Resistenza

Il 25 aprile oltre la retorica

Scritto da: Lucia Senesi

 

“Quando arrivò l’Agnese per rimanere con noi, e ci riconoscemmo e parlammo insieme perché era un giorno calmo, non crediate che ci si dicesse frasi eroiche. Nessuno nella guerra partigiana diceva mai frasi eroiche, neppure quando stava per morire. Tutt’al più gridava: “Viva i partigiani!” o cantava “Bandiera rossa” e questo è già molto per uno che sta per morire. Ma spesso cadeva in silenzio col rumore dei mitra che spengono tutte le parole.

Così era il clima di allora nella vita partigiana, antiretorico, antidrammatico, casalingo e domestico anche se eravamo alla macchia e la morte girava lì intorno, si nascondeva nello scialle dell’Agnese, negli scarponi dei barcaioli o nei capelli del mio bambino.”

Renata Viganò

Resistete contro gli impazienti – Sandro Pertini

Scritto da: Lucia Senesi

 

Pertini a Pietro Nenni e Giuseppe Saragat:

 

Avanti

 

“[Milano], 16 febbraio 1945

Pietro e Giuseppe carissimi,

due righe in tutta fretta, ché fra un’ora parte un corriere per costì. Non mi è possibile venire a R[oma]. E’ necessaria la mia presenza qui, ove la lotta si fa ogni giorno più dura. Bisogna tenere pronto il nostro p[artito], facendo in modo che rimanga in prima linea. (…)

Abbiamo ricevuto alcuni numeri del nostro Avanti!. Bene. Bravo Pietro. Per quanto concerne la proposta fusione con i cugini (comunisti, N.d.R.) vi invitiamo a non precipitare. I cugini, a nostro avviso, oggi si dimostrano tanto entusiasti per la fusione con noi soprattutto per due ragioni: a) perché adesso sono persuasi che noi stiamo diventando un forte partito della classe operaia; b) perché sanno che il loro partito – legato alla politica dell’URSS – è costretto, e maggiormente sarà costretto domani, a fare una politica impopolare e quindi non vogliono che nel settore operaio vi sia un partito che a questa politica si opponga, rendendo più profondo il malcontento, che nelle masse lavoratrici è oggi già diffuso, e beneficiando di questo malcontento.

Comunque è a Milano liberata che la questione della fusione dovrà e potrà essere posta. Badate di non metterci dinanzi al fatto compiuto. Creereste una grave crisi.

Non potete non sentire il nostro parere, in proposito. Resistete contro gli impazienti. Errore, poi, sarebbe togliere a Pietro la Segreteria per le ragioni da me dette a Napoli. Pietro deve continuare a essere il S[egretario] Gen[erale]. Almeno sino a Milano liberata. Sentiamo che il nostro partito potrà diventare un “grande partito”. Vi sono tutte le premesse per questo. Ma se voi stanchi preoccupati per le molte difficoltà doveste abbandonare la posizione attuale, queste premesse di colpo verrebbero annullate e il partito, denunciando ancora una volta la sua incapacità di fare una politica decisa e coraggiosa e di non sapere marciare se non a fianco del P.C., si porrebbe in una evidente posizione d’inferiorità, perdendo tutto il consenso che ha oggi in mezzo alle masse lavoratrici. Ancora una volta noi appariremmo gli stessi… socialisti sempre indecisi e perplessi. Tenete duro, per dio, e avremo ragione. A Roma con la vostra coraggiosa decisione voi avete create le condizioni per dar vita ad un grande Partito socialista. Potenziamo questo nostro partito – nel quale oggi più che mai credo – e non affrettiamo una fusione, che si risolverebbe in un assorbimento del nostro p[artito] nel p[artito] comunista. Noi vogliamo dar vita a un unico partito del proletariato, non vogliamo ingrossare il P.C. Riflettete seriamente su questo.

Vedremo di mandarvi al più presto un nostro rappresentante. Ricordatemi a tutti. Saluti a Marcella, a Luisa ed a Orlandina. A voi, amici miei, saluti fraterni.

Sandro”