto a scadenza fissa, stagionale, e poi vaffanculo allo stipendio, per piccino che tu sia, ti vorrei nella tasca mia.

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Best Foreign Language 2015

Post di: Lucia Senesi

 

“We made a film about the need for silence, withdrawal from the world and contemplation, and here we are at this happy center of noise and attention.”

Paweł Pawlikowski

Ida-Oscar

Moralismo e letteratura: le femministe contro Soumission di Houllebecq

In questo pezzo parlo di un certo moralismo femminista applicato ad arte e letteratura.

Al di là del Buco

SottomissioneCopertinadiLucia Senesi

Un lettore sano se n’infischia del giudizio del critico.

Walter Benjamin, Novità sui fiori

Bocciato Soumission di Michel Houellebecq. Le femministe hanno parlato. Fra i tanti articoli che mi è capitato di leggere, mi ha particolarmente colpito questo di Ida Dominijanni. Proverò a spiegare perché, dal mio punto di vista, questo approccio all’arte e agli artisti dimostra poca ampiezza di vedute.

Partendo dal presupposto che non ho letto Soumission, né alcuna opera di Houllebecq, e che quando interrogo i parigini sul tema alzano un sopracciglio o arricciano le labbra in un modo che può significare soltanto: “no cara, guarda, non è uno scrittore”, o ancora “la letteratura è un’altra cosa”, si può capire subito che da parte mia non c’è interesse alcuno a difendere il personaggio.

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